Nelle teche RAI[1] ho potuto rivedere un discorso di Alcide De Gasperi. Mi ha colpito per quanto era bello, profondo e comprensibile. Non credo di mancare di rispetto a nessuno, se dico che da allora, non abbiamo avuto più modo di ascoltare interventi politici altrettanto belli. Quello che De Gasperi comunicava con le sue parole e con la sua vita, è stato un esempio mai più raggiunto nei tempi successivi. La differenza con chi si occupa di politica oggi, è molto marcata. De Gasperi era un vero statista, un uomo di grande cultura e preparazione, un patriota, un vero servitore dello Stato. Oggi penso che di uomini e donne come lui ve ne siano molti in Italia. Nessuno di essi, probabilmente si occupa con successo di politica. Mentre il filmato del 1946 scorreva, rimanevo incantato ad ascoltare l’allora Primo Ministro parlare con quel tono vagamente enfatico che si usava allora. Mi hanno rapito il contenuto, la forza, e la coerenza che c’erano dietro alle sue parole.Oggi purtroppo sopporto a stento gli interventi dei nostri politici, immancabilmente riportati dai telegiornali. Ho sempre l’impressione che la parte più in risalto dei notiziari televisivi, sia proprio la politica. Se non accade qualche cosa di importante, i telegiornali si aprono con una successione degli interventi dei politici. Tutti, a turno, devono fare la loro comparsa. Non serve neppure che ci sia una polemica in corso. L’occasione può essere un’inaugurazione, un convegno, una presentazione. Comunque sia, il parere dei nostri parlamentari ci giunge ogni mattina, pomeriggio e soprattutto sera, senza risparmiare praticamente nessuna edizione. Telegiornali e trasmissioni di informazione ed intrattenimento, sono un palcoscenico molto ambito da chi vuole apparire. I direttori ed i loro giornalisti evidentemente non sono in condizione di rifiutare tanta generosa partecipazione.
Trasmissioni come Omnibus, su La7, od il caffè di Corradino Mineo, di RaiNews24, trasmesso la mattina su Rai3, hanno una decisa prevalenza tra gli ospiti, proprio di politici. Parlo non a caso di due trasmissioni che mi piaccio molto, ed a cui non saprei fare alcuna critica. Nel caso della seconda, l’emittente elenca le diverse puntate su internet, ricordando anche il nome degli ospiti. Mi sembra un bell’esempio di trasparenza e di chiarezza, che molte altre trasmissioni dovrebbero imitare. Per questo motivo, sono riuscito a fare una ricostruzione su ben sessantaquattro puntate, trasmesse dal primo luglio al diciassette ottobre 2008. Per ciascuna puntata ho trovato gli ospiti, rintracciandone l’origine, politica o meno. Quindi ho fatto una tabella, riassunta nel grafico che potete vedere qui sotto.
Come si vede, la presenza di ospiti non politici, come potrebbero essere giornalisti, esperti tecnici, personaggi della cultura o della scienza, rappresenta solo il ventotto per cento del numero degli ospiti. Pur riconoscendo che il direttore Mineo è davvero un intelligente ed equilibrato moderatore, e che probabilmente la politica sia l’argomento principe della trasmissione, il settantadue per cento di presenza di politici sembra veramente tanto. Se si parla di politica, forse ci si scorda che i soggetti non sono solo i rappresentanti dei partiti, ma anche i cittadini amministrati, le associazioni e le categorie per cui si fanno le leggi, gli esperti dei settori di cui si interessa la politica, gli storici, gli analisti. Dare spazio a questo tipo di persone renderebbe più profonda la riflessione sui contenuti della politica, portando la gente a ragionare sui fatti esposti.
Spesso però anche i telegiornali diventano, su questo fronte, una raccolta di diversi pareri, senza che vi sia una buona razione di fatti. A fronte di un evento politico, ci si aspetterebbe un’ampia ed imparziale rappresentazione degli avvenimenti, alla quale far seguire al massimo i pareri degli interessati. Mancando la prima parte, le cose che accadono ci vengono direttamente presentate dalle dichiarazioni dei politici. Il giudizio degli spettatori si basa quindi sull’adesione quasi sempre scontata alla versione fornita dai rappresentanti la propria fede politica. I giornalisti non si sbilanciano, e nel contempo guadagnano la gratitudine dei rappresentanti dei partiti. Oltre che nei notiziari, la presenza dei politici è alta soprattutto nelle trasmissioni di approfondimento. Ve ne sono alcune fortemente incentrate sulla politica, come Matrix, Porta a Porta, Ballarò, Annozero, Omnibus, L’Infedele, Otto e mezzo. Oltre a queste, altre trasmissioni di intrattenimento usano con successo le apparizioni in video dei politici per fare ascolti, come Striscia la Notizia o Le Iene.
