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domenica 22 marzo 2009

Tutta colpa dell’Euro?

Mauro, cameriere del Lazio, con lo stesso stipendio del 2001, oggi non riesce più ad arrivare a fine mese. Da la colpa all’Euro. Giovanni, funzionario di un comune della stessa regione, la pensa come lui. Se con quarantamila lire riempiva due buste della spesa nel 2001, oggi con ventuno euro ne riempie a mala pena una. Tuttavia quando si cerca di analizzare nel dettaglio la cosa, non è facile dimostrare che abbiano effettivamente ragione. Certamente sono in moti a pensarla come loro. A cercare di convincerci del contrario ci ha pensato la Commissione Europea. Nel 2005 ha pubblicato un grazioso opuscolo dal titolo “Ma è davvero l’Euro il responsabile dell’aumento dei prezzi?”. All’interno si leggeva che i rincari anomali riguardavano pochi prodotti, e l’aumento complessivo era in linea con l’inflazione media del 2%. L’effetto Euro quindi sarebbe dovuto ad un’errata percezione dei consumatori, sviati dal fatto che i maggiori aumenti avrebbero interessato i prodotti di uso più frequente, rendendo maggiormente visibile il fenomeno. Dalla commissione, guidata allora da Romano Prodi, neppure un accenno alla mancanza di controlli sui prezzi al consumo dei governi nazionali, tra cui quello italiano di Berlusconi, in carica dal 2001 al 2006. Mauro, Giovanni, io stesso, e molti milioni di altri italiani, saremmo quindi dei visionari. Vorrei capire se sia vero, avvalendomi di qualche dato concreto.

Maastricht, l’inflazione ed i prezzi
Innanzitutto bisogna sapere che il trattato dell’Unione Europea all’origine dell’Euro, prevede che i paesi coinvolti abbiano a che fare con un’inflazione sempre al di sotto del 2% annuo. L’inflazione non è altro che la percentuale con cui aumentano i prezzi al consumo. Anche un valore basso, protratto negli anni, porta ad aumenti significativi.Ad esempio in un regime di inflazione costante al 2%, un oggetto che fosse costato l’equivalente di 1€ nel 1995, nel 1997 si sarebbe potuto comprare 1,04€. Nel 2001 lo avremmo trovato a 1,13€ e nel 2005 a 1,22€, per arrivare al 2008 quando per averlo avremmo dovuto sborsare ben 1,29€. Quasi il 30% di aumento complessivo in soli tredici anni, in un regime di inflazione sostanzialmente bassa.

L’ISTAT nella ricerca “Indici e variazioni percentuali per tipologia di prodotti (1996-2009)” ha analizzato la variazione dei prezzi di alcune tipologie di prodotti della nostra spesa . Sono gli alimentari lavorati (pane, pasta, conserve, sughi, succhi, surgelati), quelli non lavorati (carne, pesce, frutta e verdura), i beni non durevoli (prodotti per la pulizia e la cura personale, medicinali), quelli semidurevoli (abbigliamento, calzature e libri) ed infine quelli durevoli (autovetture, arredamento, elettrodomestici). I beni durevoli sono i soli ad aver subito aumenti minori dell’inflazione tendenziale annua del 2%. A crescere in modo superiore a tale riferimento, soprattutto gli alimentari non lavorati, i beni semidurevoli e, nell’ultimo anno, gli alimentari lavorati. Mangiare e vestirsi, due attività che è prudente esercitare con gran frequenza, sono aumentate ben al di quanto ci si potesse aspettare. Dal 1995 fino a fine 2008 gli alimentari freschi sono aumentati del 35% in più rispetto all’inflazione. Ma la vera accelerazione si è avuta dopo il 2001. Infatti da quell’anno al 2008 la crescita totale del loro prezzo ha superato l’inflazione di ben il 48%. Facendo i conti, è come se gli alimentari non lavorati abbiano subito dal 2001 un’inflazione del 2,83% rispetto al semplice 2% tendenziale annuo voluto dall’Europa.
La spesa delle famiglie è fatta anche di servizi come i tributi locali, i trasporti, i pedaggi, i canoni, la telefonia, le poste. E’ fatta inoltre di prodotti energetici come l’energia elettrica, il gas, il riscaldamento, i carburanti ed i lubrificanti. Unendo in delle grafiche queste tipologie di prodotti con quelle viste prima, emerge un quadro più chiaro.

fai clic con il mouse sul grafico per vederlo bene

La linea tratteggiata indica l’inflazione media annua del 2%. Si vede chiaramente che tutti i prodotti, con la sola eccezione dei beni durevoli, sono aumentati più dell’inflazione tendenziale del 2%. Dal 2001 al 2008, i servizi sono aumentati con un ritmo del 2,55% all’anno. Nello stesso periodo gli energetici hanno dimostrato una crescita annua del 4,39%.

Un’altra indagine ISTAT, “I consumi delle famiglie Anno 2007”, mostra il peso delle diverse tipologie di prodotti nella spesa delle famiglie. Circa il 61% dei consumi ricadono tra le tipologie di prodotti che hanno avuto gli aumenti più alti. Il 19% è per i soli prodotti alimentari e le bevande. Il 39% degli acquisti ricade nell’ambito di quei beni durevoli che sono aumentati meno dell’inflazione attesa. Sulla base dei dati sui prezzi delle tipologie di prodotto e sulla composizione della spesa si può calcolare che l’inflazione media tra il 2001 ed il 2008,si è attestata attorno al 2,85%. Per chi volesse approfondire i risultati delle rilevazioni sulla dinamica dei prezzi ecco un link interessante:

http://www.istat.it/prezzi/precon/aproposito/archivio.html

In pratica oggi dobbiamo spendere 130 euro per fare la stessa spesa che nel 2001 facevamo con 100. Rispetto ai 100 euro spesi nel 2001 in servizi come tasse locali, trasporti, telefonia, poste, pedaggi, biglietti, oggi ne servono 122. Queste due sole componenti costituiscono circa il 50% della spesa delle famiglie.

