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lunedì 21 settembre 2009

Giovani Italiani


Sono andati in Afganistan chiamati dalla NATO. Erano giovani italiani e sono morti. LEXCIVILIS li ricoda così nel giorno delle esequie.

domenica 29 marzo 2009

Libero arbitrio o Testamento biologico

Se potessimo vedere su di un grafico il numero di volte in cui il  termine "libertà" è stato pronunciato nella storia, vedremmo una lunga linea retta vicino allo zero, seguita da una costante salita a partire dal diciottesimo secolo. Chiaramente è difficile distinguere tra l'uso e l'abuso del termine. Spesso questo è stato usato come paravento ideologico od in modo contrario al significato condiviso dai più. E' sempre positivo però il fatto che se ne parli. Citata ben ventidue volte nella "Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo" e tredici nella Costituzione Italiana, la parola libertà è musica per le orecchie di chi ha a cuore il progresso civile dell'umanità.
Oggi in Italia questa parola è fortemente alla ribalta. La parte più rilevante dell'attuale maggioranza la mette in bella mostra nel nome del nuovo partito. La parte più progressista dell'opposizione si appella ad essa, proprio per contrastare il progetto di legge della maggioranza sul testamento biologico. Da libero pensatore razionale e laico ho mille argomenti per discutere queste posizioni. Tuttavia voglio portare argomenti più vicini alla cultura a cui maldestramente ed opportunisticamente si ispirano alcuni leader della maggioranza. Userò parole, non selezionate ad arte, di un Papa, perchè ritengo che spesso sia proprio da quel fronte che vengono alcuni contributi presi a pretesto per politiche non del tutto aperte alla libertà dei cittadini. Faccio quindi riemerge dal passato le parole di un uomo illuminato, grande amico di Aldo Moro e pontefice di Roma, con il nome di Paolo VI. Estraggo per questo alcune frasi dall'udienza generale di mercoledì 5 febbraio 1969, che potete trovare sul sito www.vatican.va.

Si fa oggi, come tutti sanno, molto parlare di libertà. È questo un nome che risuona dovunque si discuta dell’uomo, della sua natura, della sua storia, della sua attività, del suo diritto, del suo sviluppo. L’uomo è un essere in crescita, in movimento, in divenire; la libertà gli è necessaria. Guardando più addentro nell’essere umano, si vede che l’uomo, nell’uso delle sue facoltà spirituali, mentre è determinato dalla tendenza al bene in generale, non è determinato da alcun bene particolare; è lui stesso che si autodetermina; e chiamiamo libertà il potere che la volontà dell’uomo ha di agire senza essere costretta, né internamente, né esteriormente. E si è visto che questo libero arbitrio è così proprio dell’uomo da costituire la sua nota specificante, da fondare il titolo primo della sua dignità personale, e da conferirgli l’impronta caratteristica della sua somiglianza con Dio. 
... omissis ... 
Libertà e autorità sono tanto spesso apparsi termini antitetici. Anche ai nostri giorni la soluzione di questa antitesi pone problemi gravi, sia nel campo pedagogico, che domestico, o sociale e politico; ed anche in quello ecclesiastico. 
... omissis ... 
Non potremo progredire nella vita cristiana, né in quella ecclesiale, se non avremo progredito nell’autentico e legittimo uso della libertà. (Paolo VI 1969)

La Chiesa è fatta di uomini che in passato si sono sbagliati molte volte e su temi spesso importanti. I perdoni chiesti da Papa Giovanni Paolo II, sono l'atto di un uomo giusto che riconosceva tutto questo e cercava di porre rimedio. Oggi mi rattrista vedere le truppe del centro destra, posizionate a difesa della linea dei Valori. Non sono triste per i Valori ma per chi dovrebbe ergersi a loro difensore. In tutti questi importanti principi ci si dimentica del tutto di un dono di Dio all'Uomo: il libero arbitrio. 
L'Uomo è libero di scegliere. E' libero "di" e deve essere libero "da". La legge sul testamento biologico, come voluta da parte della maggioranza, permette all'uomo di godere di questo dono di Dio? Od ancora una volta l'oscurantismo di chi si erge a faro di Verità anche in tema di leggi civili, produrrà qualche guasto per il quale dovremo accettare altre scuse in futuro? Che la Chiesa insegni liberamente, che lo Stato educhi e tuteli le persone anche in parte da loro stesse, va bene. Che però alla fine sia lasciata all'Uomo la sua preziosa libertà di scelta. Spero che il popolo delle Libertà non voglia iniziare proprio dalla "libertà" di fare a pezzi la libertà di chi non la pensa come lui. 

