
Visualizzazione post con etichetta Legge. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Legge. Mostra tutti i post
venerdì 24 luglio 2009
E' vero o no...

Antonio Di Pietro è un irruente leone della politica italiana. Sanguigno e verace come solo i veri molisani sanno esserlo, ha avuto poco tempo nella sua turbinosa vita, di affinare i suoi modi tra i rasi ed i velluti dei palazzi romani. Capita quindi che sempre più spesso qualche suo ruggito arruffi i capelli o scomponga le vesti anche di personaggi molto importanti.
In questi giorni ha portato la sua protesta fin sotto le finestre del Presidente Giorgio Napolitano, imputandogli personalmente di non aver svolto appieno le sue funzioni nella promulgazione del decreto legge sulla sicurezza. Come stabilisce l'art.74 della Costituzione, il Presidente della Repubblica firma le leggi e gli atti aventi forza di legge, per attribuirgli efficacia. Questa firma, detta promulgazione, costituisce una forma di controllo di legittimità e di merito. Il Presidente può però rinviare il testo alle Camere per una nuova deliberazione. Se le Camere riapprovassero nuovamente la Legge, questa dovrebbe essere obbligatoriamente promulgata.
Etichette:
Camera,
Costituzione,
Governo,
Legge,
Repubblica,
voci autorevoli
domenica 16 marzo 2008
Confronto televisivo Barak Veltroni contro Hillary Berlusconi
Non è una buona legge quella sulla par condicio. E' una soluzione di ripiego all'incapacità del mondo politico italiano di affrontare una volta per tutte il conflitto di interessi. Parlo del fatto che uno dei candidati (per la quarta volta) è anche il principale possessore di
televisioni private oltre che un importante editore di carta stampata. Viste le motivazioni che "il candidato" adduce alla candidatura del signor Ciarrapico, viene da pensare che potrebbe servirsi dell'influenza dei suoi mezzi di comunicazione per orientare l'opinione pubblica. I motivi per cui il conflitto di interessi non si risolve non si conoscono ma di certo esistono motivi per cui questo problema non è mai stato affrontato anche dalla sinistra. Ecco che la legge della Par condicio evita il manifestarsi clamoroso di un problema
evidente, nello stile tutto italiano di non affrontare i problemi alla radice ma di "metterci una pezza".
televisioni private oltre che un importante editore di carta stampata. Viste le motivazioni che "il candidato" adduce alla candidatura del signor Ciarrapico, viene da pensare che potrebbe servirsi dell'influenza dei suoi mezzi di comunicazione per orientare l'opinione pubblica. I motivi per cui il conflitto di interessi non si risolve non si conoscono ma di certo esistono motivi per cui questo problema non è mai stato affrontato anche dalla sinistra. Ecco che la legge della Par condicio evita il manifestarsi clamoroso di un problema
evidente, nello stile tutto italiano di non affrontare i problemi alla radice ma di "metterci una pezza".Tutto questo ha fatto si che non potremo vedere il confronto televisivo tra Veltroni e Berlusconi perché dovremmo vederne uno tra tutti (dicono 16) i candidati alla presidenza del governo. Così ai due candidati non rimane altro che travestirsi uno da Hillary Clinton e l'altro da Barak Obama e fare un incontro a due magari sulla CNN. Data la rassomiglianza (come attestato dalle foto) potranno ingannare gli americani almeno fino a che non cominciano a parlare.
domenica 4 novembre 2007
Costituzione, libertà di stampa e Blog
Si è parlato tanto del famoso disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri del 3 agosto sulla riforma dell'editoria che metterebbe a rischio la libertà dei blogger. Si tratta del DDL Prodi, Levi contro il quale si sono alzati gli scudi dei blogger e si è abbattuta la critica del ministro Antonio Di Pietro. Personalmente ho fatto fatica a farmi un'opinione almeno fino ad oggi, quando dopo una lunga ricerca internet, ho finalmente trovato il testo.
Per logica, mi sarei aspettato di trovare il testo del DDL allegato al resoconto della seduta del consiglio dei ministri o quantomeno nell'elenco dei PDL (progetti di legge) o DDL (disegni di legge) alla Camera od al Senato. Invece niente !
Neppure negli allegati ai resoconti della VII commissione permanente della Camera (Cultura), presso la quale mercoledì 24 ottobre, dalle 15:10 alle 16:15, si è svolta l'audizione del sottosegretario Ricardo Franco Levi, vi è traccia del testo del disegno di legge.
Alla fine, tuttavia il testo è saltato fuori dal sito del ministro Antonio Di Pietro, al quale va tutta la mia gratitudine ed ammirazione, per il mirabile lavoro di trasparenza ed informazione che sta facendo. In questo caso almeno, il ministro è stato come la parete di vetro della casa dei segreti: bravo !
LINK al testo del disegno di legge sul riordino dell'editoria
Il riferimento all'Art. 21 della Costituzione è nell'Art. 1, Finalità generali del disegno di legge. I punti incriminati, sembra proprio a ragione, sono in particolare quelli definiti dagli articoli 5, 6 e 7. Il sottosegretario ha più volte smentito a mezzo stampa l'applicabilità di tale futura legge ai blog od ai vari siti di informazione a titolo gratuito e personale, pubblicati su internet: dice che sarà necessario comunque regolamentare ad esempio i contenuti web di giornali od emittenti presenti come operatori economici nel mercato dell'informazione. Sembra evidente che tale indirizzo si possa attuare solo ed unicamente cambiando i contenuti del DDL e non altrimenti.
Per logica, mi sarei aspettato di trovare il testo del DDL allegato al resoconto della seduta del consiglio dei ministri o quantomeno nell'elenco dei PDL (progetti di legge) o DDL (disegni di legge) alla Camera od al Senato. Invece niente !