E’ sparita mezza busta della spesa…
Riassumendo, dai dati ISTAT possiamo affermare che se nel 2001 con 40.000 lire riempivamo due buste di spesa, oggi con gli equivalenti 20,66 euro, dovremmo riempirne solo una e mezza. Rispetto alla percezione di Mauro e Giovanni, ispiratori di quest’analisi, c’è mezza busta di differenza. Sembra quindi che i dati ISTAT mostrino una situazione meno nera di quanto pensano molti italiani. Chi si sbaglia? “Vox populi, vox dei”, sembra puntare l’indice verso l’Istituto di statistica.
La percezione della gente è volubile e risente spesso di situazioni contingenti. Forse c’è del vero in un’idea persiste immutabile negli anni, come quella di un aumento dei prezzi troppo consistente. Dall’altro lato i metodi di rilevazione dell’ISTAT sono in concreto gli stessi da sempre. Varia solo la composizione del cosiddetto paniere, ossia l’elenco dei prodotti sui si fa il controllo dei prezzi, non senza polemiche. Un errore nel metodo, produrrebbe uno spostamento sistematico dei risultati in una specifica direzione. Vuol dire che in tal caso si avrebbero risultati che si discostano dalla realtà sempre in una direzione, in alto od in basso. Un vizio nell’applicazione della metodologia di rilevazione ISTAT, potrebbe mostrare aumenti dei prezzi sempre un poco minori del vero.

Dove sta l’intoppo
LA RILEVAZIONE ISTAT - Il paniere ISTAT è stato spesso accusato di non essere adeguato ai comportamenti d’acquisto degli italiani. A dire il vero si tratta di una raccolta di prodotti e servizi molto completa. E’ aggiornato tutti gli anni in modo da rappresentare la struttura dei consumi della popolazione. Ad esempio, nel 2003 è stato introdotto il canone abbonamento pay tv, il lettore DVD, il tavolo porta PC, nel 2004 la macchina fotografica digitale, nel 2006 è stato eliminato il tessuto per abiti e sono stati introdotti i jeans per bambini e gli apparecchi per i denti, nel 2008 sono comparsi la console per giochi ed il navigatore satellitare. La fonte principale è l’indagine ISTAT sui consumi che coinvolge ogni anno circa 28mila famiglie italiane. La rilevazione avviene oggi in 84 comuni (20 capoluoghi di regione e 64 di provincia). I prezzi sono rilevati in circa 41mila punti vendita (piccoli esercizi commerciali, grande distribuzione, mercati rionali), ai quali si aggiungono circa 8mila abitazioni per la parte che riguarda gli affitti. Nel complesso, sono circa 413mila le quotazioni di prezzo rilevate ogni mese. I dati sono raccolti attraverso la rilevazione territoriale effettuata dai comuni (80,3%) e quella centralizzata effettuata dall'ISTAT (19,7%).

LA RILEVAZIONE FATTA DAI COMUNI - Qui forse un primo problema è che i dati sono raccolti solo nel 79% dei capoluoghi di provincia. I comuni oggetto della rilevazione sono i maggiori centri abitati e coprono meno del 28% della popolazione. La dinamica dei prezzi nei restanti circa 8.000 comuni, in cui vive oltre il 72% degli italiani, non è osservata e potrebbe essere profondamente diversa.
Delle 533 rilevazioni sui prezzi del 2008, ben 481 sono fatte dai comuni e solo 52 direttamente dall’ISTAT in modo centralizzato. I comuni maggiori sono dotati d’uffici statistici. Tuttavia mai come in questi anni essi hanno presentato un’insieme di problemi sia di tipo economico che di selezione del personale. Da un lato i bilanci dei municipi sono sempre più stretti, al limite del blocco delle attività, dall’altro i vincoli alle nuove assunzioni e la possibilità di affidare incarichi ad personam, può influire sulla qualità dei servizi. Con le ristrettezze dei bilanci dei comuni italiani, si può anche pensare che l’ufficio statistica non sia certo quello su cui investire di più. A garantire sulla bontà del lavoro degli uffici statistici comunali una Commissione Comunale di Controllo, presieduta dal sindaco o da un suo delegato. Questi ha il compito di verificare i prezzi rilevati, le modalità d’elaborazione e l’adeguatezza del numero dei rilevatori impiegati. L'ISTAT, da parte sua, effettua verifiche e controlli di coerenza sulle informazioni che riceve.
Il dubbio è che i comuni non riescano sempre a svolgere questo ruolo in modo adeguato. Chi volesse può chiedere al comune capoluogo di provincia, copia delle verifiche della Commissione di controllo.

LE CONTROMISURE DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE – C’è da chiedersi come escludere che la grande distribuzione ed i produttori, avendo capito molto bene la composizione del paniere, possano aver differenziato l’offerta in modo vantaggioso per loro. Ad esempio avrebbero potuto aumentare poco i prezzi dei prodotti controllati, e tanto quelli dei prodotti nuovi e più appetibili. Accanto a un pacco di CHEBUONO, il cui prezzo aumentava piano, avrebbero potuto offrire SuperCHEBUONO, con vitamine o fermenti lattici, più caro e con un prezzo sempre in salita. Se il paniere controlla i rigatoni, possono venir fuori nuovi formati di pasta, eccetera.
Dato che i grandi supermercati controllano la nostra spesa al centesimo, attraverso le cosiddette carte fedeltà, non potrebbe l’ISTAT avvalersi direttamente dei loro dati di dettaglio? Nel caso almeno dei generi di largo consumo è senza dubbio possibile passare da analisi statistiche a vere misurazioni sul campo.

LE DIVERSE TIPOLOGIE FAMILIARI – Nella sezione domande e risposte sugli indici dei prezzi al consumo del sito dell’ISTAT, compare la domanda: “Esiste un modo per calcolare quanto le variazioni di prezzo incidono sui bilanci di spesa di diverse tipologie familiari?”. La cosa è ragionevole viste ad esempio le diverse situazioni di famiglie che debbono pagare un affitto od un mutuo, rispetto a chi ha la casa. L’Istituto stesso spiega come il problema sia sentito a livello europeo ma le soluzioni siano non facili. Senza voler spaccare il capello in quattro, tuttavia credo che si possa chiedere uno sforzo per dare una chiave di lettura, almeno in poche tipologie di massima. Il dichiarare una spesa media abitativa per famiglia senza distinzioni, aiuta poco a capire i problemi di chi arriva con difficoltà a fine mese.