domenica 8 marzo 2009

8 Marzo, una festa di Giustizia

Le donne ancora oggi faticano più degli uomini a trovare lavoro. Laddove ci riescono, guadagnano mediamente meno dei loro colleghi maschi e la loro carriera è più corta. Nel mondo politico la loro rappresentatività è numericamente troppo esigua. Nei periodi di crisi, inoltre, le donne che lavorano sono anche velatamente accusate di togliere il lavoro agli uomini. Si sentono consigliare dai loro politici di fare un buon matrimonio. Questo in Italia. Altrove in Europa ed in America le cose vanno meglio, anche sotto l'aspetto del rispetto della pari dignità e dei pari diritti. Fuori dall'occidente, la situazione è spesso poco piacevole per loro. Libertà e diritti sono conquiste ancora da raggiungere in molte parti del mondo.
Non è solo una questione di Genere ma di Giustizia, che colpisce chiunque crede nella Civiltà. Io, maschio, mi senso ferito nel vedere che nel 2008 non esiste una vera parità, e che la spinta morale a raggiungerla sembra indebolita. Stiamo lentamente rinunciando a questioni di principio e di equità. Stiamo abdicando al nostro senso civile per evitare tutte le battaglie sociali e chiuderci nei nostri problemi particolari.
Oggi, 8 marzo, voglio rendere omaggio alle più ferite tra le donne che vivono in Italia: le giovani schiave del sesso, trastullo per una moltitudine di pervertiti, che altre volte ho chiamato "puttanieri". Nel giorno della festa che ricorda la violenta carica della polizia di New York contro le operaie di una fabbrica, l'otto marzo 1857, è uscito un pensiero postumo di un Uomo giusto. Un amico, Don Giuseppe, che per tutta la sua lunga vita ha avuto la forza di predicare bene e vivere ancora meglio, è morto. Da decenni scriveva una riflessione domenicale nel suo foglio parrocchiale. Gli ultimi scritti li aveva preparati prima di morire. Dobbiamo imparare tutti ad avere veramente fame e sete di giustizia. La fonte di tale ispirazione per Don Giuseppe era Gesù. Per tanti altri può essere diversa. Ciascuno di noi però, deve assicurarsi di averla, una sua fonte.

"Parlare di giustizia da parte di Gesù è cosa molto significativa e parlarne con i termini che lui ha usato (fame e sete) ci fa veramente pensare. Intanto cominciano col riflettere sul significato di giustizia: è la dote che fa dare a ciascuno ciò che gli appartiene.
Come [Gesù] mai parla di fame e sete? Certamente perché la fame e la sete sono segni della nostra vitalità. Se uno non mangia e non beve, in brevissimo tempo cessa di vivere. la frase di Gesù "fame e sete della giustizia" ci fa capire benissimo il valore di quelle virtù, mancando le quali (come chi ha fame di pane e sete d'acqua, se ne viene privato è condannato a morire) non è possibile vivere la nostra vita spirituale.
Oggi si parla moltissimo di giustizia dai più diversi pulpiti, ma non so poi quanti la pratichino. Ci sono tante persone che parrebbero buone, giuste e pulite; invece prendono operai a nero, sottopagano chi lavora, abusano di certe circostanze per soddisfare le loro voglie malsane. È giustizia questa? Succede pure che qualcuno, proprio perché si sbaglia, froda lo stato nel pagare i tributi: è ancora giustizia questa? Non vorrei dirlo, perché è una vergogna, ma capita e non raramente, che delle persone che godono addirittura la stima della gente, con certe strane motivazioni, note soltanto a loro, abusino sessualmente di povere creature malcapitate, a cui tolgono dignità e serenità anche se ... le pagano. È ancora questa giustizia? Non commento, non mi pongo domande ma mi limito solo ad esporre alcuni fatti, come indicato qui sopra. Don Giuseppe Mancini [da dove ora è]"

martedì 20 gennaio 2009

La morte di Luigi Preti

E' morto un grande italiano. Un uomo che ha creduto e combattuto per la democrazia. Giovane antifascista, membro della Costituente, varie volte ministro. Fu tra i fondatori del Partito Socialdemocratico Italiano.

Quando ero ragazzo le pagine di un suo bellissimo libro, Giovinezza Giovinezza, mi aprirono gli occhi alle responsabilità che anche i giovani devono assumersi in politica. Si tratta di un testo sempre attuale. In un presente in cui alcuni nostri giovani, annoiati, non trovano di meglio che darsi al bullismo, la lettura di questo romanzo potrebbe essere salvifica. Grazie a Luigi Preti, buon riposo.

domenica 11 gennaio 2009

La politica in televisione, spot o fatti?

