venerdì 4 luglio 2008

Doppio lavoro in nero

Oggi voglio scrivere di un tema dibattuto in modo molto superficiale, o usato da molti come una bandiera: quello degli stipendi bassi. Ci sono moltissime famiglie in Italia, magari con un paio di figli che vanno avanti nominalmente con un solo reddito intorno agli € 1.100,00 netti mensili. Faccio subito un esempio: F. lavora in una scuola come assistente tecnico ma il suo magro stipendio non basta per vivere decorosamente con sua moglie e i due figli. F. non si risparmia sul lavoro, si dimostra volenteroso e pieno d’iniziativa: "Mani d'oro" lo chiamano i colleghi. La sua buona volontà non può conquistargli riconoscimenti in un posto pubblico, dove i premi sono sempre a pioggia e non si incentivano i meritevoli, spesso additati come "poveri fessi". F. non se ne preoccupa e continua a lavorare con impegno.
Per guadagnare di più, finite le sue sei ore giornaliere, si dedica ad un doppio lavoro. Qui le sue mani d'oro gli rendono quanto merita. Il pomeriggio e la fine settimana fa lavori di muratura, di tinteggiatura, di piccola e media manutenzione. Tutto rigorosamente in nero, ossia senza fare ricevuta e senza denunciare gli ulteriori redditi.
E’ vero che così facendo evade le tasse, eppure non si può negare che è difficile per lui, se non impossibile, raggiungere in altro modo una retribuzione più adeguata alle giuste esigenze della sua famiglia. Per un dipendente pubblico, la possibilità di fare un secondo lavoro passa attraverso le forche caudine di regole molto restrittive e necessita infine dell'autorizzazione del dirigente. F. potrebbe fare un secondo lavoro solo se passasse ad un part-time al 50% nella scuola dove è impiegato, ottenendo anche il permesso dal segretario.
Non dobbiamo nasconderci però che se chiediamo a F. di rientrare nei canoni della Legge, dobbiamo avere anche il coraggio di dirgli di rinunciare a stare in campeggio d'estate con i suoi figli, di non portarli dall'odontotecnico per raddrizzare i denti, di evitare di fargli fare sport il pomeriggio. Dobbiamo fargli capire che non può più continuare a costruire la casa per loro nel terreno lasciatogli dai genitori. Non potrà più fare tante di quelle cose che può permettersi solo avendo una doppia retribuzione.
Con tutto questo non voglio e posso giustificare il fatto che F. evade le tasse per quanto guadagna con il secondo lavoro ed opera senza curarsi di tutti quegli accorgimenti di cui sarebbe tenuto a dotarsi, se agisse alla luce del sole. Trattandosi per l’appunto di un “secondo lavoro”, per di più svolto in forma individuale, F. non ha modo di sviluppare la sua attività ad un livello tale da renderla redditizia se svolta nel rispetto delle norme fiscali, previdenziali e di sicurezza.
Gli elementi della situazione sono alla fine questi:
  • F. guadagna con il suo primo lavoro troppo poco per fare campare la sua famiglia;
  • Il datore di lavoro pubblico non è capace di valorizzare economicamente F. come persona meritevole;
  • F. è costretto a fare un doppio lavoro non autorizzato e di nascosto, senza garanzie per la sua sicurezza ed evadendo le tasse;
  • F. così facendo danneggia le ditte ed i professionisti che operano in maniera corretta nel settore del suo doppio lavoro;
  • F. non concorre nella misura della sua reale capacità contributiva alla società nel suo complesso, sottraendo risorse al fisco ed alla previdenza;
Ne escono danneggiati sia F. che la società civile. Lui perde perché scommette il benessere guadagnato per i suoi cari sulla sua sicurezza e sulla sua salute. I suoi figli perdono perché imparano che le regole di convivenza civile si possono tranquillamente calpestare per ottenere un vantaggio personale. La società perde perché le sono sottratte risorse dovute. Lo Stato perde perché trascura di valorizzare un suo dipendente volenteroso e quindi preziosamente raro. I sindacati e la burocrazia pubblica perdono perché colpevolmente responsabili di negare a chi volesse lavorare di più, la possibilità di farlo.
Ora facciamo tutti mente locale e cerchiamo di ricordarci quanti signori F. abbiamo incontrato nella nostra vita. Quante volte ci siamo avvalsi di loro per fare dei lavori in casa, per sistemare una soffitta o per tinteggiare le nostre stanze?
Il ministro Brunetta vuole dare la possibilità ai dipendenti pubblici di prendersi un anno di aspettativa non retribuita per cercare di mettersi in proprio. Spero che da buon economista, quale egli è, affronti presto e bene anche il tema del rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici in termini di valorizzazione reale del merito. La soluzione al problema del lavoro nero di F. deve passare per una retribuzione più alta ed un sistema premiante che gli permetta di esprimere le sue capacità per la scuola dove lavora. Inoltre, se ancora necessitasse di fare un secondo lavoro, credo ci si debba sforzare di creare condizioni fiscali e previdenziali che salvaguardino le aziende che operano correttamente permettendo a persone come F. di ricavare legalmente un’ulteriore fetta di reddito.
La Legge torni al servizio di F. e dei cittadini. A quel punto, date a tutti le corrette opportunità, è giusto che lo Stato non esiti a far rispettare una legge veramente eguale per tutti.

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dal Blog LEXCIVILIS di Edoardo Capulli