Neppure negli allegati ai resoconti della VII commissione permanente della Camera (Cultura), presso la quale mercoledì 24 ottobre, dalle 15:10 alle 16:15, si è svolta l'audizione del sottosegretario Ricardo Franco Levi, vi è traccia del testo del disegno di legge.
Alla fine, tuttavia il testo è saltato fuori dal sito del ministro Antonio Di Pietro, al quale va tutta la mia gratitudine ed ammirazione, per il mirabile lavoro di trasparenza ed informazione che sta facendo. In questo caso almeno, il ministro è stato come la parete di vetro della casa dei segreti: bravo !
LINK al testo del disegno di legge sul riordino dell'editoria
Il riferimento all'Art. 21 della Costituzione è nell'Art. 1, Finalità generali del disegno di legge. I punti incriminati, sembra proprio a ragione, sono in particolare quelli definiti dagli articoli 5, 6 e 7. Il sottosegretario ha più volte smentito a mezzo stampa l'applicabilità di tale futura legge ai blog od ai vari siti di informazione a titolo gratuito e personale, pubblicati su internet: dice che sarà necessario comunque regolamentare ad esempio i contenuti web di giornali od emittenti presenti come operatori economici nel mercato dell'informazione. Sembra evidente che tale indirizzo si possa attuare solo ed unicamente cambiando i contenuti del DDL e non altrimenti.
Una piccola sorpresa la abbiamo se leggiamo il testo di un'altra audizione tenuta del sottosegretario Levi, giovedì 26 ottobre dalle 11:10 alle 13:00 sempre presso la Commissione VII (Cultura, Scienza e Istruzione) della Camera. Si parla degli interventi a favore dell'editoria previsti nella nuova manovra finanziaria ma, ad un certo punto (Rif. pagina 6, metà inferiore della seconda colonna, del testo pdf), il sottosegretario parla anche del famoso DDL. Leggendo attentamente scopriamo che:
- la bozza del DDL è stata elaborata da "una commissione di esperti di diritto e di economia esperti di diritto amministrativo, di diritto penale, di diritto civile ed esperti di economia delle imprese editoriali";
- la commissione è guidata dal Professor Cheli;
- è stato chiesto alla commissione di "predisporre da subito un calendario di audizioni con gli attori del mondo dell’editoria e con le associazioni e le organizzazioni che lo rappresentano – dalla Federazione degli editori alla Federazione dei giornalisti, alle varie associazioni che raccolgono le imprese dell’editoria – e con le Commissioni parlamentari".
La sorpresa nasce da due domande che mi faccio:
- si sono scomodati (e temo anche, pagati) fior di esperti e di professori per partorire un Disegno di Legge definito da un ministro come "liberticida" ed attaccato dalla quasi totalità dei cittadini che popolano internet ?
- perché le rassicurazioni del sottosegretario alla stampa non sono state seguite dall'inserimento nel calendario delle audizioni della famigerata commissione di parte della popolazione di internet o da una fase di studio del problema dell'informazione spontanea e libera ?
Nei programmi del governo, il DDL sarà pronto e maturo a primavera, vegliate gente a che le pur buone e chiare intenzioni dell'esecutivo, si traducano in qualcosa di meglio ...
Edoardo Capulli
Etichette:
blog,
Democrazia,
Legge,
Legge finanziaria,
libertà,
politica
venerdì 2 novembre 2007
La Legge di Dio, la Legge dei Santi, la Legge dell'Uomo
La festività cattolica di oggi offre lo spunto per parlare di una legge di ordine diverso, la Legge di Dio.
Per correttezza verso gli improbabili lettori di queste pagine, dico che questo scritto sarà lungo; a mia discolpa tuttavia vi sia il fatto che la maggior parte è costituita da brani della Bibbia e di altri testi sacri, mentre il mio commento rimane sostanzialmente contenuto. La Legge di cui parlerò di seguito è quella del Dio di Abramo, di Mosè e di Gesù Cristo.
Come si trasmette la Legge, da Dio agli uomini ?
Una lettura semplice ci fa subito scorgere un primo livello in cui Dio stesso recita (Esodo e Deuteronomio) e scrive su pietra (Deuteronomio) alcuni comandamenti, illustrati al popolo dalla voce di Mosè. E' il livello della comunicazione diretta, verbale e scritta, da Dio agli uomini. Su questo piano si pone anche gran parte del messaggio orale di Gesù, riportato nei vangeli.
Un secondo livello ci viene suggerito dalla considerazione molto attuale che il messaggio di Dio agli uomini non passa solo attraverso le parole dette o le frasi scritte. La comunicazione comporta molti diversi vettori che possiamo intuire essere negli atteggiamenti, nel fare, nel non fare, nella scelta degli amici ed in molto altro ancora.
Infine il terzo livello possiamo trovarlo nell'interpretazione e nella costruzione filosofica e teologica fatte dalla Religione.
Primo livello
Dio parla agli uomini
La Bibbia (Esodo 20-2:17) narra che Dio pronunciò queste parole al popolo d'Israele, in fuga dall'Egitto:
2 "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: 3 non avrai altri dèi di fronte a me. 4 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 5 Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, 6 ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.
7 Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.
8 Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: 9 sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; 10 ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. 11 Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.
12 Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.
13 Non uccidere.
14 Non commettere adulterio.
15 Non rubare.
16 Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
17 Non desiderare la casa del tuo prossimo.
Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo".
Le stesse Leggi sono riportate dal libro del Deuteronomio (Deuteronomio 5-6:20):
6 Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile. 7 Non avere altri dèi di fronte a me. 8 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 9 Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perché io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano, 10 ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti.
11 Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano.
12 Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore Dio tuo ti ha comandato. 13 Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, 14 ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. 15 Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato.
16 Onora tuo padre e tua madre, come il Signore Dio tuo ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sii felice nel paese che il Signore tuo Dio ti dà.
17 Non uccidere.
18 Non commettere adulterio.
19 Non rubare.
20 Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
21 Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo.