MISTER PREZZI – Dopo le dimissioni di febbraio 2009 del primo Garante della sorveglianza dei prezzi, Antonio Lirosi, nominato da Prodi, il nuovo responsabile è Luigi Mastrobuono. Il suo curriculum pubblicato sul sito di Confindustria, di cui è stato Vice Direttore Generale è questo:
Nato a Roma nel 1954 - Laurea in Giurisprudenza
Ha ricoperto gli incarichi di:
- Amministratore Delegato Bologna Fiere SpA
- Presidente di IPI Istituto per la Promozione Industriale
- Segretario generale di Unioncamere
- Sottosegretario all'Industria con competenza per commercio, artigianato, piccole imprese e fiere
- Segretario generale all'Ente vaticano per il Giubileo 2000
- Segretario generale Confcommercio
- Amministratore Delegato Fiera di Roma S.r.l.
Ha fatto parte dei Consigli di Amministrazione di varie Società, soprattutto di servizi rivolti alle imprese ed ai Sistemi Associativi

A lui il compito di dirigere il nuovo organismo voluto dalla Finanziaria del 2008, al quale il decreto “Brunetta” (D.L. 112/1998) ha tolto l’obbligo di verificare le segnalazioni delle associazioni dei consumatori riconosciute. Il garante è tenuto solamente ad analizzare le segnalazioni ritenute meritevoli d’approfondimento. I risultati delle indagini finalizzate che svolge sono messi a disposizione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, solo su richiesta.

Proposta per il futuro

VISIONE MULTIPLA – La statistica è una scienza. Tuttavia il pensiero corre alle cantonate prese dagli exit-poll alle elezioni degli ultimi anni. Con un facile gioco di parole può venire anche in mente la grande verità fissata dal genio poetico di Carlo Alberto Palustri, noto con il nome di Trilussa, nei versi su statistica e polli: « … da li conti che se fanno - seconno le statistiche d'adesso - risurta che te tocca un pollo all'anno: e, se nun entra nelle spese tue, t'entra ne la statistica lo stesso perch'è c'è un antro che ne magna due. ». Serve quindi avere un diverso punto di vista per confermare o confutare le statistiche ISTAT. Una prima linea di azione potrebbe essere l’obbligo di chi gestisce le carte fedeltà a consegnare entro un ragionevole periodo, i dati sugli acquisti all’ISTAT. L’Istituto in conformità a questi dati di effettiva misurazione, dovrebbe elaborare degli indicatori per meglio calibrare i propri metodi statistici.

MAGGIORI CONTROLLI – E’ palesemente inutile mantenere le Commissioni comunali di controllo se queste sono presiedute dal sindaco o suo delegato. Meglio invece abolire questi organismi, separando il controllato dal controllore. Anziché quindi limitare i poteri di verifica e di controllo del Garante della sorveglianza dei prezzi, si dovrebbe assegnargli il compito di fare indagini periodiche sulla qualità dell’azione degli uffici statistici comunali. Tale possibilità dovrebbe poter essere estesa anche alle associazioni di categoria dei consumatori. In tal modo potranno emergere eventuali inadeguatezze sia nel metodo che nelle risorse comunali preposte a registrare i prezzi.

MAGGIORE COORDINAMENTO – Il Garante per la concorrenza, quello per la sorveglianza dei prezzi, l’ISTAT, le associazioni dei consumatori, dovrebbero avere un migliore coordinamento. Una quota rilevante dell’attività di ciascun soggetto consiste nel riproporre in altra salsa il lavoro fatto dagli altri. Si dovrebbero definire ruoli distinti in modo da rendere maggiormente incisiva l’azione di ciascun soggetto, una volta definiti gli obiettivi. Nel caso dei prezzi l’obiettivo non deve essere solo quello di misura corretta dell’inflazione, importante per i parametri europei. A fianco ci deve essere anche la volontà di limitare gli abusi volti ad aumentare la spesa delle famiglie italiane per l’utilità di pochi speculatori.

RICERCHE E STUDI – Devono essere stimolati studi e ricerche volti a proporre metodologie alternative di misurazione dell’andamento dei prezzi, non basati sempre e in ogni caso sul lavoro ISTAT. Un’accorta politica di defiscalizzazione dei contributi per ricerche svolte in ambiente universitario o presso Istituti di ricerca, potrebbe attrarre fondi di aziende interessate ad affinare le politiche di marketing. Il vantaggio, in termini di chiarezza e di conoscenza sarebbe però di tutti.


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mercoledì 11 marzo 2009

La Carlsberg di Ceccano e gli operai che “non servono” più

In questa crisi economica che tiene in ostaggio l’economia e la società italiana, ci sono aspetti di difficile comprensione. Chi non vede a rischio il suo posto di lavoro, o non deve fare i conti con le maggiori difficoltà finanziarie del mandare avanti un’impresa, lo sa. I lavoratori dei settori che vanno bene, i dipendenti pubblici, i pensionati non al minimo, possono solamente farsi un’opinione della crisi dai mezzi di informazione. Da un lato il Presidente del Consiglio parla di una situazione più pesante che tragica ed incita all’ottimismo. Dall’altro il suo ministro dell’economia, uno dei pochi che aveva previsto tempi e modi di questa crisi, dice che il Governo non lascerà indietro nessuno. Dall'opposizione e dai sindacati mancano proposte che sappiano convincere gli economisti.
La crisi la si vede bene quando ci si ferma davanti ai cancelli di una fabbrica che sta per chiudere e si decide di parlare con gli operai. Lì c’è la certezza di una cassa integrazione lunga molti mesi e di una fumosa mobilità. Ad unire operai ed impiegati, la speranza che la loro situazione di risolva nell’unico modo in cui questi cittadini sono portati a sperare: riprendere la produzione come prima fermamente intenzionati a recuperare la dignità di lavoratori e non di assistiti.