Nelle teche RAI[1] ho potuto rivedere un discorso di Alcide De Gasperi. Mi ha colpito per quanto era bello, profondo e comprensibile. Non credo di mancare di rispetto a nessuno, se dico che da allora, non abbiamo avuto più modo di ascoltare interventi politici altrettanto belli. Quello che De Gasperi comunicava con le sue parole e con la sua vita, è stato un esempio mai più raggiunto nei tempi successivi. La differenza con chi si occupa di politica oggi, è molto marcata. De Gasperi era un vero statista, un uomo di grande cultura e preparazione, un patriota, un vero servitore dello Stato. Oggi penso che di uomini e donne come lui ve ne siano molti in Italia. Nessuno di essi, probabilmente si occupa con successo di politica. Mentre il filmato del 1946 scorreva, rimanevo incantato ad ascoltare l’allora Primo Ministro parlare con quel tono vagamente enfatico che si usava allora. Mi hanno rapito il contenuto, la forza, e la coerenza che c’erano dietro alle sue parole.
Oggi purtroppo sopporto a stento gli interventi dei nostri politici, immancabilmente riportati dai telegiornali. Ho sempre l’impressione che la parte più in risalto dei notiziari televisivi, sia proprio la politica. Se non accade qualche cosa di importante, i telegiornali si aprono con una successione degli interventi dei politici. Tutti, a turno, devono fare la loro comparsa. Non serve neppure che ci sia una polemica in corso. L’occasione può essere un’inaugurazione, un convegno, una presentazione. Comunque sia, il parere dei nostri parlamentari ci giunge ogni mattina, pomeriggio e soprattutto sera, senza risparmiare praticamente nessuna edizione. Telegiornali e trasmissioni di informazione ed intrattenimento, sono un palcoscenico molto ambito da chi vuole apparire. I direttori ed i loro giornalisti evidentemente non sono in condizione di rifiutare tanta generosa partecipazione.
Trasmissioni come Omnibus, su La7, od il caffè di Corradino Mineo, di RaiNews24, trasmesso la mattina su Rai3, hanno una decisa prevalenza tra gli ospiti, proprio di politici. Parlo non a caso di due trasmissioni che mi piaccio molto, ed a cui non saprei fare alcuna critica. Nel caso della seconda, l’emittente elenca le diverse puntate su internet, ricordando anche il nome degli ospiti. Mi sembra un bell’esempio di trasparenza e di chiarezza, che molte altre trasmissioni dovrebbero imitare. Per questo motivo, sono riuscito a fare una ricostruzione su ben sessantaquattro puntate, trasmesse dal primo luglio al diciassette ottobre 2008. Per ciascuna puntata ho trovato gli ospiti, rintracciandone l’origine, politica o meno. Quindi ho fatto una tabella, riassunta nel grafico che potete vedere qui sotto.

Come si vede, la presenza di ospiti non politici, come potrebbero essere giornalisti, esperti tecnici, personaggi della cultura o della scienza, rappresenta solo il ventotto per cento del numero degli ospiti. Pur riconoscendo che il direttore Mineo è davvero un intelligente ed equilibrato moderatore, e che probabilmente la politica sia l’argomento principe della trasmissione, il settantadue per cento di presenza di politici sembra veramente tanto. Se si parla di politica, forse ci si scorda che i soggetti non sono solo i rappresentanti dei partiti, ma anche i cittadini amministrati, le associazioni e le categorie per cui si fanno le leggi, gli esperti dei settori di cui si interessa la politica, gli storici, gli analisti. Dare spazio a questo tipo di persone renderebbe più profonda la riflessione sui contenuti della politica, portando la gente a ragionare sui fatti esposti.

Spesso però anche i telegiornali diventano, su questo fronte, una raccolta di diversi pareri, senza che vi sia una buona razione di fatti. A fronte di un evento politico, ci si aspetterebbe un’ampia ed imparziale rappresentazione degli avvenimenti, alla quale far seguire al massimo i pareri degli interessati. Mancando la prima parte, le cose che accadono ci vengono direttamente presentate dalle dichiarazioni dei politici. Il giudizio degli spettatori si basa quindi sull’adesione quasi sempre scontata alla versione fornita dai rappresentanti la propria fede politica. I giornalisti non si sbilanciano, e nel contempo guadagnano la gratitudine dei rappresentanti dei partiti. Oltre che nei notiziari, la presenza dei politici è alta soprattutto nelle trasmissioni di approfondimento. Ve ne sono alcune fortemente incentrate sulla politica, come Matrix, Porta a Porta, Ballarò, Annozero, Omnibus, L’Infedele, Otto e mezzo. Oltre a queste, altre trasmissioni di intrattenimento usano con successo le apparizioni in video dei politici per fare ascolti, come Striscia la Notizia o Le Iene.
Restando ai notiziari televisivi, si può cercare di calcolare la presenza della politica e dei politici. Per questo ci si può avvalere dei dati che la AGICOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), dovrebbe raccogliere per assolvere ai suoi compiti di controllo del pluralismo sociale, politico, ed economico, nel settore della radiotelevisione. Questi dati sono disponibili, inspiegabilmente, solo fino a settembre 2008. Da allora non c’è stata più nessuna relazione in merito. Ho quindi utilizzato il rapporto “Pluralismo politico in televisione 1–30 settembre 2008”, scaricabile dal sito dell’autorità, evidenziando i tempi di presenza della politica nei telegiornali delle fasce orarie 12-14 e 19-21. I telegiornali in questione sono quelli delle tre reti RAI, delle tre Mediaset e di La7. Le tabelle AGICOM distinguono il tempo di parola del soggetto politico od istituzionale, quello di notizia, e la somma dei due, detta tempo di antenna. Per soggetto politico, si intende chi parla in rappresentanza di partiti o formazioni politiche, mentre per soggetto istituzionale, un rappresentante delle istituzioni, sia pure chiaramente un politico. Un intervento del presidente Fini, ad esempio, è conteggiato nel tempo istituzionale, a meno che non parli a nome del suo partito. Usando le guide tv, ho poi ricavato la durata complessiva dei telegiornali in questione. Questo dato potrebbe essere leggermente sovrastimato.
Il risultato è esposto nella tabella seguente.