Nel primo dei due testi (Esodo 21-1) Dio stesso aggiunge: "Queste sono le norme che tu esporrai loro". Si riferisce a quanto appena detto, ossia ai comandamenti, oppure a quanto segue ? Il dubbio credo sia fondato, se appena si legge la parte successiva, della quale riporto solamente alcuni brani:
2 Quando tu avrai acquistato uno schiavo ebreo, egli ti servirà per sei anni e nel settimo potrà andarsene libero, senza riscatto ...... 12 Colui che colpisce un uomo causandone la morte, sarà messo a morte ...... 16 Colui che rapisce un uomo e lo vende, se lo si trova ancora in mano a lui, sarà messo a morte ...... 22 Quando alcuni uomini rissano e urtano una donna incinta, così da farla abortire, se non vi è altra disgrazia, si esigerà un'ammenda, secondo quanto imporrà il marito della donna, e il colpevole pagherà attraverso un arbitrato. 23 Ma se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita: 24 occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, 25 bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido.
Una differenza di sostanza si avverte tra i comandamenti e le prescrizioni che li seguono: mentre i primi illustrano cosa non fare senza parlare di punizione, i secondi definiscono i tratti di un vero sistema giudiziario. "Non rubare", intima all'uomo di non fare un atto contrario al volere di Dio; "Chi uccide sarà ucciso" prescrive una pena: la pena di morte. Dato che norma vuol dire modello, regola, ordine, misura di riferimento o modo, ci sembra di poter intendere che Dio si riferisca sia ai comandamenti che alle leggi che li seguono. Si dice infatti "a norma di legge" come a dire secondo il metro, la regola o l'ordine definito dalla legge. I comandamenti sembrano tracciare le regole e le misure che le leggi devono avere come riferimento. Curioso come ai nostri occhi di cittadini del terzo millennio, queste leggi sembrino così simili ai rudimentali codici che regolavano la vita dei feudi, in un medioevo che aveva visto l'oblio del potente diritto romano. Curioso ancora scoprire un Dio apparentemente a favore della pena di morte: mi inquieta pensare ad un Massimo D'Alema più buono di Dio.
Sul fronte della Legge e della Norma dette da Dio al suo popolo, i comandamenti di Gesù Cristo. Quando gli si pone la domanda: “Qual è il più grande comandamento della Legge?” ( Matteo 22,36 ), Gesù risponde: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti” ( Matteo 22,37-40 ) [Deuteronomio 6,5; Levitico 19,18 ]. Il Decalogo deve essere interpretato alla luce di questo duplice ed unico comandamento della carità, pienezza della Legge. Il precetto "non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare" e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: "amerai il prossimo tuo come te stesso".
Ecco cosa dice Dio in sostanza: l'amore non fa nessun male al prossimo; pieno compimento della Legge è l'amore. In quella parte del vangelo letta oggi nelle chiese, o meglio in quella che la segue si trova una splendida summa dell'interpretazione che Gesù dà direttamente ad una moltitudine di gente, della Legge di Dio: si tratta del discorso delle beatitudini (Matteo 5-1:48) che non riporto ma che invito tutti a leggere.
LINK AL DISCORSO DELLE BEATITUDINI.
Secondo livello
Le azioni di Dio parlano agli uomini
Nei testi sacri, la Bibbia ed i Vangeli, leggiamo di un Dio paziente: il suo popolo lo dimentica e Lui ritorna come un amico fedele ad aiutarlo. Se espone leggi dure come quelle che abbiamo ricordato poco prima, tuttavia ha un'infinita carica di pazienza, di perseveranza e di fiducia nell'Umanità tutta. Viene da dire che è proprio l'Umanità intera la sua vera creatura. Adamo è la creatura di Dio e da questi il Creatore crea la donna; i due generano poi tutta l'Umanità che solo nella sua interezza conserva l'unicità dell'essere creatura di Dio. Gesù poi viene sulla Terra per sacrificarsi per tutti gli uomini e per avvertirli nuovamente che bisogna seguire il volere di Dio. Si sacrifica per tutta l'umanità ma i suoi comportamenti denunciano una grande attenzione ai problemi ed alla sofferenza di ciascun uomo o donna che incontri nel suo cammino. Chiama per nome chi lo cerca e non gli è mai stato presentato, vede gli invisibili, va a cercare gli ultimi con la semplicità ed il coraggio che diremmo proprio dei "figli di Dio". Pieno di delicatezze, esorta, conforta, guarisce, dà una seconda possibilità, parla di pentimento e di vita nuova per ciascuno e per tutti. E' benevolo con le prostitute e con i pubblicani pentiti, magnanimo di grazia con gli indigenti così come si mostra infastidito dai farisei, dai moralisti falsamente per bene. E' addirittura violento, in un modo infinitamente meno duro di Dio padre, con chi non ha rispetto e reverenza per il volere di Dio, come i mercanti del tempio e minaccioso con chi abbia in animo di far male ai bambini. Non c'è traccia nei discorsi di Dio padre prima e nelle parole di Gesù dopo, di alte e raffinate costruzioni teologiche o filosofiche.
Terzo livello
I filosofi ed i teologi della religione
I Vizi e le Virtù, la Legge naturale, il momento esatto in cui inizia la vita, sono tutti concetti che elevano il livello del discorso. Parole ben più dotte di quelle che ha voluto pronunciare Dio stesso, si sono riversate come fiumi, in mari di volumi preziosamente rilegati. Dotte disquisizioni hanno sovrastato, con alta retorica e splendida forma, le semplici norme che Dio ci ha dato. Quando ci si innalza per vedere meglio, bisogna però salire molto al di sopra del livello delle nuvole e non rimanervi intrappolati dentro. Se saliamo molto al di sopra di questi meravigliosi monumenti filosofici e morali troviamo che alla fine di tutto bastava dire proprio: "Ama il prossimo tuo come te stesso".