La storia raccontata degli Operai
Mi sono fermato a parlare con i settanta dipendenti dello stabilimento Carlsberg di Ceccano, vicino a Frosinone, ed ho ascoltato quanto avevano da dire. Ho studiato poi la loro situazione, cercando informazioni su internet. Ecco quanto emerso.
A marzo 2006 la Carlsberg annunciava ai lavoratori riuniti in assemblea di voler abbandonare lo stabilimento. Si trattava di vendere e non semplicemente dismettere il sito produttivo. Il nuovo acquirente avrebbe avuto sempre bisogno di forza lavoro. La decisione di ritirarsi non dipendeva da un’inefficienza della fabbrica. Lo stabilimento ed i suoi operai avevano più volte, negli ultimi anni, ben figurato nelle classifiche di qualità e produttività del gruppo Carlsberg in Europa. L’utilità era quella di accorpare la produzione nel principale sito produttivo italiano, a Varese.
Da li si sono susseguite una serie di infruttuose trattative con potenziali acquirenti. Si sarebbe sentito parlare dell’interesse di marchi di birra concorrenti, poi di imprenditori di zone vicine. A far nutrire più speranze, i contatti con il gruppo Tarricone di Potenza, produttore della “Drive Beer” e della Birra Morena. Nel febbraio 2008 tuttavia la Carlsberg informava i dipendenti che, non essendo riuscita a vendere lo stabilimento, doveva pur fermarlo e mettere in cassa integrazione gli operai. Al lavoro rimanevano i custodi, qualche amministrativo e poche persone dedicate alla logistica. Il sito continuava la sua attività di hub distributivo della birra prodotta al nord. Subito dopo anche la possibilità che un gruppo di imprenditori del frusinate, potessero interessarsi all’affare. Di affare si potrebbe ben parlare, dato che gli impianti ed il sito sarebbero in vendita per circa sei milioni e mezzo di Euro e che la capacità produttiva si attesta intorno ai cinquecentomila ettolitri l’anno di ottima birra.
Alla fine, nel 2009 il dubbio che l’intenzione di vendere fosse un pretesto per calmierare le proteste, ha fatto decidere per un’azione di protesta più marcata. Nel silenzio di questi anni, il disinteresse fattivo delle istituzioni e di chi doveva rappresentarli, ha giocato contro i dipendenti. Oggi sono loro stessi in prima persona a gridare per farsi vedere. Il picchetto che da giorni staziona ai cancelli della fabbrica è composto da uomini miti ma determinati. Uniti dalla speranza che facendo rumore la cosa si sblocchi.
Mi ha colpito che gli uomini al picchetto non avessero dati, materiale informativo o notizie chiare di alcuna trattativa di vendita dello stabilimento. La loro fiducia li ha portati a credere a tutto. Ma, visti i risultati, anche senza dover pensare alla malafede, non mi sentirei in imbarazzo a parlare di una palese inefficacia di chi fino ad ora ha curato i loro interessi.
Ancora un volta i cittadini del terzo millennio devono cimentarsi da soli per far rispettare i loro diritti. Nessuna istituzione civile o privata è riuscita a far valere anche sono gli articoli uno e tre della nostra tanto inapplicata Costituzione.

Art. 1.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
…
Art. 3.
…
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese

La Politica
Nel 2008 l’assessora al Lavoro della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi, ha portato la questione all’attenzione del tavolo interassessorile regionale per le emergenze occupazionali. Questo è uno strumento creato in virtù della Legge Regionale n°38 del 1998, e da gennaio 2009 si riunisce settimanalmente. Si occupa di trovare soluzioni di breve e lungo periodo per i problemi del lavoro. La veloce applicazione della cassa integrazione ne sarebbe un esempio. Tuttavia nel portale della Regione Lazio ed in quello dell’assessorato, a parte le dichiarazioni dei politici, non si trova nulla. Sul caso di Ceccano in particolare si trovano solo due espressioni di fiducia e di solidarietà dell’assessora, una del 28/06/2008 ed una del 10/02/2009. Entrambe immancabilmente riprese dai quotidiani, a riprova dell’efficienza almeno dell’ufficio stampa. Che peccato che non compaiano i verbali o magari anche solo gli ordini del giorno degli incontri del tavolo.
Anche in altre occasioni in cui i politici fanno capolino nella vicenda, si sente parlare di grande fiducia. Ad esempio “Il Tempo” titola “Carlsberg, l’ora della speranza” quando il candidato PDL alla provincia di Frosinone, Antonella Iannarilli, dichiara di voler interessare il presidente degli industriali della Regione Maurizio Stirpe, presidente del Frosinone Calcio.
Insomma tante parole e promesse ma pochi elementi concreti che dimostrino un vero lavoro per risolvere la questione. Non si vede traccia di un impegno, ossia di una serie di azioni annunciate, per le quali siano chiare a tutti le date, gli obiettivi posti e siano resi noti i risultati. Si vedono invece uffici stampa molto efficienti nel dare risonanza alle visite dei politici sul posto. Spero davvero che si tratti solo di cattiva informazione. Voglio pensare che dietro il silenzio di facciata ci sia un febbrile lavoro delle istituzioni. Per rispetto agli operai che patiscono il freddo ai cancelli della loro fabbrica, vorrei però che ci fosse più trasparenza.

Le strategie in campo
Parlando con alcuni operai del picchetto emerge che la loro unica idea è ancora quella di convincere la Carlsberg a vendere lo stabilimento. Pensano a riprendere il lavoro, appena finito il periodo della crisi. Sindacati e politici vanno dietro a quest’idea. Ma dove sta la prova che la Carlsberg vuole davvero vendere? Il dubbio che dietro gli insuccessi delle trattative fatte fino ad oggi, possa nascondersi la difficoltà a cedere a concorrenti, nasce facilmente. Inoltre è chiaro che non basta fare un ottimo prodotto per poterlo vendere. Serve una rete di vendita già sviluppata ed una grande capacità distributiva. La Carlsberg, quarto gruppo di Birra nel mondo, ritiene che mantenere l’area di Ceccano sia meno conveniente che accorpare le sue attività in Italia a Varese. Nessuno ha dimostrato che potrebbe essere vantaggioso per altri, fare diversamente.
Forse la cosa sarebbe possibile se il sostegno della Regione e degli enti locali interessati fosse più concreto. Si potrebbe parlare di un sostegno al credito, od alle perdite iniziali, di una nuova iniziativa imprenditoriale che volesse riattivare la fabbrica. Se il Governo aiuta le banche, possono la Regione, la Provincia o lo stesso comune di Ceccano, aiutare le attività locali in crisi?
Nel frattempo gli operai restano ad aspettare, fiduciosi e sempre più infuriati. Nessuno parla con loro di soluzioni alternative. Nessuno si attiva per proporre azioni di formazione per potersi eventualmente ricollocare in altri settori. La politica e le istituzioni si occupano “paternalisticamente” di loro. Si fanno valere le conoscenze e l’influenza, ma si evitano analisi realistiche e forse non si dicono le cose come stanno. Se la fabbrica alla fine chiudesse davvero, bisogna pensare al futuro dei suoi dipendenti, rafforzandone fin da ora la possibilità di un reinserimento lavorativo.