Emerge che i rappresentanti dei partiti e delle istituzioni parlano nei principali telegiornali per il 4,8% del tempo, ossia per quasi undici, su duecentoventitre, ore di trasmissione al mese. Complessivamente l’informazione politica che si aggiunge alle parole dei politici, impegna un ulteriore 6,6% del tempo. Oltre l’undici per cento del tempo, della nostra informazione delle fasce di maggior ascolto, è diviso quasi a metà tra l’informazione istituzionale e politica, e le dichiarazioni dei politici.
Invece dei telegiornali principali, si può calcolare la durata complessiva di tutti quanti quelli trasmessi nel mese di settembre 2008. Si ottiene una valore che oscilla tra le cinquecentoottantotto e le cinquecentonovantacinque ore. L’incertezza del dato è legata alla difficoltà di ricostruire tutti gli orari a partire dalle guide tv. Ammettendo di aver fatto un errore pari ad un’ora in più od in meno, per ciascuna giornata ed emittente, la presenza in parola, notizia, o tempo di antenna, dei politici è la seguente:



Parrebbe una percentuale molto piccola. Certamente questi dati sembrano in disaccordo con la percezione di una vera occupazione dei telegiornali da parte dei politici, che accomuna molti italiani. Può esserci più di una spiegazione per questo fenomeno. Ad esempio il fatto che la politica sia quasi sempre il pezzo di apertura dei TG, rende questo tipo di argomento maggiormente evidente. Inoltre il fatto che nelle parti finali di telegiornali si trattano spesso argomenti leggeri e di costume, può far si che molte persone non li seguano fino alla fine. In tal caso il telegiornale visto, sarebbe sensibilmente più corto di quello trasmesso, e la percezione del peso percentuale della parte politica, aumenterebbe. Infine, più per completezza che per convinzione, si può dire che le statistiche siano sbagliate e diano una misura ridotta della presenza dei politici in tv.

Certamente, legandomi idealmente alle considerazioni con cui ho aperto questo capitolo, la bassa qualità degli interventi dei nostri attuali politici, spesso intrisi di polemica e vuoti di contenuti, ce li fa percepire come più pesanti, anche in durata, di quanto non siano in realtà. Il telegiornale, per molti, è una vetrina dove fare uno spot personale, quando arriva il proprio turno. La pubblicità, si sa, stufa e sembra non finire mai. Ma se tornasse a parlare ancora, qualcuno come De Gasperi, il suo discorso ci sembrerebbe sempre troppo breve. Il tempo, come tutto, è relativo.

[1] Le teche RAI sono spezzoni di trasmissioni del passato, disponibili per la visione su internet.

venerdì 6 giugno 2008

Zona grigia: il Presidente, i rifiuti, i nordisti e la Campania

In queste ore il teatrino della politica sta rappresentando un pezzo di sicuro interesse: un piccolo scontro, subito rientrato, quasi un battibecco, tra il Presidente Napolitano e parte della Lega. Lo spunto viene dal discorso che Napolitano ha tenuto il quattro giugno alla cerimonia di titolazione a Giancarlo Siani di un'aula multimediale all'Università' Suor Orsola Benincasa. Passare da Siani, coraggioso giornalista, precursore in un certo senso di Saviano e ucciso dalla camorra, ai traffici illeciti di quest'ultima è stato naturale.
Il Presidente (LINK: discorso del Presidente) ha parlato di "una battaglia non solo per la sicurezza, ma per il lavoro, per una vita e un futuro migliore, ...... che si combatte fronteggiando il crimine organizzato, realtà grave e pesante in diverse regioni del Mezzogiorno, che conosce a Napoli e in Campania una delle sue più perverse e micidiali incarnazioni". Napolitano ha parlato del coraggio di quanti combattono la camorra, di mobilitazione civile, di senso civico e di moralità rendendo omaggio alla sagacia investigativa della magistratura. Ha detto quindi che "l'impegno a colpire la camorra sta giungendo al nodo del traffico dei rifiuti tossici, in gran parte provenienti dal Nord - ne sia consapevole l'opinione pubblica delle regioni settentrionali - del traffico illegale infame delle discariche abusive sul territorio campano, non denunciate e fronteggiate negli scorsi anni al livello locale come sarebbe stato sacrosanto fare".