Restando ai notiziari televisivi, si può cercare di calcolare la presenza della politica e dei politici. Per questo ci si può avvalere dei dati che la AGICOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), dovrebbe raccogliere per assolvere ai suoi compiti di controllo del pluralismo sociale, politico, ed economico, nel settore della radiotelevisione. Questi dati sono disponibili, inspiegabilmente, solo fino a settembre 2008. Da allora non c’è stata più nessuna relazione in merito. Ho quindi utilizzato il rapporto “Pluralismo politico in televisione 1–30 settembre 2008”, scaricabile dal sito dell’autorità, evidenziando i tempi di presenza della politica nei telegiornali delle fasce orarie 12-14 e 19-21. I telegiornali in questione sono quelli delle tre reti RAI, delle tre Mediaset e di La7. Le tabelle AGICOM distinguono il tempo di parola del soggetto politico od istituzionale, quello di notizia, e la somma dei due, detta tempo di antenna. Per soggetto politico, si intende chi parla in rappresentanza di partiti o formazioni politiche, mentre per soggetto istituzionale, un rappresentante delle istituzioni, sia pure chiaramente un politico. Un intervento del presidente Fini, ad esempio, è conteggiato nel tempo istituzionale, a meno che non parli a nome del suo partito. Usando le guide tv, ho poi ricavato la durata complessiva dei telegiornali in questione. Questo dato potrebbe essere leggermente sovrastimato.
Il risultato è esposto nella tabella seguente.

Emerge che i rappresentanti dei partiti e delle istituzioni parlano nei principali telegiornali per il 4,8% del tempo, ossia per quasi undici, su duecentoventitre, ore di trasmissione al mese. Complessivamente l’informazione politica che si aggiunge alle parole dei politici, impegna un ulteriore 6,6% del tempo. Oltre l’undici per cento del tempo, della nostra informazione delle fasce di maggior ascolto, è diviso quasi a metà tra l’informazione istituzionale e politica, e le dichiarazioni dei politici.
Invece dei telegiornali principali, si può calcolare la durata complessiva di tutti quanti quelli trasmessi nel mese di settembre 2008. Si ottiene una valore che oscilla tra le cinquecentoottantotto e le cinquecentonovantacinque ore. L’incertezza del dato è legata alla difficoltà di ricostruire tutti gli orari a partire dalle guide tv. Ammettendo di aver fatto un errore pari ad un’ora in più od in meno, per ciascuna giornata ed emittente, la presenza in parola, notizia, o tempo di antenna, dei politici è la seguente:
Parrebbe una percentuale molto piccola. Certamente questi dati sembrano in disaccordo con la percezione di una vera occupazione dei telegiornali da parte dei politici, che accomuna molti italiani. Può esserci più di una spiegazione per questo fenomeno. Ad esempio il fatto che la politica sia quasi sempre il pezzo di apertura dei TG, rende questo tipo di argomento maggiormente evidente. Inoltre il fatto che nelle parti finali di telegiornali si trattano spesso argomenti leggeri e di costume, può far si che molte persone non li seguano fino alla fine. In tal caso il telegiornale visto, sarebbe sensibilmente più corto di quello trasmesso, e la percezione del peso percentuale della parte politica, aumenterebbe. Infine, più per completezza che per convinzione, si può dire che le statistiche siano sbagliate e diano una misura ridotta della presenza dei politici in tv.
Certamente, legandomi idealmente alle considerazioni con cui ho aperto questo capitolo, la bassa qualità degli interventi dei nostri attuali politici, spesso intrisi di polemica e vuoti di contenuti, ce li fa percepire come più pesanti, anche in durata, di quanto non siano in realtà. Il telegiornale, per molti, è una vetrina dove fare uno spot personale, quando arriva il proprio turno. La pubblicità, si sa, stufa e sembra non finire mai. Ma se tornasse a parlare ancora, qualcuno come De Gasperi, il suo discorso ci sembrerebbe sempre troppo breve. Il tempo, come tutto, è relativo.
[1] Le teche RAI sono spezzoni di trasmissioni del passato, disponibili per la visione su internet.

Coerente anche il dato sulle caratteristiche del tratto di strada che, in questa macabra classifica, vede in testa i rettilinei con il 50% dei casi.