La triste realtà
La Carlsberg è un gruppo mondiale, uno dei maggiori, per la birra, in Europa. Efficienza e ricerca dell’utile a tutti i costi, sono il suo credo. Nel 2008 ha realizzato un utile di 430milioni di Euro, in crescita di ben 81milioni di Euro rispetto al 2007. Tanto per essere chiari, già a pagina sei dell’Annual Report 2008 del gruppo, il CEO Jorgen Buhl Rasmussen dice che “In Italy, production has been concentrated at the Varese brewery north of Milan, and production has ceased at Ceccano.” (“In Italia, la produzione è stata concentrata alla birreria di Varese a nord di Milano, ed è stata cessata a Ceccano”). Quella in questione è solo una delle molte chiusure e riorganizzazioni logistiche operate in Europa, al fine di raggiungere una maggiore competitività ed efficienza. La cosa è quindi fatta, senza ritorno. Forse la nomina a fine 2008 di un italiano, Alberto Frausin, a CEO della Carlsberg Italia dopo il polacco Boguslaw Bartczak, era anche funzionale ad affrontare meglio una vertenza sindacale nel Bel Paese. A dire il vero non sembra proprio che la Carsberg sembri preoccupata delle proteste che salgono da Ceccano.
Il dodici marzo 2009 alle 14:30 è stata fissata addirittura l’assemblea degli azionisti a Frederiksberg, in Danimarca. Al punto terzo dell’ordine del giorno campeggia la distribuzione degli utili e dei dividendi.
In pratica la dismissione dello stabilimento di Ceccano, insieme ad altre, non servirebbe ad evitare perdite, ma a mantenere in crescita gli utili. Per la Carlsberg è più importante non scontentare gli azionisti, che togliere la speranza a settanta famiglie. Sembra proprio difficile vedere la chiusura in funzione semplicemente della crisi economica. E’ più facile leggervi una fredda strategia volta forse ad approfittare di questa, per massimizzare gli utili.

Considerazioni finali
Sono queste le imprese? Aziende slegate da qualsiasi dovere? I diritti ed i doveri sono previsti solo per le persone. Le aziende possono fare quello che vogliono. A legarle, quando sia il caso, vaghi codici etici o fumose carte dei valori, come quella di Confindustria. Ma è giusto che si licenzino operai quando ci sono utili così alti? Il Governo italiano non dovrebbe dire qualche cosa a questi signori del Nord che fanno e disfano come vogliono, a casa nostra?
Nessuno ha consigliato gli operai, di comprare le azioni della Carlsberg ed andare all’assemblea degli azionisti a parlare del loro problema. Come azionisti potevano magari proporre di cambiare lo slogan della casa noto in tutto il modo: “Carlsberg, Probably the best beer in the world”, in qualche cosa di più adeguato alla loro situazione.
La soluzione, a questo punto, potrebbe stare nell'estrema semplicità del ragionamento dei lavoratori di Ceccano. Ci sono elementi di alto interesse pubblico da porre con urgenza all’attenzione delle massime cariche civili e morali italiane ed europee. Ad un’impresa che fa alti utili non deve essere permesso di giocare sulla pelle della gente, in un momento di crisi globale. Non se ha costruito la sua ricchezza grazie alla possibilità di operare in un ambito di diritto che ne ha garantito la crescita.
LEXCIVILIS, ossia per il momento io solo, Edoardo Capulli, contatterò tutti i soggetti che dovrebbero rappresentare i diritti dei cittadini. Lo devo fare per gli amici di Ceccano e per tutti i loro colleghi di sventura. Se devono valere i diritti degli azionisti della Carlsberg e di tante altre aziende, cosa dire di quelli degli azionisti dello Stato Italiano e dell’Europa, ossia dei cittadini?
Un’ultima considerazione, per chi legge il blog. Per un operaio che normalmente guadagna poco, ed essendo in cassa integrazione, si avvia alla ricerca di un nuovo lavoro, accedere ad Internet è molto difficile. La principale fonte odierna di informazione e di partecipazione democratica, è di fatto negata a questi cittadini. Che dire di obbligare i gestori della rete ad assicurare l’ADSL gratuita per almeno tre ore serali al giorno a tutti? Sarebbe tanto grave se i signori delle nostre comunicazioni dovessero limare un poco i loro dividendi? Provate ad utilizzare Internet, Facebook, Youtube ed altri trastulli del genere anche per proporre ed ottenere cose utili come questa.
Coraggio concittadini di Ceccano!



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sabato 12 aprile 2008

Amici di Lexcivilis VOTATE !

Ultimi ritocchi alle idee per il voto. Punto primo: io voto. Troppo comodo, snob e superficiale evitare di compiere questo dovere (vedi post "voto o non voto"). Invito tutti quelli che leggono queste pagine ad andare a votare e barrare il simbolo del partito che pensano possa rispondere anche solo un po meglio degli altri, ai propri interessi od ai propri ideali. Fate in modo di ESSERCI, domani con il vostro voto e nei prossimi mesi con la forza del vostro impegno civile. Il diritto di voto è un regalo che dobbiamo meritarci e che è costato moltissimo a tutte le generazioni che da secoli si battono per dare voce alla democrazia. Ai molti amici che pensano di non votare dico che la loro protesta è una presa in giro ed offende la loro intelligenza.
Ed ecco un piccolo aiuto: un breve servizio della televisione LA7.it sui principali quattro candidati.






lunedì 7 aprile 2008

Voto o non voto ...