Non so se Napolitano scherzasse lodando la magistratura ma è certo che alla fine del discorso ha pronunciato l'intenzione di spendersi personalmente presso il Consiglio superiore della stessa per ottenere risorse e mezzi, dicendosi certo che i magistrati daranno il loro responsabile contributo alla migliore definizione delle misure urgenti. Forse come a dire: "Fino ad ora avete dormito ma da oggi tutti in riga e pedalare".

Nel discorso colpisce come il Presidente non ascriva nessuna colpa o grave responsabilità alla classe politica se non a quella locale: non colpe ma semplici mancanze.

Sembra strano come alla fine di tutto, quello che risulta parzialmente stonato in un discorso sostanzialmente equilibrato, sia l'ammonimento all'opinione pubblica delle regioni settentrionali di rendersi consapevole che i rifiuti tossici che hanno appestato la Campania venivano dal nord. Di qui il risentimento della Lega, forse troppo permalosa quando si toccano certe corde. (LINK ad articolo stampa).

Sinceramente credo che il fatto che ha portato la regione del Presidente ad essere la discarica abusiva del nord, riguarda solamente la Campania. Quando alcuni industriali disonesti del nord hanno cercato di smaltire i loro rifiuti tossici, hanno probabilmente trovato occhi aperti e cittadini vigili altrove. La scelta campana deriva dalla natura del tessuto sociale e politico di quella regione e non dalla disattenzione dei cittadini "nordisti" (a me piace di più "nordici"). Perché non sono riusciti a smaltire le loro porcherie in Slovenia o in Piemonte od ancora in Sicilia ? Se poi si vedono anche con chiarezza i collegamenti tra la camorra e l'attuale crisi dei rifiuti, non c'è nulla che la gente del nord possa fare se non scuotere la testa o dare l'esempio di una migliore gestione locale degli enti e della giustizia.
Amo la Napoli vera, quella che parla di coraggio, di sentimento e quella che rimane l'ultima frontiera delle scuole di filosofia, rifugio di avanguardie culturali e simbolo di profonda umanità, soffocata da un morbo sociale che la umilia. La massa dei magistrati campani (alcuni dobbiamo non solo salvarli ma elogiarli) saranno certamente "sagaci investigatori" ma mi chiedo dove saremmo oggi se "Mani pulite" avesse dovuto sbocciare a Napoli.

Tirando le somme, sono sinceramente grato all'Italia per aver espresso questo Presidente pacato, colto ed esperto politico. Con il cuore dei miei passati vent'anni però mi immagino il Presidente della Repubblica come una sorta di super eroe dalle sembianze del grande Sandro Pertini. Lo immagino a Napoli dove avrebbe potuto dire: "E allora, cari Italiani, la situazione è grave, drammatica. Qui nessuno, da molti anni, ha avuto a cuore davvero il proprio dovere ed i pochi che nuotavano contro corrente, animati dal senso di giustizia, sono stati spesso sconfitti. La politica nazionale ha coperto con i lunghi ritardi delle leggi contro i reati ambientali, i traffici illegali della camorra. La politica locale si è scordata di tutelare il territorio ed i cittadini. Qui un'alleanza perversa di malaffare, camorra, uomini e partiti ha mortificato da sempre le aspirazioni della gente e sopratutto dei giovani, nevvero, di avere un futuro libero ed un lavoro. Cosa ci stanno a fare il Presidente della Regione ed i sindaci al loro posto oggi ? Cosa ci stanno a fare quei magistrati che cavillano sulle leggi senza coglierne il senso squisitamente di servizio per il popolo e per la libertà ? Perdinci, ho letto il libro Gomorra e penso dovrebbero distribuirlo nelle scuole italiane. Ho il cuore che sanguina per quei giovani che a Napoli amano la loro terra per quanto è bella mentre per altri versi devono odiarla per quanto è avvelenata. La battaglia per Napoli e per la Campania è la battaglia di tutta l'Italia contro le forze prepotenti della corruzione. Che nessuno si esoneri dal dare un suo utile contributo. Che da oggi tremino quelli che devono fare e che non fanno."

Ma questo è solo un sogno. Tutti i Presidenti italiani di oggi sono pacati ed attempati attori del sempre aperto teatrino della politica. Se non altro sono buoni a darci di tanto in tanto qualche polemichetta che ci faccia dividere in pro e contro per qualche sciocchezza, mai per fatti reali o scelte concrete.

domenica 18 maggio 2008

Lo strano male che portò Iacopo Ortis al secondo girone del settimo cerchio

"Uomini fummo, e or siam fatti sterpi: ben dovrebb' esser la tua man più pia, se state fossimo anime di serpi".

