martedì 31 marzo 2009

i Maniaci della libera informazione

Le agenzia di stampa, la radio, la televisione ed i quotidiani on line hanno dato questa sera una curiosa notizia. Ecco quanto riportato dal Corriere.it: "Il direttore dell'emittente televisiva Telejato di Partinico (Palermo), Pino Maniaci, è stato rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione di giornalista. La citazione diretta è stata disposta dal pubblico ministero di Palermo Paoletta Caltabellotta". Maniaci, che non ha mai preso il tesserino da giornalista pubblicista, è accusato di condurre quotidianamente il Tg di Telejato senza la speciale abilitazione di Stato.
«L’esercizio abusivo della professione non è svolto da Maniaci ma da chi, tesserino o non tesserino omette, fa finta di non vedere, nasconde le notizie o magari trova perfino il modo di pubblicare le lettere dei mafiosi condannati e sottoposti al 41bis. Non entriamo neanche nel merito del provvedimento qualunque sia la motivazione addotta. L’unica certezza è che sia stato applicato alla persona sbagliata nei tempi sbagliati e con le modalità sbagliate. In ogni caso, per quel poco che vale, e per quanto ci riguarda, noi consegneremo nella giornata di oggi la tessera di Art.21 a lui e alla sua redazione» è il commento del portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti.

Ho voluto riportare la citazione di Articolo21 perchè questa è un'associazione nata per la difesa della libera informazione. L'articolo citato è il numero 21 della Costituzione Italiana. Senza giri di parole lo riporto integralmente, in modo che tutti possano leggerlo:

Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

A fronte di tutto ciò, oggi per poter esercitare la professione di giornalista, bisogna essere necessariamente iscritti all'Ordine dei giornalisti. Questo è definito dalla Legge n° 69 del 1963 (ordinamento della professione di giornalista) [LINK]. Appare chiaro come ci sia un evidente contrasto tra i diritti sanciti dalla Carta Costituzionale e le restrizioni definite dalla Legge. Forse Pino Maniaci si difenderà come ha già fatto con successo nel 2008, definendosi direttore di un Tg espressione di un movimento culturale al di fuori di una vera attività professionale. Forse con un tocco di fantasia mediterranea dovrà dire di non definirsi "giornalista" ma "informatore" o "commentatore libero". Sta di fatto che scrivere di fatti, riportare abitualmente sui mezzi di informazione opinioni, analisi, ricerche, non è permesso davvero a tutti in piena libertà. Se vediamo tuttavia la quantità di pubblicazioni pornografiche che dilagano nelle edicole o su internet, potremmo addirittura pensare che in Italia i diritti dell'Articolo 21 della Costituzione possono essere interpretati in modo straordinariamente liberale. Evidentemente con il porno si può fare, con l'antimafia, il dissenso, la critica al potere corrotto, il libero pensiero, no!
Mi sembra quindi lodevole l'iniziativa del deputato del PDL, Benedetto Della Vedova, riportata da Libero-news.it. Il deputato, secondo la testata web, avrebbe presentato un'interrogazione al Ministro della Giustizia Alfano, dicendo tra le altre cose: "Non so fino a che punto sia coerente con le disposizioni normative un'imputazione di esercizio abusivo della professione per una attivita' di militanza politica e civile, quale e' quella coraggiosamente condotta dal direttore di Telejato - Sono pero' sicuro che esiste un evidente contrasto fra le norme che disciplinano l'attivita' giornalistica e il diritto costituzionalmente garantito alla libera manifestazione del pensiero, ..., come recita l'articolo 21 della Costituzione, laddove questa sia subordinata ad un'abilitazione pubblica e all'iscrizione ad un ordine professionale. Il modo migliore per tutelare il diritto alla libera espressione di Pino Maniaci, come quello di qualunque altro cittadino, e' cambiare la normativa grottesca, burocratica e corporativa che disciplina l'esercizio dell'attivita' giornalistica".
Vista la qualità dell'informazione che ci circonda, penso che l'Ordine dei giornalisti non sia una garanzia di bontà e libertà dell'informazione. Penso anche, come sembra farlo Della Vedova, che limiti inutilmente i diritti sanciti dalla Costituzione. Sono veramente così liberi ed obiettivi tutti i giornalisti ed i pubblicisti? Lo sono più di un normale cittadino che abbia la capacità e la voglia di esprimersi in pubblico? La realtà è che l'unica cosa che effettivamente l'Ordine sembra garantire è un buon livello di preparazione professionale. Cosa lodevolissima ma che potrebbe affermarsi altrettanto bene in un regime di maggiore libertà e concorrenza. Spesso si ha l'impressione che i giornalisti si barrichino dietro la difesa di questo anacronistico Ordine professionale, solo per difendere il loro sacrosanto diritto a non essere sfruttati. Che si mobilitino invece sul fronte della giusta retribuzione e del corretto rapporto di lavoro nell'informazione. Che almeno loro lavorino per abbattere le barriere delle Corporazioni.
Infine noto con piacere che la solidarietà al GIORNALISTA Pino Maniaci è espressa da molte testate web. Ne riporto alcune a testimonianza del sostegno che tutti sembrano voler dare al simpatico e coraggioso conduttore antimafia:
la Stampa.it - Siamo tutti Maniaci;

Da un non giornalista, cittadino che molto più modestamente e meno coraggiosamente di Pino Maniaci, lotta per migliorare questo paese, appoggio Pino Maniaci e gli faccio i migliori auguri. Speriamo che presto la Procura della Repubblica di Palermo riesca ad occuparsi di cose più degne ed urgenti.
EC

Nessun commento:

Posta un commento

dal Blog LEXCIVILIS di Edoardo Capulli