Se molti dei numerosissimi dotti e saggi avessero fatto ciò, sarebbero rimasti disoccupati o costretti a trovarsi attività faticose e meno comode: ad esempio lavorare o fare qualche cosa di utile per gli altri o peggio dare il buon esempio.
Non criticherò oltre i dotti ed userò prudenza. Confesso che sono combattuto da un dilemma interiore che si capisce da quanto segue: apprezzo moltissimo un'opera molto bella (e molto dotta) di un padre della Chiesa, San Tommaso D'Aquino, "I vizi capitali". E' bella, davvero illuminante ed eternamente attuale. Ma servono veramente oltre 600 pagine per capire il concetto ? Forse per capirlo bene, in tutte le sue mille forme e sfaccettature, si. Ma se costringessimo gli altri a leggere tutta questa splendida dottrina non rischieremmo di fargli leggere al contrario la parola di Dio ? Non rischieremmo di farli agire secondo la norma "Ama te stesso come io ti ho detto di amare gli altri ?".
Per correttezza verso gli improbabili lettori di queste pagine, dico che questo scritto sarà lungo; a mia discolpa tuttavia vi sia il fatto che la maggior parte è costituita da brani della Bibbia e di altri testi sacri, mentre il mio commento rimane sostanzialmente contenuto. La Legge di cui parlerò di seguito è quella del Dio di Abramo, di Mosè e di Gesù Cristo.
Come si trasmette la Legge, da Dio agli uomini ?
Una lettura semplice ci fa subito scorgere un primo livello in cui Dio stesso recita (Esodo e Deuteronomio) e scrive su pietra (Deuteronomio) alcuni comandamenti, illustrati al popolo dalla voce di Mosè. E' il livello della comunicazione diretta, verbale e scritta, da Dio agli uomini. Su questo piano si pone anche gran parte del messaggio orale di Gesù, riportato nei vangeli.
Un secondo livello ci viene suggerito dalla considerazione molto attuale che il messaggio di Dio agli uomini non passa solo attraverso le parole dette o le frasi scritte. La comunicazione comporta molti diversi vettori che possiamo intuire essere negli atteggiamenti, nel fare, nel non fare, nella scelta degli amici ed in molto altro ancora.
Infine il terzo livello possiamo trovarlo nell'interpretazione e nella costruzione filosofica e teologica fatte dalla Religione.
Primo livello
Dio parla agli uomini
La Bibbia (Esodo 20-2:17) narra che Dio pronunciò queste parole al popolo d'Israele, in fuga dall'Egitto:
2 "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: 3 non avrai altri dèi di fronte a me. 4 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 5 Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, 6 ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.
7 Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.
8 Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: 9 sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; 10 ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. 11 Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.
12 Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.
13 Non uccidere.
14 Non commettere adulterio.
15 Non rubare.
16 Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
17 Non desiderare la casa del tuo prossimo.
Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo".
Le stesse Leggi sono riportate dal libro del Deuteronomio (Deuteronomio 5-6:20):
6 Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile. 7 Non avere altri dèi di fronte a me. 8 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 9 Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perché io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano, 10 ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti.
11 Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano.
12 Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore Dio tuo ti ha comandato. 13 Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, 14 ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. 15 Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato.
16 Onora tuo padre e tua madre, come il Signore Dio tuo ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sii felice nel paese che il Signore tuo Dio ti dà.
17 Non uccidere.
18 Non commettere adulterio.
19 Non rubare.
20 Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
21 Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo.
Nel primo dei due testi (Esodo 21-1) Dio stesso aggiunge: "Queste sono le norme che tu esporrai loro". Si riferisce a quanto appena detto, ossia ai comandamenti, oppure a quanto segue ? Il dubbio credo sia fondato, se appena si legge la parte successiva, della quale riporto solamente alcuni brani:
2 Quando tu avrai acquistato uno schiavo ebreo, egli ti servirà per sei anni e nel settimo potrà andarsene libero, senza riscatto ...... 12 Colui che colpisce un uomo causandone la morte, sarà messo a morte ...... 16 Colui che rapisce un uomo e lo vende, se lo si trova ancora in mano a lui, sarà messo a morte ...... 22 Quando alcuni uomini rissano e urtano una donna incinta, così da farla abortire, se non vi è altra disgrazia, si esigerà un'ammenda, secondo quanto imporrà il marito della donna, e il colpevole pagherà attraverso un arbitrato. 23 Ma se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita: 24 occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, 25 bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido.
Una differenza di sostanza si avverte tra i comandamenti e le prescrizioni che li seguono: mentre i primi illustrano cosa non fare senza parlare di punizione, i secondi definiscono i tratti di un vero sistema giudiziario. "Non rubare", intima all'uomo di non fare un atto contrario al volere di Dio; "Chi uccide sarà ucciso" prescrive una pena: la pena di morte. Dato che norma vuol dire modello, regola, ordine, misura di riferimento o modo, ci sembra di poter intendere che Dio si riferisca sia ai comandamenti che alle leggi che li seguono. Si dice infatti "a norma di legge" come a dire secondo il metro, la regola o l'ordine definito dalla legge. I comandamenti sembrano tracciare le regole e le misure che le leggi devono avere come riferimento. Curioso come ai nostri occhi di cittadini del terzo millennio, queste leggi sembrino così simili ai rudimentali codici che regolavano la vita dei feudi, in un medioevo che aveva visto l'oblio del potente diritto romano. Curioso ancora scoprire un Dio apparentemente a favore della pena di morte: mi inquieta pensare ad un Massimo D'Alema più buono di Dio.