L’analisi delle condizioni climatiche sembra invece rilevare una scarsa importanza, dato che ben il 77% dei morti è rimasto coinvolto in un incidente letale, con il sereno.
Avuto occhio per il dove, gettiamo uno sguardo adesso sul quando. È utile guardare alla distribuzione temporale delle morti, per verificare se su questo fronte si possano trarre utili indicazioni per politiche di sicurezza stradale. L’andamento in funzione dei mesi, mostra ben otto mesi sopra la media mensile di 472 morti. Il periodo da gennaio a marzo si presenta come quello meno letale. Senza perdersi in particolari elucubrazioni, sembra chiaro che il dato è facilmente spiegabile con il minor numero di autovetture in circolazione, posto che il traffico commerciale non ha motivo di subire flessioni rilevanti in un particolare periodo dell’anno. Meno macchine in giro, uguale meno morti, sembra essere un’equazione facilmente leggibile dal dato mensile. L’osservazione non è del tutto banale se la si legge in relazione alla necessità di potenziare le politiche di trasporto pubblico alternative alle autovetture. Meno macchine in circolazione non si hanno solo a causa della stagione fredda, ma possono ottenersi anche avendo più treni, metropolitane e tram a disposizione.
Passando dai mesi, ai giorni della settimana, possiamo vedere come si distribuiscano su di essi i decessi al volante. Si vede chiaramente che tra il venerdì ed il fine settimana si concentrano il maggior numero di eventi letali. Forse quando si parla di guidatori della domenica si svela una macabra verità.
Ugualmente utile è la distribuzione del numero dei morti in base all’ora[1] del giorno. La media oraria di queste morti è di 236, sommando in un solo giorno tutti quelli dell’anno. Le ore pomeridiane si mostrano subito come le più fatali. Una speciale attenzione dalle sedici alle diciannove, classico orario di rientro dal lavoro per milioni di italiani, potrebbe portare il numero delle morti più vicino al livello medio. Basti pensare che nella diciottesima ora del giorno muoiono sulle strade 386 persone, ben il 63% in più rispetto alla media.
Per finire con le informazioni di natura locale o geografica si vede anche come i morti per incidenti non si distribuiscano in maniera uniforme sul territorio. Guardando il numero di morti sulle strade per centomila abitanti, su base regionale, si scopre che il terzetto più virtuoso è rappresentato dalla Valle D’Aosta, dalla Campania e dalla Liguria. Il podio dei meno lodevoli in questo campo è invece formato dall’Emilia Romagna, dall’Abruzzo e dal Friuli Venezia Giulia che triplicano i dati delle regioni dall’altro lato della classifica.
Fin qui si è potuto vedere il dove ed il quando avvengono le morti per strada. Rimane da capire invece le cause che le provocano. Per questo ci aiuta la Relazione ISTAT per il 2006 che ci presenta una chiara distribuzione percentuale dei motivi alla base degli incidenti.
Salta all’occhio la bassa rilevanza del problema, invece largamente evidenziato dai media, dell’alcolismo al volante. L’alterazione dello stato psico-fisico del conducente comprende anche cause come i malori, i colpi di sonno, il rimanere abbagliati. L’alterazione per alcool o droghe pesa in assoluto solo il 1,56% sul totale delle cause, ossia il 78% del 2% sopra evidenziato. Guardando dentro il comportamento scorretto alla guida, troviamo che questo 94,66% è composto da un 17,74% di mancato rispetto dello stop, semaforo o precedenza, da un 15% di guida distratta, un 12,74% di velocità troppo elevata, ed un 10% di violazione della distanza di sicurezza, oltre che da tutta una serie minore di manovre irregolari.
Se vogliamo quindi estendere il confronto con altri paesi europei, al tema più generale dei morti sulle strade, possiamo vedere che, almeno nel 2006, siamo più bravi del Belgio, della Repubblica Ceca, della Slovacchia e della Romania, ma meno della Spagna, del Portogallo o dell’Austria. La tabella sotto riportata mostra il numero di morti per incidente stradale per milione di abitanti. È da notare come Francia, Germania ma soprattutto Inghilterra siano stabilmente molto più virtuose di noi.
I dati che vengono esposti sul versante delle vittime mostrano chiaramente che a morire sono prevalentemente i conducenti, seguiti dal trasportati ed in ultimo dai pedoni.
In relazione al genere troviamo una distribuzione che evidenzia come il 77% dei deceduti siano maschi. La prevalenza in relazione all’età induce a parlare purtroppo di strage dei giovani. Infatti i ventenni ed i trentenni sono decisamente al primo posto.