Questa invocazione ci viene da 700 anni nel passato e narra di coloro che, essendo nostri fratelli, presi dalla più feroce disperazione per le ingiurie della vita, decidono di farla finita. Verso i più deboli o semplicemente i più sfortunati, volgiamo la nostra attenzione quando è troppo tardi. In questi giorni, un mio coetaneo si dice schiacciato da una morsa chiamata disperazione, non lontano da dove scrivo non ha più retto al carico per lui troppo gravoso. Non ha trovato sul suo cammino un'anima amorevole che lo sollevasse dal suo fardello ed ora riposa in pace nel ricordo di chi lo conosceva, accompagnato dalla commozione di chi si interroga su come possano succedere queste cose.
Ma queste cose, i suicidi, accadono in Italia con una frequenza di circa 4.000 casi accertati all'anno. Stiamo parlando di un caso ogni 6.000 famiglie circa, ogni anno. Ho accostato questo fatto recente a quello ben più noto, anche a causa di qualche strumentalizzazione elettorale di cattivo gusto, dell'operaio a tempo determinato della Thyssen. Questo ragazzo, anche lui con moglie e due figli, non ha retto alla notizia di non essere riconfermato al suo posto di lavoro. Ed ancora ieri un giovane si è dato fuoco, seguendo le orme del padre, erede di una disperazione "genetica", di una predestinazione perversa.
Sul fronte dei suicidi non mi sembra ci sia una particolare attenzione istituzionale o sociale in tema di studio o di prevenzione. Sembra invece che la cosa venga liquidata come una sorta di problema medico o psicologico del suicida. Non mi sembra siano universalmente noti interventi seri e strutturali volti ad alleviare anche quelli che invece sono i problemi concreti che scatenano questa smisurata reazione. Tutti i comuni hanno i servizi sociali a cui le persone in difficoltà possono rivolgersi ma un vero intervento organizzato con lo scopo di salvare queste 4.000 vite all'anno, pare non esserci. E dire invece che alcuni studi si dimostrano ottimisti sulle possibilità di limitare questo flagello (LINK ad articolo di Tempo Medico), mentre altri analizzano il fenomeno in maniera molto approfondita (LINK a documento dell'OMS sulla Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio).
Da inesperto mi viene da semplificare pensando: "una persona veramente disperata, tanto da meditare il suicidio, a chi può rivolgersi per avere un aiuto concreto ?". Non è possibile istituire un soggetto che possa essere l'ultimo riferimento dei disperati oltre ogni limite ? Può esistere una sorta di Croce Rossa da far conoscere in modo che chiunque si senta veramente abbandonato abbia almeno un riferimento ? A fine marzo 2008, la Corte di conti citava , ripresa dalla stampa, oltre 110 enti inutili che gravano da anni sul bilancio dello Stato. Con la sola manovre Finanziaria 2008, il Governo si riprometteva di recuperare circa 400 milioni di Euro, semplicemente con un "giro di vite" sul loro ridimensionamento. Anche solo una parte di questo importo potrebbe costituire la base per avviare un intervento di un soggetto giuridico capace di affrontare in modo concreto questa piaga.
Un organismo di tale specie, avendo natura di diritto pubblico, potrebbe molto velocemente coordinare quelle forze che sul territorio sono già schierate, come i servizi sociali comunali, le ASL, le prefetture, le associazioni. Individuata una persona in difficoltà ci si attiverebbe per un immediato sostegno, mentre comunque si farebbero le adeguate verifiche. La persona veramente disperata dovrebbe essere seguita nel suo percorso di uscita da tale stato. Forse lo Stato dovrebbe occuparsi di rendere concreti sogni come questo. Forse dovremmo pensare a come rende noi stessi meno sordi alle sofferenze di chi conosciamo.

sabato 26 gennaio 2008

Voto o non voto.

Che tristezza in questi giorni, in queste ultime settimane. Sembra quasi che di "civile" in Italia rimanga davvero poco. Quanto è accaduto negli ultimi anni merita una seria riflessione. Senza la presunzione di essere capace di fare un'analisi di una storia così complicata, faccio solo alcune brevi riflessioni. Metto un po di materiale sul tavolo e chissà che non venga fuori un quadro d'insieme.