Sul fronte della Legge e della Norma dette da Dio al suo popolo, i comandamenti di Gesù Cristo. Quando gli si pone la domanda: “Qual è il più grande comandamento della Legge?” ( Matteo 22,36 ), Gesù risponde: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti” ( Matteo 22,37-40 ) [Deuteronomio 6,5; Levitico 19,18 ]. Il Decalogo deve essere interpretato alla luce di questo duplice ed unico comandamento della carità, pienezza della Legge. Il precetto "non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare" e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: "amerai il prossimo tuo come te stesso".
Ecco cosa dice Dio in sostanza: l'amore non fa nessun male al prossimo; pieno compimento della Legge è l'amore. In quella parte del vangelo letta oggi nelle chiese, o meglio in quella che la segue si trova una splendida summa dell'interpretazione che Gesù dà direttamente ad una moltitudine di gente, della Legge di Dio: si tratta del discorso delle beatitudini (Matteo 5-1:48) che non riporto ma che invito tutti a leggere.
LINK AL DISCORSO DELLE BEATITUDINI.
Secondo livello
Le azioni di Dio parlano agli uomini
Nei testi sacri, la Bibbia ed i Vangeli, leggiamo di un Dio paziente: il suo popolo lo dimentica e Lui ritorna come un amico fedele ad aiutarlo. Se espone leggi dure come quelle che abbiamo ricordato poco prima, tuttavia ha un'infinita carica di pazienza, di perseveranza e di fiducia nell'Umanità tutta. Viene da dire che è proprio l'Umanità intera la sua vera creatura. Adamo è la creatura di Dio e da questi il Creatore crea la donna; i due generano poi tutta l'Umanità che solo nella sua interezza conserva l'unicità dell'essere creatura di Dio. Gesù poi viene sulla Terra per sacrificarsi per tutti gli uomini e per avvertirli nuovamente che bisogna seguire il volere di Dio. Si sacrifica per tutta l'umanità ma i suoi comportamenti denunciano una grande attenzione ai problemi ed alla sofferenza di ciascun uomo o donna che incontri nel suo cammino. Chiama per nome chi lo cerca e non gli è mai stato presentato, vede gli invisibili, va a cercare gli ultimi con la semplicità ed il coraggio che diremmo proprio dei "figli di Dio". Pieno di delicatezze, esorta, conforta, guarisce, dà una seconda possibilità, parla di pentimento e di vita nuova per ciascuno e per tutti. E' benevolo con le prostitute e con i pubblicani pentiti, magnanimo di grazia con gli indigenti così come si mostra infastidito dai farisei, dai moralisti falsamente per bene. E' addirittura violento, in un modo infinitamente meno duro di Dio padre, con chi non ha rispetto e reverenza per il volere di Dio, come i mercanti del tempio e minaccioso con chi abbia in animo di far male ai bambini. Non c'è traccia nei discorsi di Dio padre prima e nelle parole di Gesù dopo, di alte e raffinate costruzioni teologiche o filosofiche.
Terzo livello
I filosofi ed i teologi della religione
I Vizi e le Virtù, la Legge naturale, il momento esatto in cui inizia la vita, sono tutti concetti che elevano il livello del discorso. Parole ben più dotte di quelle che ha voluto pronunciare Dio stesso, si sono riversate come fiumi, in mari di volumi preziosamente rilegati. Dotte disquisizioni hanno sovrastato, con alta retorica e splendida forma, le semplici norme che Dio ci ha dato. Quando ci si innalza per vedere meglio, bisogna però salire molto al di sopra del livello delle nuvole e non rimanervi intrappolati dentro. Se saliamo molto al di sopra di questi meravigliosi monumenti filosofici e morali troviamo che alla fine di tutto bastava dire proprio: "Ama il prossimo tuo come te stesso".
Se molti dei numerosissimi dotti e saggi avessero fatto ciò, sarebbero rimasti disoccupati o costretti a trovarsi attività faticose e meno comode: ad esempio lavorare o fare qualche cosa di utile per gli altri o peggio dare il buon esempio.
Non criticherò oltre i dotti ed userò prudenza. Confesso che sono combattuto da un dilemma interiore che si capisce da quanto segue: apprezzo moltissimo un'opera molto bella (e molto dotta) di un padre della Chiesa, San Tommaso D'Aquino, "I vizi capitali". E' bella, davvero illuminante ed eternamente attuale. Ma servono veramente oltre 600 pagine per capire il concetto ? Forse per capirlo bene, in tutte le sue mille forme e sfaccettature, si. Ma se costringessimo gli altri a leggere tutta questa splendida dottrina non rischieremmo di fargli leggere al contrario la parola di Dio ? Non rischieremmo di farli agire secondo la norma "Ama te stesso come io ti ho detto di amare gli altri ?".
Considerazioni finali
Se tutti gli uomini avessero davvero l'amore verso il prossimo come principale norma del loro comportamento, allora e solo allora la Legge sarebbe dentro i loro cuori e dentro le loro azioni. Ecco che non servirebbe più scriverla nei codici e praticarla nei tribunali. Ma allora non è necessario che la Legge scritta dall'Uomo abbia in sé gli strumenti per conquistare il cuore il cuore dell'Umanità ? Non è necessario in ultimo che la Legge scritta dall'Uomo debba sempre prevedere strumenti utili ad avvicinarci verso l'unico obiettivo che renda tutti giusti ?
La Legge e le norme di Dio hanno insegnato all'Uomo che bisogna scrivere cosa non fare, prescrivere i giusti comportamenti e le punizioni per i trasgressori: noi abbiamo capito ed abbiamo scritto le nostre leggi.
La pazienza di Dio e la fiducia nell'Uomo ci hanno insegnato che si può cadere e rialzarsi ed imparare dai propri errori: la storia degli uomini è piena di seconde possibilità.
La dolcezza e le azioni di Gesù ci dovrebbero avere insegnato che bisogna guardare con amore ad ogni singolo uomo e mostra la via della gioia nell'agire secondo le buone norme: qui siamo veramente indietro.
