
Sono andati in Afganistan chiamati dalla NATO. Erano giovani italiani e sono morti. LEXCIVILIS li ricoda così nel giorno delle esequie.
Non norme attinenti al Diritto Civile ma riflessioni su un concetto di Legge che possa meritare l'aggettivo "civile" per il particolare valore intrinseco in termini di rispetto dei diritti privati e sociali dei cittadini.


E' morto un grande italiano. Un uomo che ha creduto e combattuto per la democrazia. Giovane antifascista, membro della Costituente, varie volte ministro. Fu tra i fondatori del Partito Socialdemocratico Italiano.
Nelle teche RAI[1] ho potuto rivedere un discorso di Alcide De Gasperi. Mi ha colpito per quanto era bello, profondo e comprensibile. Non credo di mancare di rispetto a nessuno, se dico che da allora, non abbiamo avuto più modo di ascoltare interventi politici altrettanto belli. Quello che De Gasperi comunicava con le sue parole e con la sua vita, è stato un esempio mai più raggiunto nei tempi successivi. La differenza con chi si occupa di politica oggi, è molto marcata. De Gasperi era un vero statista, un uomo di grande cultura e preparazione, un patriota, un vero servitore dello Stato. Oggi penso che di uomini e donne come lui ve ne siano molti in Italia. Nessuno di essi, probabilmente si occupa con successo di politica. Mentre il filmato del 1946 scorreva, rimanevo incantato ad ascoltare l’allora Primo Ministro parlare con quel tono vagamente enfatico che si usava allora. Mi hanno rapito il contenuto, la forza, e la coerenza che c’erano dietro alle sue parole.Come si vede, la presenza di ospiti non politici, come potrebbero essere giornalisti, esperti tecnici, personaggi della cultura o della scienza, rappresenta solo il ventotto per cento del numero degli ospiti. Pur riconoscendo che il direttore Mineo è davvero un intelligente ed equilibrato moderatore, e che probabilmente la politica sia l’argomento principe della trasmissione, il settantadue per cento di presenza di politici sembra veramente tanto. Se si parla di politica, forse ci si scorda che i soggetti non sono solo i rappresentanti dei partiti, ma anche i cittadini amministrati, le associazioni e le categorie per cui si fanno le leggi, gli esperti dei settori di cui si interessa la politica, gli storici, gli analisti. Dare spazio a questo tipo di persone renderebbe più profonda la riflessione sui contenuti della politica, portando la gente a ragionare sui fatti esposti.
Spesso però anche i telegiornali diventano, su questo fronte, una raccolta di diversi pareri, senza che vi sia una buona razione di fatti. A fronte di un evento politico, ci si aspetterebbe un’ampia ed imparziale rappresentazione degli avvenimenti, alla quale far seguire al massimo i pareri degli interessati. Mancando la prima parte, le cose che accadono ci vengono direttamente presentate dalle dichiarazioni dei politici. Il giudizio degli spettatori si basa quindi sull’adesione quasi sempre scontata alla versione fornita dai rappresentanti la propria fede politica. I giornalisti non si sbilanciano, e nel contempo guadagnano la gratitudine dei rappresentanti dei partiti. Oltre che nei notiziari, la presenza dei politici è alta soprattutto nelle trasmissioni di approfondimento. Ve ne sono alcune fortemente incentrate sulla politica, come Matrix, Porta a Porta, Ballarò, Annozero, Omnibus, L’Infedele, Otto e mezzo. Oltre a queste, altre trasmissioni di intrattenimento usano con successo le apparizioni in video dei politici per fare ascolti, come Striscia la Notizia o Le Iene.
Restando ai notiziari televisivi, si può cercare di calcolare la presenza della politica e dei politici. Per questo ci si può avvalere dei dati che la AGICOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), dovrebbe raccogliere per assolvere ai suoi compiti di controllo del pluralismo sociale, politico, ed economico, nel settore della radiotelevisione. Questi dati sono disponibili, inspiegabilmente, solo fino a settembre 2008. Da allora non c’è stata più nessuna relazione in merito. Ho quindi utilizzato il rapporto “Pluralismo politico in televisione 1–30 settembre 2008”, scaricabile dal sito dell’autorità, evidenziando i tempi di presenza della politica nei telegiornali delle fasce orarie 12-14 e 19-21. I telegiornali in questione sono quelli delle tre reti RAI, delle tre Mediaset e di La7. Le tabelle AGICOM distinguono il tempo di parola del soggetto politico od istituzionale, quello di notizia, e la somma dei due, detta tempo di antenna. Per soggetto politico, si intende chi parla in rappresentanza di partiti o formazioni politiche, mentre per soggetto istituzionale, un rappresentante delle istituzioni, sia pure chiaramente un politico. Un intervento del presidente Fini, ad esempio, è conteggiato nel tempo istituzionale, a meno che non parli a nome del suo partito. Usando le guide tv, ho poi ricavato la durata complessiva dei telegiornali in questione. Questo dato potrebbe essere leggermente sovrastimato.
Il risultato è esposto nella tabella seguente.

