lunedì 10 marzo 2008

Elezioni 2008: i programmi elettorali sull'istruzione (il PDL)

Prosegue con quello di Berlusconi l'analisi dei programmi dei principali schieramenti politici che si affrontano per le prossime elezioni di aprile. Vediamo ancora quanto viene detto in relazione alla Scuola, all'Università e Ricerca ed alla Formazione. Nel precedente post ho parlato del programma di Veltroni e nei prossimi parlerò di quelli di Casini e Bertinotti. Il lavoro di analisi prende come dato di partenza i programmi presentati dai partiti e scaricabili andando a vedere il mio post del 2 marzo scorso dal titolo "I programmi a confronto".

Scuola

Programma molto semplicistico che da l'impressione di essere scritto da chi "sa tutto lui". Manca il dialogo con i giovani, manca di concretezza anche se pone il problema del diritto allo studio in termini più concreti di quello del PD.
ripresa nella scuola, per alunni e insegnanti, delle “3 i”: inglese, impresa, informatica Se si vuole parlare di collegamento con il mondo del lavoro allora è cosa buona. Mi sembra riduttivo parlare genericamente di "impresa".
difesa del nostro patrimonio linguistico, delle nostre tradizioni e delle nostre culture anche per favorire l’integrazione degli stranieri Punto probabilmente fuori posto ma certamente sentito come di richiamo per le "allodole" tanto care a tutti i partiti.
commisurazione degli aumenti retributivi a criteri meritocratici con riconoscimenti agli insegnanti più preparati e più impegnati Come nel programma del PD, ci sono carote dolcissime, senza dover temere alcun bastone.
attuazione per la prima volta in Italia del disposto dell’articolo 34 della Costituzione: “I capaci e meritevoli anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” Ottimo.

Università

Anche qui si da l'impressione di avere tutte le soluzioni in tasca. Tuttavia cambiamenti come quelli proposti si fanno solo se si eccelle in concertazione. Anche il PDL come prima il PD non sembrano accorgersi che occorre aumentare sia il numero che la qualità dei laureati.
libera, graduale e progressiva trasformazione delle Università in Fondazioni associative, aperte ai contributi dei territori, della società civile e delle imprese, garantendo a tutti il diritto allo studio Intervento strutturale forse troppo drastico. Non dimentichiamo che le università esistono da centinaia di anni e che le trasformazioni devono essere gestite in una clima di confronto e dialogo e non con lo spirito di chi è sicuro di avere in tasca la soluzione giusta. Buoni però i fini.
rafforzamento della competizione tra atenei, premiando qualità e risultati Ottimo.
promozione delle “cittadelle della cultura e della ricerca”, con il concorso del pubblico e dei privati, per lo studio delle eccellenze italiane e lo sviluppo di piani e strategie per la valorizzazione delle produzioni tradizionali Molto fumoso e dal sapore demagogico.
realizzazione dei “Fondi dei fondi”per finanziare gli investimenti in ricerca sul modello di quanto realizzato in Francia Anche qui si parte con la soluzione, senza l'umiltà di verificarne altre. Ad esempio si propone il modello francese ma si trascura quello statunitense che ha portato il più alto numero di Nobel al suo paese. Mi sembra una soluzione presa con troppa faciloneria.
inserimento graduale e progressivo della detassazione degli utili reinvestiti in ricerca ed innovazione tecnologica Tanta cautela sembra fuori luogo: detassiamo subito.

Formazione

Qui il programma brilla per la totale assenza delle proposte. In nessun punto si trova un accenno alla Formazione post studi. Probabilmente il trovare il modo di reinventarsi un futuro a 50 anni è un problema dei lavoratori.

Dopo i due post sull'argomento relativi agli altri due candidati rimasti, uno speciale sui titoli di studio dei candidati Presidente a confronto con tutti i predecessori e con i principali leader del mondo degli ultimi anni.

Edoardo Capulli

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dal Blog LEXCIVILIS di Edoardo Capulli