La Legge e le norme di Dio hanno insegnato all'Uomo che bisogna scrivere cosa non fare, prescrivere i giusti comportamenti e le punizioni per i trasgressori: noi abbiamo capito ed abbiamo scritto le nostre leggi.
La pazienza di Dio e la fiducia nell'Uomo ci hanno insegnato che si può cadere e rialzarsi ed imparare dai propri errori: la storia degli uomini è piena di seconde possibilità.
La dolcezza e le azioni di Gesù ci dovrebbero avere insegnato che bisogna guardare con amore ad ogni singolo uomo e mostra la via della gioia nell'agire secondo le buone norme: qui siamo veramente indietro.
Nonostante siano molti i seguaci di Gesù, la loro principale azione sul fronte delle Leggi dell'uomo è ancora volta a porre divieti e fabbricare recinti. Se parlassimo la lingua di Cristo, non vieteremmo ma diremmo con animo schietto cosa è bene e cosa è male fare e guidati dall'amore, sapremmo entusiasmare gli uomini con esempi di beatitudini e dare a ciascuno una speciale attenzione ed una seconda possibilità.
Sapremmo dire ad esempio che tutte le nostre leggi dovrebbero contenere una parte di prescrizione dei comportamenti corretti ed una di chiarificazione di quelli sbagliati; sapremmo chiarire bene la pena prevista e prevedere una possibilità di espiazione volta alla riparazione del danno fatto ed al recupero della persona umana, ad una dimensione nuova. Sapremmo prevedere parti in cui premiare i buoni comportamenti, per poter dire: beati quelli che rispettano ed aiutano a far rispettare questa nostra legge. Sapremmo scrivere la Legge in modo tale che essa preveda come migliorare la società, in modo che quanto prescrive diventi sempre di più patrimonio comune dell'animo umano. Sapremmo e vorremmo misurarne l'efficacia nel tempo in termini di funzionalità verso l'unico vero obiettivo di giustizia: che ciascuno ami il prossimo suo come se stesso.
Edoardo Capulli
Sapremmo dire ad esempio che tutte le nostre leggi dovrebbero contenere una parte di prescrizione dei comportamenti corretti ed una di chiarificazione di quelli sbagliati; sapremmo chiarire bene la pena prevista e prevedere una possibilità di espiazione volta alla riparazione del danno fatto ed al recupero della persona umana, ad una dimensione nuova. Sapremmo prevedere parti in cui premiare i buoni comportamenti, per poter dire: beati quelli che rispettano ed aiutano a far rispettare questa nostra legge. Sapremmo scrivere la Legge in modo tale che essa preveda come migliorare la società, in modo che quanto prescrive diventi sempre di più patrimonio comune dell'animo umano. Sapremmo e vorremmo misurarne l'efficacia nel tempo in termini di funzionalità verso l'unico vero obiettivo di giustizia: che ciascuno ami il prossimo suo come se stesso.
Edoardo Capulli
sabato 6 ottobre 2007
Guidate più sicuri ?

Il 2 ottobre 2007 è stato approvato il decreto legge di riforma del Codice della strada per incrementare i livelli di sicurezza nella circolazione. Una Legge di Otto (8) articoli che modifica alcuni aspetti del Codice della Strada (D.Lgs. n° 285/1992) secondo la strategia messa in campo dal Governo che "intende contrastare e ridurre, anche con il contributo degli Enti territoriali e locali, il numero degli incidenti sulle strade, agendo su due fronti:
- la prevenzione degli incidenti attraverso la conoscenza dei rischi, la promozione di buone pratiche e le informazioni per una guida più sicura;
- l’inasprimento delle sanzioni per le violazioni accertate al codice della strada."
- la prevenzione degli incidenti attraverso la conoscenza dei rischi, la promozione di buone pratiche e le informazioni per una guida più sicura;
- l’inasprimento delle sanzioni per le violazioni accertate al codice della strada."
Faccio mediamente oltre 45.000 chilometri l'anno, quindi apprezzo molto misure che vadano nella giusta direzione. Solo mi preoccupa un po il fatto che in nessun documento nel dossier del Governo dedicato alla sicurezza stradale di parli in termini concreti ed operativi dell'azione di contrasto e sorveglianza delle forze dell'ordine e degli obblighi dei gestori delle strade.
Insomma la sicurezza stradale sembrerebbe nei fatti una questione da affrontare solamente mediante inasprimenti delle pene. Temo quasi che il Codice della Strada sia invece sempre di più un Codice delle sanzioni per la Guida.
Mancherebbe a mio avviso quella prospettiva binoculare che permetta di dare una tridimensionalità alla visione complessiva della materia. Manca chi debba far rispettare queste norme, alla Legge manca il braccio.
Credo che sia necessario responsabilizzare maggiormente i gestori delle strade che percorriamo, guidando per così dire "a casa loro". Diamogli mezzi per farla pagare cara ai furbetti del volante, ma inchiodiamoli di fronte alla loro responsabilità. Se ci facciamo male a casa di Tizio, perché Caio ci colpisce, chiediamo conto ad entrambi (od almeno possiamo farlo).
Un particolare ulteriore merita attenzione: all'Art. 6 del decreto si istituisce un Fondo contro l'incidentalità notturna del quale si spiega dettagliatamente la modalità di finanziamento (a prezzo di un maggior onere sanzionatorio per alcune infrazioni tra le ore 20 e le 7). La chiarezza sparisce del tutto quando di seguito si legge che "le risorse del fondo ... devono essere usate per le attività di contrasto all'incidentalità notturna": quali attività, se è lecito chiederlo ?
Impegnare gli organi e gli enti gestori in azioni chiare e tracciabili, questo è parlare, investire nelle forze di sorveglianza e non proporre solamente generiche affermazioni di principio, condivisibili ma che nessuno si prende mai la briga di tradurre in azioni concrete.