Voto, tranquilli, voto. Tuttavia il titolo esprime un travaglio interiore riflesso nei dubbi di molti indecisi. Sinceramente non credo che questo voto farà emergere un'Italia migliore o semplicemente diversa. Pare che i due candidati che finiscono con "oni" conoscano già le soluzioni a tutti i problemi del paese. Un amico, imprenditore del nord-est, mi diceva che manca l'umiltà e che sarebbe contento di votare un candidato che almeno su una cosa dicesse che non sa esattamente cosa fare ma che si adopererà a scovare i migliori ingegni ed ascoltare il paese per trovare la soluzione. Forse diamo l'impressione di un popolo di fessi da guidare tenendoli per mano, forse è davvero quello che siamo. Certo che tanto svegli non dobbiamo esserlo se pensiamo al paese che ci troviamo sotto gli occhi. Dove eravamo mentre ci scippavano la dignità, mortificavano le nostre migliori qualità ed abusavano della nostra buona fede ? Tutti noi, singolarmente, abbiamo mai protestato quando ci portavano via una della scuole migliori del mondo sostituendola con quella squallida dove mandiamo i nostri figli ? Abbiamo mai preteso di avere ospedali efficienti e rispetto per la nostra dignità di cittadini ? Ci siamo mai fatti sentire per lo scippo di una giustizia che oggi è capace solamente di incarcerare qualche poveraccio e che lascia a spasso i mafiosi, i corrotti e la feccia vera del paese ? La verità è che siamo un popolo capace di urlare solo in mezzo alla folla, meglio se allo stadio.
Oggi siamo pieni di rabbia e vogliamo protestare magari con la trovata del non voto. E' senza dubbio una posizione coerente con la colpevole assenza che abbiamo dimostrato fino ad oggi. Ma la vera protesta dovremmo farla pretendendo da noi stessi una decisa sterzata nella direzione di un forte impegno civile. Questo si dimostra con la presenza attenta e costante e non con una comoda e rassicurante fuga da snob quali siamo.

Ad un post di BEHABLOG (LINK) che parlava di non voto ho risposto così:

Troppo facile, troppo snob. Sa di roba vecchia ma non troppo, dato che se andiamo un po più indietro nel tempo troviamo giovani che hanno buttato via i loro vent'anni sotto le bombe e le mitragliate dei nazifascisti. Io non me la sento di dirgli: "bravi fessi, chi ve lo ha fatto fare ?". Ma dove è finita la fantasia italiana: non riusciamo proprio a trovare un modo diverso di protestare ? Sono stato tentato anch'io dall'idea del non voto ma poi ho capito di dover dare coerenza al mio impegno civile. Quindi voterò, forse male ma certamente non malissimo e starò li pronto a lanciare un urlo costruttivo per tutte le cose che non mi vanno. Lo farò dal mio blog sull'impegno civile (lexcivilis) e cercando forme concrete ma mature, responsabili ed attive. Ecco la mia piccola esperienza, offerta come spunto di riflessione, senza presunzione. EC

disegno di Caterina, Poggio Mirteto (RI) - Italy

domenica 16 marzo 2008

Confronto televisivo Barak Veltroni contro Hillary Berlusconi

Non è una buona legge quella sulla par condicio. E' una soluzione di ripiego all'incapacità del mondo politico italiano di affrontare una volta per tutte il conflitto di interessi. Parlo del fatto che uno dei candidati (per la quarta volta) è anche il principale possessore di televisioni private oltre che un importante editore di carta stampata. Viste le motivazioni che "il candidato" adduce alla candidatura del signor Ciarrapico, viene da pensare che potrebbe servirsi dell'influenza dei suoi mezzi di comunicazione per orientare l'opinione pubblica. I motivi per cui il conflitto di interessi non si risolve non si conoscono ma di certo esistono motivi per cui questo problema non è mai stato affrontato anche dalla sinistra. Ecco che la legge della Par condicio evita il manifestarsi clamoroso di un problema evidente, nello stile tutto italiano di non affrontare i problemi alla radice ma di "metterci una pezza".
Tutto questo ha fatto si che non potremo vedere il confronto televisivo tra Veltroni e Berlusconi perché dovremmo vederne uno tra tutti (dicono 16) i candidati alla presidenza del governo. Così ai due candidati non rimane altro che travestirsi uno da Hillary Clinton e l'altro da Barak Obama e fare un incontro a due magari sulla CNN. Data la rassomiglianza (come attestato dalle foto) potranno ingannare gli americani almeno fino a che non cominciano a parlare.