Pensieri in ordine sparso:
  • Prodi ha sempre battuto Berlusconi alle elezioni;
  • Prodi non è mai riuscito a durare al governo, tradito dai suoi alleati;
  • Berlusconi, pochi mesi prima delle ultime elezioni, sapeva che avrebbe molto probabilmente perso e per questo ha fatto una legge elettorale che avrebbe lasciato vita breve al governo che gli sarebbe succeduto;
  • La legge elettorale con cui abbiamo votato nel 2006 è stata votata al Senato dalla sola maggioranza (160 voti a favore contro 119 contrari, su un numero di senatori di centro-destra pari almeno a 167);
  • La legge elettorale è stata definita dall'ex ministro Calderoli, che ha ammesso di averla scritta proprio con l'intenzione di danneggiare la sinistra vincitura, una porcata;
  • Prodi ha sempre guidato alleanze molto eterogenee e composite: troppi soggetti, troppo diversi;
  • L'elemento maggiormente unificante delle coalizioni di Prodi è sempre stato l'anti-Berlusconismo, seguito a distanza da una riconosciuta competenza nel dominare l'economia;
  • Mastella parte democristiano, e nel 1994 è ministro del Lavoro del primo governo Berlusconi; nel 1998 appoggia il governo D'Alema, abbandonando l'alleanza prima con Casini e poi con Cossiga e Buttiglione; nel 2002 l'UDEUR (l'ultimo partito di Mastella) decide l'ingresso nella Margherita ma subito dopo, pur rimanendo nel centrosinistra durante il secondo governo Berlusconi, cambia idea; nel 2005 una piccola crisi di rapporto con la grande alleanza messa in piedi da Prodi, subito rientrata, per arrivare al secondo governo Prodi;
  • La Corte Costituzionale decide positivamente a metà gennaio 2008 sull'ammissibilità del referendum elettorale;
  • Se non viene cambiata subito la Legge elettorale, ci si aspetta che al Referendum gli italiani si regalino un parlamento semplificato e popolato da poche liste, molto forti: i piccoli partiti sono forse destinati all'estinzione; l'eventuale scioglimento delle camere farebbe slittare di un anno il referendum;
  • Nell'attuale parlamento il gruppo Popolari-UDEUR pesa il 2,2% (14 parlamentari su 630);
  • La creazione del Partito Democratico e le forti doti di leadership che tutti ci aspettiamo da Walter Veltroni, fanno pensare che anche nel centrodestra ci si avvii ad una semplificazione; le due maggiori formazioni politiche hanno in linea generale interesse a trovare un accordo sulla legge elettorale che le metta al riparo dai partitini;
  • Berlusconi il 25 novembre scorso ha definito "ectoplasma" (Wiki-ectoplasma) la Casa delle Libertà, accusando i suoi alleati (forse non del tutto a torto) di avergli fatto perdere le ultime elezioni; da quel momento nel centrodestra sono letti separati e frecciate continue, solo fino alla caduta di Prodi, ovviamente;
  • Un sondaggio IPSOS diffuso a Ballarò il 22 gennaio dimostra che tolti un 25% di indecisi, gli elettori oggi sarebbero oggi al 57% con il centrodestra, al 42% con i Democratici e la sinistra: una bella occasione per correre alle urne, si sarebbe detto Berlusconi;
  • Il gradimento per il futuro premier, da parte degli elettori, secondo lo stesso sondaggio citato poco prima, vede Walter Veltroni sostanzialmente unico candidato della sinistra e Gianfranco Fini superare Berlusconi nel centrodestra, mentre subito dietro si accodano Luca Cordero di Montezemolo e Mario Draghi;
  • Con il senno del poi, sembra chiaro che l'affaire delle Legge elettorale, stimolato dal Referendum, sia stato il vero scoglio su cui si è incagliato il governo Prodi: infatti il possibile accordo tra F.I. e P.D. metteva a forte rischio l'esistenza dei piccoli partiti ai quali non rimaneva che far cadere il governo o la legislatura;
  • Se cade il governo ci sono quattro principali vie di uscita:
    • lo scioglimento delle camere e nuove elezioni con la vecchia legge elettorale (la porcata), con una probabile vittoria della coalizione di centrodestra che avrebbe a sua volta una piccola maggioranza al senato ma in compenso rivaluterebbe moltissimo l'immagine dei Senatori a vita; il referendum si riaffaccerebbe alle porte tra un anno a meno di una nuova legge elettorale che metta d'accordo i partiti delle futura maggioranza (è pur vero che l'accordo sulla legge attuale lo hanno trovato);
    • come sopra ma con la sorpresa che gli italiani votano per una coalizione di Walter Veltroni che sembra avere un'alta popolarità; in tal caso il povero Walter avrebbe pressoché gli stessi problemi di Prodi e sarebbe strangolato dal ricatto dei partitini; sarebbe più difficile evitare il referendum ed il governo forse avrebbe vita breve;
    • si trova un accordo per un governo di scopo per rifare la legge elettorale e tenere le redini dell'economia fino a nuove elezioni da fare entro l'anno; gioca contro quest'ipotesi la spiacevole tendenza a durare nel tempo delle soluzioni provvisorie, vuoi anche per una particolare forma di affetto che lega i ministri alle loro poltrone (Mastella solo apparentemente non ne sarebbe soggetto);
    • F.I., pur spinta dalla prospettiva di vincere, dopo una maggiore riflessione, non trova più tanto attraente andare subito ad elezioni, vuoi perché potrebbe profilarsi una candidatura di Fini contro Berlusconi o perché il bloccarla potrebbe minare alla base la salute del governo che verrà, precipitandolo nella situazione che ha affondato Prodi; ci si avvia quindi verso un governo di scopo sostenuto da F.I. e dal P.D. (53% delle forze parlamentari attuali) che rediga una legge elettorale volta a risolvere il problema dei micro partiti.
  • L'Italia è un paese fermo, immobile, bloccato da un sistema politico ipertrofico che lo strangola;
  • Il merito non è più da tempo un parametro utile per accedere alle migliori posizioni o per farsi strada; il paese è asfissiato da una serie di caste (non c'è solo quella dei politici), a partire dai notai, gli avvocati, i commercialisti, i giornalisti, i professori universitari, i medici, i farmacisti; l'evoluzione in "casta" sta contagiando molti settori ed oggi le categorie scendono in lotta non più per difendere i loro diritti ma i loro privilegi ingiustificati;
  • L'elenco del punto precedente non vuole generalizzare ma vuole difendere la grande maggioranza delle persone che operano i mestieri e le professioni citate che con sempre maggior fatica emergono solo per le loro capacità e che vengono arruolati e spesso soggiogati da una minoranza malandrina;
  • Mastella si dimette e ci racconta che lo fa per difendere i cittadini (si riferisce due in particolare) attaccati da una magistratura scorretta; lo fa per noi, insomma...;
  • Cuffaro viene condannato a cinque anni per reati che in Sicilia vogliono dire molto e dice che rimane al suo posto ma poi, forse perché spinto con forza dal mondo produttivo, si dimette;
  • I politici italiani, molti anche se non tutti, vengono intercettati al telefono ed emerge un mondo di uno squallore, di una scurrilità e di una meschinità infinite; quindi sentono nascere nei loro petti il desiderio di difendere i poveri cittadini italiani da queste intercettazioni;
  • Io non so cosa ne pensino i miei colleghi, cittadini italiani, ma io non avrei alcun problema ne nulla da nascondere se pubblicassero mie intercettazioni e soprattutto non dovrei pietosamente blaterare che "si tratta comunque di fatti penalmente non rilevanti";
  • In qualsiasi paese del mondo, un membro dell'esecutivo che utilizzasse un mezzo di servizio per fini personali si dimetterebbe pieno di vergogna, nello sdegno generale; qui in Italia questo malcostume diventa uno status-symbol;
  • Per giorni le mie orecchie e la mia pur modesta intelligenza dovranno essere feriti dalle dichiarazioni di politici molto premurosi che come i maiali della famosa fattoria di Orwell, ci spiegheranno che si dovrà andare a votare subito per ridare la parola a noi; loro si sacrificheranno e saranno rieletti (come i maiali si cibavano del latte e delle mele) per il bene del paese, per il bene nostro e della democrazia;
  • Aristotele però già sapeva oltre duemila anni fa che la democrazia è quando comandano i molti e non quando perdurano ed imperversano i pochi, per di più sempre gli stessi;
  • Sempre Aristotele aveva chiaro un po di anni fa che se governano sempre gli stessi, ricchi e pochi, si deve parlare di oligarchia e non di altro.
  • L'articolo 48 della Costituzione ci ricorda che l'esercizio del voto è un dovere civico ma lo rimane anche laddove questo "esercizio" viene fortemente svuotato, da parte di chi ci ha servito questa legge elettorale, di qualsiasi possibilità reale di scelta ?
  • E se gli italiani esercitassero questo dovere civico mettendo un bel 4 meno sulla scheda elettorale, come "voto" alla classe politica oligarchica che gli sottrae il latte e le mele ?
Riflessioni a ruota libera, solo pensieri, forse anche un po confusi: nessuna vera analisi e nessun giudizio, c'è tempo.