Edoardo Capulli
giovedì 20 settembre 2007
Disegno di Legge per i non udenti
Mi sono iscritto da tempo alla newsletter della presidenza del Consiglio dei ministri. E' interessante vedersi recapitare nella posta le notizie ed i link relativi ai progetti di legge ed alle iniziative del Governo.
Oggi ho trovato il testo di un nuovo disegno di legge per i non udenti. Se qualcuno comincia a frequentare lexcivilis, vada a vedere la pagina del sito governativo che parla di questo:
Troverete il testo del Disegno di legge, scritto finalmente in italiano e chiaro. Condivido completamente le enunciazioni del disegno, tuttavia vedo nello stesso un grande punto di debolezza ed un difetto, peraltro comuni a molte leggi vigenti.
Il punto di debolezza: si rimanda ad un Regolamento attuativo, cosa giustissima. Mi credete se dico che sono troppe le leggi che attendono il loro regolamento attuativo, anche molto tempo dopo la scadenza dei termini prefissati ? Nessun problema, nel caso presente potremo sempre appellarci al Beato Don Filippo Smaldone od a San Francesco di Sales, per la protezione dei sordi, od ancora consigliare ai nostri amici non udenti, un viaggio a Lourdes.
Il difetto: una legge che sia una mera dichiarazione di intenti, manco a dirlo, priva di qualsiasi indicazione concreta sulla copertura finanziaria, rimane CIVILE un pò troppo in superficie. Oggigiorno dobbiamo chiedere qualche cosa di più a chi legifera: un meccanismo di verifica dei risultati ottenuti.
Esempio: si parla di istituire percorsi formativi per figure professionali volte al problema della sordità; come pensare che questo venga fatto, se non si rende operativo un monitoraggio ad esempio annuale di quanti e quali siano questi corsi ?
Cominciamo a pensare a meccanismi obbligatori che consentano il controllo e la pubblicazione trasparente di statistiche sui risultati degli atti legislativi. Come a dire che la Legge deve avere al suo interno lo strumento di misura e di monitoraggio del suo stato di attuazione e dei risultati raggiunti. Altrimenti si sa, sui principi siamo tutti buoni, bravi e soprattutto, siamo tutti d'accordo !
Edoardo Capulli
Oggi ho trovato il testo di un nuovo disegno di legge per i non udenti. Se qualcuno comincia a frequentare lexcivilis, vada a vedere la pagina del sito governativo che parla di questo:
Troverete il testo del Disegno di legge, scritto finalmente in italiano e chiaro. Condivido completamente le enunciazioni del disegno, tuttavia vedo nello stesso un grande punto di debolezza ed un difetto, peraltro comuni a molte leggi vigenti.
Il punto di debolezza: si rimanda ad un Regolamento attuativo, cosa giustissima. Mi credete se dico che sono troppe le leggi che attendono il loro regolamento attuativo, anche molto tempo dopo la scadenza dei termini prefissati ? Nessun problema, nel caso presente potremo sempre appellarci al Beato Don Filippo Smaldone od a San Francesco di Sales, per la protezione dei sordi, od ancora consigliare ai nostri amici non udenti, un viaggio a Lourdes.
Il difetto: una legge che sia una mera dichiarazione di intenti, manco a dirlo, priva di qualsiasi indicazione concreta sulla copertura finanziaria, rimane CIVILE un pò troppo in superficie. Oggigiorno dobbiamo chiedere qualche cosa di più a chi legifera: un meccanismo di verifica dei risultati ottenuti.
Esempio: si parla di istituire percorsi formativi per figure professionali volte al problema della sordità; come pensare che questo venga fatto, se non si rende operativo un monitoraggio ad esempio annuale di quanti e quali siano questi corsi ?
Cominciamo a pensare a meccanismi obbligatori che consentano il controllo e la pubblicazione trasparente di statistiche sui risultati degli atti legislativi. Come a dire che la Legge deve avere al suo interno lo strumento di misura e di monitoraggio del suo stato di attuazione e dei risultati raggiunti. Altrimenti si sa, sui principi siamo tutti buoni, bravi e soprattutto, siamo tutti d'accordo !
Edoardo Capulli
martedì 18 settembre 2007
Strade: limiti di velocità e sicurezza
Quale è il fine ispiratore dei limiti di velocità definiti dall'Art. 142 del D.Lgs. (Decreto Legislativo) n° 285 del 30/04/1992 ? Quello della sicurezza della circolazione e della tutela della vita umana, lo dice l'articolo stesso, all'inizio. E' davvero questo un fine sentito e cercato dal legislatore ?
Vediamo come scoprirlo con una piccola indagine. Se lo fosse, dovremmo da un lato vedere accadere una serie di cose e dall'altro non vederne di altre.
Dovremmo vedere:
- una grande presenza della polizia stradale o di quella municipale sulle strade in posti che si prestano a comportamenti di guida scorretti o pericolosi;
- segnalazioni speciali che avvertano ad esempio dell'incidentalità media della strada che percorriamo;
- una segnaletica sempre leggibile e chiara;
- una estrema attenzione delle forze dell'ordine nei confronti di chi non allaccia le cinture di sicurezza, magari con foto frontali in tratti a ridotta velocità;
- norme che impongano una presenza minima nei mezzi di informazione pubblica di messaggi chiari che illustrino le conseguenza di comportamenti pericolosi sulle strade, facendo parlare ad esempio gli operatori della sicurezza od i protagonisti degli incidenti;
- Indicazioni stradali sempre chiare che anticipino molto per tempo le svolte ed i bivi.