giovedì 13 marzo 2008

Voto utile, voto di merito, voto di parte

Alle prossime elezioni ci viene chiesto di dare un voto utile. Quale è un voto utile nell'Italia del 2008, con queste liste, con questi programmi buttati giù di getto, con questi candidati ?
Gli schieramenti più piccoli e più estremi identificano facilmente il voto utile con quello di parte. In sostanza se sei di destra o di sinistra, vota per la lista che rappresenta meglio i tuoi ideali, in modo da aumentare l’influenza politica della tua parte sul prossimo governo. Gli schieramenti maggiori ci spiegano il voto utile come un voto di merito, ossia lo legano alla bontà dei programmi ed all’effettiva possibilità di raggiungere un numero di voti sufficienti ad assicurare una stabilità al futuro governo.
Devo dire subito che almeno ai miei occhi questa posizione non ha in fondo una grande credibilità. Infatti che io mi rammenti i nostri governi non si sono mai veramente applicati alla realizzazione dei programmi elettorali. Nessuno di noi cittadini italiani, si ricorda davvero di un Presidente del Consiglio che periodicamente ci informasse su quale punto fosse stato appena realizzato. Forse perché erano troppo intenti a curare gli interessi di alcuni a discapito di quelli di tutti o perché imbrigliati in sistemi di complicate alleanze, nessuno degli ultimi due schieramenti ci ha abituato a pensare alla realizzazione del programma come ad una eventualità seria.
Allora forse proprio noi cittadini possiamo scoprire un altro metro per riconoscere il voto utile: quello della competenza e della fiducia che ci ispirano i candidati. Dalla storia personale e dal curriculum di studio, professionale e politico di ciascun candidato possiamo trarre quegli elementi utili a formarci una nostra opinione sull'affidabilità, l’onestà, la competenza nella comprensione delle questioni economiche e sociali dei singoli candidati. Possono essere criteri di giudizio per la definizione di un voto utile, migliori rispetto alla semplice lettura dei programmi o ad una scelta di parte.
Infine non credo affatto che un voto ad una lista o ad un candidato per appoggiare i valori i valori che questo dice di voler difendere, sia oggi un voto utile. Nel bestiario politico attuale faccio fatica a vedere chi possa parlare di valori con la coerenza e la profondità dei non pochi servitori dello Stato che in passato abbiamo saputo scegliere.
Oggi l'Italia è immersa in una serie di urgenze gravi ed importanti. Abbiamo bisogno di chi voglia e sappia impegnarsi con serietà e determinazione e non solo con le chiacchiere. Come quando si sceglie il chirurgo che ci opererà al cuore, non si guarda tanto ai dettagli ma si guarda molto alla sostanza.
Allora dobbiamo darci delle priorità e dei criteri nella scelta che faremo: la prima è la gestione efficace dell'economia; la seconda è l’impegno nel rinnovamento dell’Italia. Prima di tutto quindi serve la capacità di gestire le crisi cicliche portate dalla globalizzazione, caratteristica che rappresenta la prima motivazione di scelta degli elettori dei paesi democratici. In second’ordine, meno urgente ma più importante del primo punto, ci vuole un leader che ci dia la garanzia di voler cambiare questa vecchia ed inefficiente gestione dello Stato e della Giustizia: un uomo che abbia il coraggio di dimostrare che in Italia la spazzatura non sta solo nelle strade di Napoli ma alle volte siede anche ai posti di potere.

Edoardo Capulli

mercoledì 12 marzo 2008

AudioPost ed AudioBlog una novità di Lexcivilis !

Negli ultimi due giorni ho introdotto una innovazione ai post di Lexcivilis Blog: gli streaming audio. La parte principale e discorsiva dei post, potrà essere d'ora in avanti ascoltata direttamente, senza bisogno di leggerla. Il Blog diventa quasi una sorta di radio, da ascoltare mentre si rimane intenti a fare altre cose.
Facile avvalersi di questa novità: alla fine del post appaiono due piccole iconcine, il classico triangolino dei player, per ascoltare lo streaming, ed un piccolo altoparlante per scaricare il file mp3. Cliccando sul triangolino si attiva un controllo audio automatico che genera una playlist contenente tutti gli streaming presenti sulla pagina che verranno riprodotti in sequenza. La voce non è la mia ma quella del mio fedele sintetizzatore vocale, forse leggermente meccanica ma perfettamente comprensibile.
Con questa innovazione i post diventano AudioPost (l'elenco lo trovate nell'indice del Blog a lato) ed il Blog il primo AudioBlog che almeno io abbia mai visto ! Siamo i primi in Italia o nel mondo ?
Un Saluto

Edoardo Capulli

Elezioni 2008: i programmi elettorali sull'istruzione (UDC)

Quarto ed ultimo appuntamento con l'analisi dei programmi sull'Istruzione dei principali schieramenti politici che si affrontano per le prossime elezioni di aprile. Vediamo quanto viene detto da Casini in relazione alla Scuola, all'Università e Ricerca ed alla Formazione. Nei precedenti post ho parlato dei programmi di Veltroni, di Berlusconi e di Bertinotti. Il lavoro di analisi prende come dato di partenza i programmi presentati dai partiti e scaricabili andando a vedere il mio post del 2 marzo scorso, dal titolo "I programmi a confronto".


A sinistra il programma ed a destra le mie fallibili valutazioni

Scuola E' assurdo parlare di programma. Non c'è una visione analitica della Scuola ma solo un tentativo di fare contente quelle gerarchie ecclesiastiche che solitamente si commuovono molto al sentir parlare di contributi. Programma settario e poco democratico.
Maggiori investimenti nella scuola pubblica. Si liquida sbrigativamente il problema senza considerare che abbiamo la peggiore scuola d'Europa. Sembra quasi che questo punto sia buttato qua solo per poter dare forza a quello successivo, forse unico interesse degli sponsor del candidato.
“Buono scuola” per la libertà d’educazione: contributo alle spese della retta per i figli che frequentano scuole paritarie. Punto molto caro al Vaticano e perdippiù trattato con una vera punta di sentimentalismo, quendo si parla di contributo. Forse varrebbe la pena di proporre soluzioni meno pasticciate ridando dignità completa anche alle scuole private ma chiedendo in cambio quote di accesso anche per i meno abbienti.
Deduzione dal reddito delle spese (rette e mensa) per gli asili nido, le scuole materne e i libri scolastici. Una proposta concreta ma che rischia di non intaccare se non in minima parte il problema. Un impiegato della classe media (elettore tipo di Casini ?) sarebbe contento per poter risparmiare qualche centinaia di Euro; un operaio continuerebbe a non poter mandare i figli all'asilo.
Università: E' forse il programma che parla maggiormente di università. Tuttavia sembrano combinarsi una serie di proposte poco articolate ed un po vaghe: eccetto un paio che sembrano concrete e realizzabili. Sostanzialmente si vede un programma fatto da chi sa di coa stia parlando.
Aumento dei salari dei ricercatori e professori universitari. Bella mossa elettorale, si promettono aumenti e non si chiede niente in cambio: esultate gente la DC è tornata.
Aumentare il finanziamento pubblico alla ricerca fino ad almeno l’1.8% del Pil, evitando i finanziamenti a pioggia o destinati a progetti di scarso valore Punto ben formulato e del tutto condivisibile.
Designare un corpo qualificato di valutatori dei progetti, eventualmente integrato da esperti non italiani di riconosciuto valore. Ottimo, veramente.
Destinare una quota dei finanziamenti (10-15%) ai giovani ricercatori, con l’obiettivo di far emergere nuovi talenti. Rispetto ai punti simili dei programmi concorrenti, questa proposta ha un tocco di concretezza maggiore e pare ben formulata.
Riservare quote incentivanti di finanziamenti pubblici a gruppi di ricerca che si consorzino su progetti strategici. Punto molto poco chiaro e fumoso.
Detrazione e detassazione dell’investimento dei privati nella ricerca. Ottimo.
Maggiore coinvolgimento delle Fondazioni bancarie nei finanziamenti alle Università. E perché solo delle Fondazioni bancarie ?
Ridurre la frammentazione universitaria. Bloccare l’istituzione di nuovi atenei, ma potenziare le strutture esistenti avendo come modello i “campus universitari”. Intervento strutturale simile a quello del PD ma almeno nella sua formulazione maggiormente concreto. Individua sia l'esigenza che una possibile soluzione.
Responsabilizzare l’autonomia degli atenei attraverso meccanismi premianti e penalizzanti, collegati con parametri qualitativi delle prestazioni offerte, sia a livello di fondo ordinario di finanziamento che di stipendio del personale. Questo sembra essere un punto di una complessità realizzativa davvero molto grande. Poco concreto.
Borse di studio all’estero per studenti meritevoli, in aggiunta a quanto già previsto dalla normativa nazionale ed europea. Ottimo, anche se il problema per i nostri ragazzi non è trovare da fare all'estero ma in Italia.
Formazione: Anche qui manca del tutto l'accenno alla necessità della formazione continua per mantenete una reale competitività dei lavoratori. Solo un partito ha formulato proposte in tal senso inquadrandole nell'argomento dell'Istrizione.