Emerge che i rappresentanti dei partiti e delle istituzioni parlano nei principali telegiornali per il 4,8% del tempo, ossia per quasi undici, su duecentoventitre, ore di trasmissione al mese. Complessivamente l’informazione politica che si aggiunge alle parole dei politici, impegna un ulteriore 6,6% del tempo. Oltre l’undici per cento del tempo, della nostra informazione delle fasce di maggior ascolto, è diviso quasi a metà tra l’informazione istituzionale e politica, e le dichiarazioni dei politici.
Invece dei telegiornali principali, si può calcolare la durata complessiva di tutti quanti quelli trasmessi nel mese di settembre 2008. Si ottiene una valore che oscilla tra le cinquecentoottantotto e le cinquecentonovantacinque ore. L’incertezza del dato è legata alla difficoltà di ricostruire tutti gli orari a partire dalle guide tv. Ammettendo di aver fatto un errore pari ad un’ora in più od in meno, per ciascuna giornata ed emittente, la presenza in parola, notizia, o tempo di antenna, dei politici è la seguente:
Parrebbe una percentuale molto piccola. Certamente questi dati sembrano in disaccordo con la percezione di una vera occupazione dei telegiornali da parte dei politici, che accomuna molti italiani. Può esserci più di una spiegazione per questo fenomeno. Ad esempio il fatto che la politica sia quasi sempre il pezzo di apertura dei TG, rende questo tipo di argomento maggiormente evidente. Inoltre il fatto che nelle parti finali di telegiornali si trattano spesso argomenti leggeri e di costume, può far si che molte persone non li seguano fino alla fine. In tal caso il telegiornale visto, sarebbe sensibilmente più corto di quello trasmesso, e la percezione del peso percentuale della parte politica, aumenterebbe. Infine, più per completezza che per convinzione, si può dire che le statistiche siano sbagliate e diano una misura ridotta della presenza dei politici in tv.
Certamente, legandomi idealmente alle considerazioni con cui ho aperto questo capitolo, la bassa qualità degli interventi dei nostri attuali politici, spesso intrisi di polemica e vuoti di contenuti, ce li fa percepire come più pesanti, anche in durata, di quanto non siano in realtà. Il telegiornale, per molti, è una vetrina dove fare uno spot personale, quando arriva il proprio turno. La pubblicità, si sa, stufa e sembra non finire mai. Ma se tornasse a parlare ancora, qualcuno come De Gasperi, il suo discorso ci sembrerebbe sempre troppo breve. Il tempo, come tutto, è relativo.
[1] Le teche RAI sono spezzoni di trasmissioni del passato, disponibili per la visione su internet.
In queste ore il teatrino della politica sta rappresentando un pezzo di sicuro interesse: un piccolo scontro, subito rientrato, quasi un battibecco, tra il Presidente Napolitano e parte della Lega. Lo spunto viene dal discorso che Napolitano ha tenuto il quattro giugno alla cerimonia di titolazione a Giancarlo Siani di un'aula multimediale all'Università' Suor Orsola Benincasa. Passare da Siani, coraggioso giornalista, precursore in un certo senso di Saviano e ucciso dalla camorra, ai traffici illeciti di quest'ultima è stato naturale.
Tirando le somme, sono sinceramente grato all'Italia per aver espresso questo Presidente pacato, colto ed esperto politico. Con il cuore dei miei passati vent'anni però mi immagino il Presidente della Repubblica come una sorta di super eroe dalle sembianze del grande Sandro Pertini. Lo immagino a Napoli dove avrebbe potuto dire: "E allora, cari Italiani, la situazione è grave, drammatica. Qui nessuno, da molti anni, ha avuto a cuore davvero il proprio dovere ed i pochi che nuotavano contro corrente, animati dal senso di giustizia, sono stati spesso sconfitti. La politica nazionale ha coperto con i lunghi ritardi delle leggi contro i reati ambientali, i traffici illegali della camorra. La politica locale si è scordata di tutelare il territorio ed i cittadini. Qui un'alleanza perversa di malaffare, camorra, uomini e partiti ha mortificato da sempre le aspirazioni della gente e sopratutto dei giovani, nevvero, di avere un futuro libero ed un lavoro. Cosa ci stanno a fare il Presidente della Regione ed i sindaci al loro posto oggi ? Cosa ci stanno a fare quei magistrati che cavillano sulle leggi senza coglierne il senso squisitamente di servizio per il popolo e per la libertà ? Perdinci, ho letto il libro Gomorra e penso dovrebbero distribuirlo nelle scuole italiane. Ho il cuore che sanguina per quei giovani che a Napoli amano la loro terra per quanto è bella mentre per altri versi devono odiarla per quanto è avvelenata. La battaglia per Napoli e per la Campania è la battaglia di tutta l'Italia contro le forze prepotenti della corruzione. Che nessuno si esoneri dal dare un suo utile contributo. Che da oggi tremino quelli che devono fare e che non fanno."
"Uomini fummo, e or siam fatti sterpi: ben dovrebb' esser la tua man più pia, se state fossimo anime di serpi".
sociali a cui le persone in difficoltà possono rivolgersi ma un vero intervento organizzato con lo scopo di salvare queste 4.000 vite all'anno, pare non esserci. E dire invece che alcuni studi si dimostrano ottimisti sulle possibilità di limitare questo flagello (LINK ad articolo di Tempo Medico), mentre altri analizzano il fenomeno in maniera molto approfondita (LINK a documento dell'OMS sulla Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio).|
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