sabato 26 gennaio 2008

Voto o non voto.

Che tristezza in questi giorni, in queste ultime settimane. Sembra quasi che di "civile" in Italia rimanga davvero poco. Quanto è accaduto negli ultimi anni merita una seria riflessione. Senza la presunzione di essere capace di fare un'analisi di una storia così complicata, faccio solo alcune brevi riflessioni. Metto un po di materiale sul tavolo e chissà che non venga fuori un quadro d'insieme.

Pensieri in ordine sparso:
  • Prodi ha sempre battuto Berlusconi alle elezioni;
  • Prodi non è mai riuscito a durare al governo, tradito dai suoi alleati;
  • Berlusconi, pochi mesi prima delle ultime elezioni, sapeva che avrebbe molto probabilmente perso e per questo ha fatto una legge elettorale che avrebbe lasciato vita breve al governo che gli sarebbe succeduto;
  • La legge elettorale con cui abbiamo votato nel 2006 è stata votata al Senato dalla sola maggioranza (160 voti a favore contro 119 contrari, su un numero di senatori di centro-destra pari almeno a 167);
  • La legge elettorale è stata definita dall'ex ministro Calderoli, che ha ammesso di averla scritta proprio con l'intenzione di danneggiare la sinistra vincitura, una porcata;
  • Prodi ha sempre guidato alleanze molto eterogenee e composite: troppi soggetti, troppo diversi;
  • L'elemento maggiormente unificante delle coalizioni di Prodi è sempre stato l'anti-Berlusconismo, seguito a distanza da una riconosciuta competenza nel dominare l'economia;
  • Mastella parte democristiano, e nel 1994 è ministro del Lavoro del primo governo Berlusconi; nel 1998 appoggia il governo D'Alema, abbandonando l'alleanza prima con Casini e poi con Cossiga e Buttiglione; nel 2002 l'UDEUR (l'ultimo partito di Mastella) decide l'ingresso nella Margherita ma subito dopo, pur rimanendo nel centrosinistra durante il secondo governo Berlusconi, cambia idea; nel 2005 una piccola crisi di rapporto con la grande alleanza messa in piedi da Prodi, subito rientrata, per arrivare al secondo governo Prodi;
  • La Corte Costituzionale decide positivamente a metà gennaio 2008 sull'ammissibilità del referendum elettorale;
  • Se non viene cambiata subito la Legge elettorale, ci si aspetta che al Referendum gli italiani si regalino un parlamento semplificato e popolato da poche liste, molto forti: i piccoli partiti sono forse destinati all'estinzione; l'eventuale scioglimento delle camere farebbe slittare di un anno il referendum;
  • Nell'attuale parlamento il gruppo Popolari-UDEUR pesa il 2,2% (14 parlamentari su 630);
  • La creazione del Partito Democratico e le forti doti di leadership che tutti ci aspettiamo da Walter Veltroni, fanno pensare che anche nel centrodestra ci si avvii ad una semplificazione; le due maggiori formazioni politiche hanno in linea generale interesse a trovare un accordo sulla legge elettorale che le metta al riparo dai partitini;
  • Berlusconi il 25 novembre scorso ha definito "ectoplasma" (Wiki-ectoplasma) la Casa delle Libertà, accusando i suoi alleati (forse non del tutto a torto) di avergli fatto perdere le ultime elezioni; da quel momento nel centrodestra sono letti separati e frecciate continue, solo fino alla caduta di Prodi, ovviamente;
  • Un sondaggio IPSOS diffuso a Ballarò il 22 gennaio dimostra che tolti un 25% di indecisi, gli elettori oggi sarebbero oggi al 57% con il centrodestra, al 42% con i Democratici e la sinistra: una bella occasione per correre alle urne, si sarebbe detto Berlusconi;
  • Il gradimento per il futuro premier, da parte degli elettori, secondo lo stesso sondaggio citato poco prima, vede Walter Veltroni sostanzialmente unico candidato della sinistra e Gianfranco Fini superare Berlusconi nel centrodestra, mentre subito dietro si accodano Luca Cordero di Montezemolo e Mario Draghi;
  • Con il senno del poi, sembra chiaro che l'affaire delle Legge elettorale, stimolato dal Referendum, sia stato il vero scoglio su cui si è incagliato il governo Prodi: infatti il possibile accordo tra F.I. e P.D. metteva a forte rischio l'esistenza dei piccoli partiti ai quali non rimaneva che far cadere il governo o la legislatura;
  • Se cade il governo ci sono quattro principali vie di uscita:
    • lo scioglimento delle camere e nuove elezioni con la vecchia legge elettorale (la porcata), con una probabile vittoria della coalizione di centrodestra che avrebbe a sua volta una piccola maggioranza al senato ma in compenso rivaluterebbe moltissimo l'immagine dei Senatori a vita; il referendum si riaffaccerebbe alle porte tra un anno a meno di una nuova legge elettorale che metta d'accordo i partiti delle futura maggioranza (è pur vero che l'accordo sulla legge attuale lo hanno trovato);
    • come sopra ma con la sorpresa che gli italiani votano per una coalizione di Walter Veltroni che sembra avere un'alta popolarità; in tal caso il povero Walter avrebbe pressoché gli stessi problemi di Prodi e sarebbe strangolato dal ricatto dei partitini; sarebbe più difficile evitare il referendum ed il governo forse avrebbe vita breve;