Il prossimo post conterrà uno speciale sui titoli di studio dei candidati Presidente a confronto con tutti i predecessori e con i principali leader del mondo degli ultimi anni.

Edoardo Capulli

martedì 11 marzo 2008

Elezioni 2008: i programmi elettorali sull'istruzione (Sinistra Arcobaleno)

Terzo appuntamento con l'analisi dei programmi dei principali schieramenti politici che si affrontano per le prossime elezioni di aprile. Vediamo quanto viene detto da Bertinotti in relazione alla Scuola, all'Università e Ricerca ed alla Formazione. Nei precedenti post ho parlato dei programmi di Veltroni e di Berlusconi e nel prossimo parlerò di quello di Casini. Il lavoro di analisi prende come dato di partenza i programmi presentati dai partiti e scaricabili andando a vedere il mio post del 2 marzo scorso dal titolo "I programmi a confronto".

A sinistra il programma ed a destra le mie fallibili valutazioni
Scuola Una serie di obblighi dovrebbe far migliorare la peggiore tra le scuole di europa, perdippiù premiando i nostri meravigliosi insegnanti. Posto che sappiamo tutti che di bravi ve ne sono davvero manca del tutto l'idea che sia proprio da questi che bisogna ripartire parlando di merito e non di incentivi a pioggia. Manca anche qui l'interazione con il mondo dei giovani e non si vedono interventi veramente e risolutivamente strutturali.
la generalizzazione della scuola dell’infanzia Mi sembra più una misura sociale che relativa all'argomento scuola. Tuttavia è evidentemente molto buona l'intuizione di voler anticipare gli aspetti formativi generalizzandoli su tutta la popolazione, fin dalla più giovane età. Buono
l’estensione del tempo pieno e prolungato Ancora un punto che sembra prendere lo spunto dal sociale più che dalle esigenze della formazione. Tuttavia si facilitano le famiglie in cui entrambi i genitori lavorano, agevolando di conseguenza la possibilità per i fliglio di accedere alla scuola.
l’innalzamento dell’obbligo scolastico da fare nella scuola e da portare progressivamente a 18 anni Temo che questo sia un punto poco sensato. Meglio lavorare sul fatto che i ragazzi vanno a scuola per scaldare i banchi e non sono animati dalla voglia di imparare. Si avverte una qualche superficialità su questa proposta.
la valorizzazione del ruolo dell’insegnante come intellettuale educatore Guai ad inimicarsi la classe degli insegnanti. Ma da questo a definirli intellettuali, visto sempre lo stato dell'istruzione in Italia, ce ne corre. Assieme alla carota manca sempre il bastone. Non sono severo e so di cosa parlo avendo fatto l'insegnante per due anni.
Università: Un solo buono spunto sulle borse di studio poi una serie di ovvietà perdippiù prive di concretezza, laddove non si spende una parola sull'efficienza del sistema universitario. Qui sembra sia lo Stato che possa risolvere tutto da solo a botte di fondi ed assunzioni: il mondo delle favole è duro a svegliarsi.
aumentare l’investimento pubblico in alta formazione e ricerca, nel corso della prossima legislatura, per raggiungere la media dei paesi OCSE Si sente aria di economia pianificata … Il problema dell'efficienza del sistema universitario viene ridotto ad una semplice questione di fondi. Bene l'attenzione ad analisi comparative con i paese OCSE ma non deve mancare la ricerca di efficienza e merito.
estendere il diritto allo studio elevando a 20.000 euro il limite di reddito per aver diritto alla borsa di studio Mi sembra una misura molto concreta ed al passo con i tempi. Si parla tanto dell'alto costo della vita e di come abbassare il costo della spesa e poi si danno le Borse di studio a chi in teoria dovrebbe essere morto di fame da un paio di anni. Una proposta concerta e seria.
rinnovare il sistema università e ricerca, anche con il reclutamento di 3000 giovani ricercatori l’anno per i prossimi 5 anni Ecco di nuovo l'aria di economia pianificata. Aggiungere componenti e mezzi ad un sistema senza chiedere una miglioramento misurabile della sua efficacia è assurdo ed inutile.
Formazione: Suona strano che in una lista in cui si fa del ridare dignità al lavoro il punto principale, ci si scordi della formazione continua per ridare competitività alle persone a rischi di disoccupazione. Questa assenza da un tocco di superficialità che pesa molto, come nel caso del PDL.

Dopo il prossimo post sull'argomento relativi all'unico candidato rimasto (tra i quattro selezionati), uno speciale sui titoli di studio dei candidati Presidente a confronto con tutti i predecessori e con i principali leader del mondo degli ultimi anni.

Edoardo Capulli