Cosa non dovremmo vedere:
- la polizia stradale ed i vigili quasi sempre fermi a presidio degli autovelox o distrattamente a zonzo;
- fratte che ricoprono molti cartelli o cartelli per vari motivi illeggibili o troppo vecchi;
- una miriade di automobilisti che guida con il cellulare all'orecchio;
- la costante presenza, ogni volta che guidiamo l'auto, di qualche furbo che sorpassa in posti assurdi, impunito;
- la costante presenza, ogni volta che guidiamo l'auto, di qualche furbo che semina le file sulle corsie di emergenza, impunito;
- i sempre presenti guidatori che ci tallonano da dietro arrivando a velocità folli e fari spianati o che zigzagano tra le auto;
- un grande numero di guidatori senza cintura di sicurezza o passeggino per i bambini;
- i politici che, con grande attenzione a che non manchi il rappresentante di alcun partito, ci ammorbino anche alla radio con messaggi sulla sicurezza stradale che sembrino spot gratuiti a loro stessi;
- il fatto che tutto per i legislatori si fermi al limite di velocità e mai si parli di gestione ottimale delle strade.
Sempre nel codice della strada all'Art. 13 si dice ad esempio che "gli enti proprietari delle strade sono tenuti ad effettuare rilevazioni del traffico per l'acquisizione di dati che abbiano validità temporale riferita all'anno". Questi enti sono i comuni, le province, l'ANAS, le società autostrade. Dove sono queste rilevazioni ? Dato che sui siti internet degli "enti proprietari" mancano, forse sono chiuse in un cassetto ? Forse non si fanno ? Forse non gliene importa niente agli "enti proprietari" di tenere aggiornati i dati di traffico, infrazioni, incidentalità dei tratti di strade di loro competenza ?
Io penso di cominciare ad elaborare una proposta che imponga un controllo di gestione sulle strade, stringente e trasparente, sulla base di indicatori seri, chiari ed uguali per tutti. Se l'incidentalità cresce, i limiti devono scendere e le spese ed i controlli aumentare, fino a tornare ad un indice di normalità: allora i limiti potranno salire ad un livello superiore.
Andare obbligatoriamente a 50 Km/ora su strade dove tutti andrebbero con sicurezza ad almeno 20 Km più veloci, è una soluzione miope e burocratica non degna di un paese civile.
Edoardo Capulli
mercoledì 5 settembre 2007
Si tocchi la Legge, la Legge non si tocca !

Interessante confronto a distanza, questi giorni, tra il sempreverde cardinale Camillo Ruini ed il ministro della Salute Livia Turco. Il primo, intervenendo ad un evento pubblico, sollecitato da un parlamentare in merito alla Legge 194 del 1978 (la legge sull'aborto), risponde alla domanda se ... "anziché' dividerci tra abortisti e antiabortisti non sia invece opportuna una azione per riscrivere i principi guida".
RaiNews24, dà notizia di una risposta ad onor del vero, (insolitamente ?) equilibrata, assolutamente entro i limiti del politically correct: la legge avrebbe 30 anni, preferirebbe non ci fosse, "però c'è", la scienza e la medicina si sono evolute, una interpretazione che l'aggiorni migliorandola e non peggiorandola sarebbe lecita e doverosa.
La risposta del ministro sempre secondo la news di RaiNews24: "La legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza non si tocca. E' una legge che funziona e che sta raggiungendo gli obiettivi per i quali era stata varata: ridurre gli aborti".
Morale ?
Ci mancherebbe altro che le leggi non si potessero toccare, modificare, aggiornare, specie se per migliorarle ! Bisognerebbe però intendersi bene sul termine "migliorare". A tal scopo aiuta pensare che le leggi sono fatte per i cittadini, per il loro corretto e migliore vivere civile e non già per portare avanti rigidamente un nostro pur alto ideale od una nostra pur largamente condivisa morale. Al cardinale direi di amare con tutto il cuore tutti i suoi fratelli, a partire da quelli più lontani a lui e di usare per essi tutta la delicatezza e la dolcezza di cui chi lo ha conosciuto, dice esserne capace. Al ministro direi che rappresenta civilmente anche quegli italiani che non trovano del tutto fuori luogo le parole di Ruini e che compito delle istituzioni è anche quello di aiutare a crescere civilmente anche quelle parti di popolazione che sono oggi chiuse al dialogo.
Più delicato e dolce il primo e più aperta la seconda, ecco come li avrei voluti !
Ma parlare da qua è facile ed io non voglio dare lezioni.
Edoardo Capulli
RaiNews24, dà notizia di una risposta ad onor del vero, (insolitamente ?) equilibrata, assolutamente entro i limiti del politically correct: la legge avrebbe 30 anni, preferirebbe non ci fosse, "però c'è", la scienza e la medicina si sono evolute, una interpretazione che l'aggiorni migliorandola e non peggiorandola sarebbe lecita e doverosa.
La risposta del ministro sempre secondo la news di RaiNews24: "La legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza non si tocca. E' una legge che funziona e che sta raggiungendo gli obiettivi per i quali era stata varata: ridurre gli aborti".
Morale ?
Ci mancherebbe altro che le leggi non si potessero toccare, modificare, aggiornare, specie se per migliorarle ! Bisognerebbe però intendersi bene sul termine "migliorare". A tal scopo aiuta pensare che le leggi sono fatte per i cittadini, per il loro corretto e migliore vivere civile e non già per portare avanti rigidamente un nostro pur alto ideale od una nostra pur largamente condivisa morale. Al cardinale direi di amare con tutto il cuore tutti i suoi fratelli, a partire da quelli più lontani a lui e di usare per essi tutta la delicatezza e la dolcezza di cui chi lo ha conosciuto, dice esserne capace. Al ministro direi che rappresenta civilmente anche quegli italiani che non trovano del tutto fuori luogo le parole di Ruini e che compito delle istituzioni è anche quello di aiutare a crescere civilmente anche quelle parti di popolazione che sono oggi chiuse al dialogo.
Più delicato e dolce il primo e più aperta la seconda, ecco come li avrei voluti !
Ma parlare da qua è facile ed io non voglio dare lezioni.
Edoardo Capulli
Iscriviti a:
Post (Atom)
