sabato 23 maggio 2009

Brunetta e gli edifici dove lavorano i dipendenti pubblici

Il prof. Renato Brunetta ha l'ambizioso progetto di fare dei dipendenti pubblici dei modelli di efficienza. Vigilanza sulle assenze, parametri di produttività, forti iniezioni di rigore nella gestione dei lavoratori della cosa pubblica. E' un fatto. Lo è anche che questi lavoratori, come numerosi altri cittadini fruitori di servizi, soggiornano per molte ore ogni giorno in edifici pubblici molto poco sicuri. Torno a parlare del censimento fatto dalla Protezione Civilie nel 1999 e spesso citato dalle cronache successive al terremoto di L'Aquila.
Sfogliando quindi il “Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia”, si notano subito due cose: la prima è che gli edifici in cemento armato sono generalmente più vulnerabili di quelli in muratura, la seconda che quelli più vulnerabili sono la maggioranza.
A Pescara ad esempio risultano solo due edifici in muratura a vulnerabilità medio alta contro 31 in cemento armato. Quest’ultima tipologia, a differenza di quella tradizionale, mostra altri 225 edifici a rischio medio alto. A Potenza vi è solo un edificio in muratura a rischio medio alto contro ben 198 in calcestruzzo con vulnerabilità tra alta e medio alta.

Ben il 55% degli edifici pubblici in cemento armato indagati nel 1999, ha rivelato una classe di vulnerabilità sismica alta o medio alta. In questa tipologia costruttiva mostrano un rischio alto un edificio su cinque e medio alto uno su tre. Gli edifici interessati all’indagine sono le scuole, le strutture sanitarie, le caserme, gli edifici sportivi e gli uffici pubblici.
Da notare poi come dal confronto degli effetti dei terremoti successivi al 1999, ossia quello del Molise del 2002 e quello recentissimo di L’Aquila e dintorni, si capisca che i valori di vulnerabilità del Censimento possano molto facilmente evidenziare dei falsi positivi in termini di sicurezza. Infatti, la Scuola Elementare di San Giuliano di Puglia e molti edifici in muratura crollati nel capoluogo abruzzese sono classificati a vulnerabilità medio bassa.

Stando ai numeri, in queste regioni, ben 13.819 edifici pubblici in cemento armato sarebbero molto vulnerabili ai terremoti. Il 94% di quelli abruzzesi, il 59% di quelli lucani, il 56% di quelli calabresi, il 54% di quelli campani, il 51% di quelli molisani, il 49% di quelli pugliesi ed il 47% di quelli siciliani. In termini numerici il podio spetta invece alla Calabria con 4.176 edifici, seguita dalla Campania con 4.045 e dalla Sicilia con 2.286.

Infine possiamo vedere se sia più sicuro andare a scuola od essere ricoverati in ospedale durante un terremoto, mostrando la percentuale degli edifici in calcestruzzo a rischio almeno medio alto, per tipologia di uso. Pare che i malati debbano preoccuparsi anche di altro che non la loro malattia, ma anche gli studenti non possono stare un granché tranquilli. Quasi 6 scuole od ospedali su 10 sono particolarmente vulnerabili. Per i resto degli edifici pubblici la percentuale di quelli maggiormente pericolosi scende ad uno su due.

Questi sono dati di cui dovrebbe preoccuparsi direttamente la cosa pubblica. Per questo penso al ministro Renato Brunetta. Tra le sue preoccupazioni credo debbe esserci anche quella di far lavorare i suoi dipendenti in edifici maggiormente sicuri. Non dico che i cosiddetti impiegati fannulloni od assenteisti non esistano, ma di certo a leggere i dati sopra esposti viene il sospetto che alcuni cerchino solamente di stare il meno possibile in edifici per il 50% molto vulnerabili ai terremoti.
Analoga riflessione sarebbe da presentare al ministro Maria Stella Gelmini, per evidenziare come le scuole che cerca di migliorare sotto il profilo funzionale e didattico, sono delle piccole trappole per almeno il 60% dei casi. Chiaramente qui abbiamo parlato solo degli edifici pubblici in cemento armato delle principali regioni del sud Italia. Tuttavia 7.573 scuole ed altri 6.246 edifici pubblici troppo debolmente attrezzati contro i sismi, sono un problema da non trascurare. E’ anche possibile che dal 1999, anno di pubblicazione del Censimento, ad oggi, alcuni interventi strutturali abbiano migliorato in parte questa situazione. Tuttavia nei nove anni che ci separano dal 1999, di cui sei governati da Berlusconi e tre dal Centro sinistra, non mi ricordo di nessun piano speciale di sistemazione dell’edilizia pubblica o privata volto a prevenire l’alto rischio sismico che l’Italia deve sopportare. Che triste Italia, ricca di rischi e di piccole persone e povera di visione strategica e politiche veramente utili.

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dal Blog LEXCIVILIS di Edoardo Capulli