NOTA: nei punti precedenti parlo di "maiali" delle "fattoria di Orwell" e poi ancora di "latte e mele". Si tratta di una citazione letteraria dal libro "Animal Farm", in italiano "La Fattoria degli animali" di Georgw Orwell. Chi è interessato può capire meglio leggendo la parte finale del III Capitolo.


Edoardo Capulli

martedì 22 gennaio 2008

Il fondamento della democrazia ( Aristotele, Politica, 1317 a 40 - b 13 )

Il fondamento dell’ordinamento democratico è la libertà ( questo infatti usiamo dire, che la sola forma di governo è godere della libertà: dicono infatti che ogni democrazia abbia questo proposito ). Il primo fondamento della democrazia, poi, è comandare ed essere comandati alternativamente. Ed infatti è giusto, democratico ed egualitario considerare non in base al valore ma al numero, e, se questo è giusto, è necessario che il popolo abbia il potere e, ciò che soddisfi la maggioranza sia anche il giusto ed il fine. Dicono infatti che è necessario che ciascun cittadino possegga il medesimo potere, cosicché in democrazia abbiano più potere coloro che sono senza mezzi di coloro che ne hanno molti; infatti sono di più, perché si è deciso che abbia valore ciò che è parso meglio alla maggioranza. Questa è la prima dimostrazione della libertà, che tutti i sostenitori della democrazia ritengono tratto caratteristico della loro forma di governo; in secondo luogo poter vivere come ciascuno desidera: questo dicono che sia il compito della democrazia, benchè allo schiavo non sia concesso di vivere come desidera.
(testo e traduzione dal sito http://www.antiqvitas.it/)