    • si trova un accordo per un governo di scopo per rifare la legge elettorale e tenere le redini dell'economia fino a nuove elezioni da fare entro l'anno; gioca contro quest'ipotesi la spiacevole tendenza a durare nel tempo delle soluzioni provvisorie, vuoi anche per una particolare forma di affetto che lega i ministri alle loro poltrone (Mastella solo apparentemente non ne sarebbe soggetto);
    • F.I., pur spinta dalla prospettiva di vincere, dopo una maggiore riflessione, non trova più tanto attraente andare subito ad elezioni, vuoi perché potrebbe profilarsi una candidatura di Fini contro Berlusconi o perché il bloccarla potrebbe minare alla base la salute del governo che verrà, precipitandolo nella situazione che ha affondato Prodi; ci si avvia quindi verso un governo di scopo sostenuto da F.I. e dal P.D. (53% delle forze parlamentari attuali) che rediga una legge elettorale volta a risolvere il problema dei micro partiti.
  • L'Italia è un paese fermo, immobile, bloccato da un sistema politico ipertrofico che lo strangola;
  • Il merito non è più da tempo un parametro utile per accedere alle migliori posizioni o per farsi strada; il paese è asfissiato da una serie di caste (non c'è solo quella dei politici), a partire dai notai, gli avvocati, i commercialisti, i giornalisti, i professori universitari, i medici, i farmacisti; l'evoluzione in "casta" sta contagiando molti settori ed oggi le categorie scendono in lotta non più per difendere i loro diritti ma i loro privilegi ingiustificati;
  • L'elenco del punto precedente non vuole generalizzare ma vuole difendere la grande maggioranza delle persone che operano i mestieri e le professioni citate che con sempre maggior fatica emergono solo per le loro capacità e che vengono arruolati e spesso soggiogati da una minoranza malandrina;
  • Mastella si dimette e ci racconta che lo fa per difendere i cittadini (si riferisce due in particolare) attaccati da una magistratura scorretta; lo fa per noi, insomma...;
  • Cuffaro viene condannato a cinque anni per reati che in Sicilia vogliono dire molto e dice che rimane al suo posto ma poi, forse perché spinto con forza dal mondo produttivo, si dimette;
  • I politici italiani, molti anche se non tutti, vengono intercettati al telefono ed emerge un mondo di uno squallore, di una scurrilità e di una meschinità infinite; quindi sentono nascere nei loro petti il desiderio di difendere i poveri cittadini italiani da queste intercettazioni;
  • Io non so cosa ne pensino i miei colleghi, cittadini italiani, ma io non avrei alcun problema ne nulla da nascondere se pubblicassero mie intercettazioni e soprattutto non dovrei pietosamente blaterare che "si tratta comunque di fatti penalmente non rilevanti";
  • In qualsiasi paese del mondo, un membro dell'esecutivo che utilizzasse un mezzo di servizio per fini personali si dimetterebbe pieno di vergogna, nello sdegno generale; qui in Italia questo malcostume diventa uno status-symbol;
  • Per giorni le mie orecchie e la mia pur modesta intelligenza dovranno essere feriti dalle dichiarazioni di politici molto premurosi che come i maiali della famosa fattoria di Orwell, ci spiegheranno che si dovrà andare a votare subito per ridare la parola a noi; loro si sacrificheranno e saranno rieletti (come i maiali si cibavano del latte e delle mele) per il bene del paese, per il bene nostro e della democrazia;
  • Aristotele però già sapeva oltre duemila anni fa che la democrazia è quando comandano i molti e non quando perdurano ed imperversano i pochi, per di più sempre gli stessi;
  • Sempre Aristotele aveva chiaro un po di anni fa che se governano sempre gli stessi, ricchi e pochi, si deve parlare di oligarchia e non di altro.
  • L'articolo 48 della Costituzione ci ricorda che l'esercizio del voto è un dovere civico ma lo rimane anche laddove questo "esercizio" viene fortemente svuotato, da parte di chi ci ha servito questa legge elettorale, di qualsiasi possibilità reale di scelta ?
  • E se gli italiani esercitassero questo dovere civico mettendo un bel 4 meno sulla scheda elettorale, come "voto" alla classe politica oligarchica che gli sottrae il latte e le mele ?
Riflessioni a ruota libera, solo pensieri, forse anche un po confusi: nessuna vera analisi e nessun giudizio, c'è tempo.

NOTA: nei punti precedenti parlo di "maiali" delle "fattoria di Orwell" e poi ancora di "latte e mele". Si tratta di una citazione letteraria dal libro "Animal Farm", in italiano "La Fattoria degli animali" di Georgw Orwell. Chi è interessato può capire meglio leggendo la parte finale del III Capitolo.


Edoardo Capulli

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dal Blog LEXCIVILIS di Edoardo Capulli