
domenica 8 marzo 2009
8 Marzo, una festa di Giustizia

Le donne ancora oggi faticano più degli uomini a trovare lavoro. Laddove ci riescono, guadagnano mediamente meno dei loro colleghi maschi e la loro carriera è più corta. Nel mondo politico la loro rappresentatività è numericamente troppo esigua. Nei periodi di crisi, inoltre, le donne che lavorano sono anche velatamente accusate di togliere il lavoro agli uomini. Si sentono consigliare dai loro politici di fare un buon matrimonio. Questo in Italia. Altrove in Europa ed in America le cose vanno meglio, anche sotto l'aspetto del rispetto della pari dignità e dei pari diritti. Fuori dall'occidente, la situazione è spesso poco piacevole per loro. Libertà e diritti sono conquiste ancora da raggiungere in molte parti del mondo.
Non è solo una questione di Genere ma di Giustizia, che colpisce chiunque crede nella Civiltà. Io, maschio, mi senso ferito nel vedere che nel 2008 non esiste una vera parità, e che la spinta morale a raggiungerla sembra indebolita. Stiamo lentamente rinunciando a questioni di principio e di equità. Stiamo abdicando al nostro senso civile per evitare tutte le battaglie sociali e chiuderci nei nostri problemi particolari.
Oggi, 8 marzo, voglio rendere omaggio alle più ferite tra le donne che vivono in Italia: le giovani schiave del sesso, trastullo per una moltitudine di pervertiti, che altre volte ho chiamato "puttanieri". Nel giorno della festa che ricorda la violenta carica della polizia di New York contro le operaie di una fabbrica, l'otto marzo 1857, è uscito un pensiero postumo di un Uomo giusto. Un amico, Don Giuseppe, che per tutta la sua lunga vita ha avuto la forza di predicare bene e vivere ancora meglio, è morto. Da decenni scriveva una riflessione domenicale nel suo foglio parrocchiale. Gli ultimi scritti li aveva preparati prima di morire. Dobbiamo imparare tutti ad avere veramente fame e sete di giustizia. La fonte di tale ispirazione per Don Giuseppe era Gesù. Per tanti altri può essere diversa. Ciascuno di noi però, deve assicurarsi di averla, una sua fonte.
"Parlare di giustizia da parte di Gesù è cosa molto significativa e parlarne con i termini che lui ha usato (fame e sete) ci fa veramente pensare. Intanto cominciano col riflettere sul significato di giustizia: è la dote che fa dare a ciascuno ciò che gli appartiene.
Come [Gesù] mai parla di fame e sete? Certamente perché la fame e la sete sono segni della nostra vitalità. Se uno non mangia e non beve, in brevissimo tempo cessa di vivere. la frase di Gesù "fame e sete della giustizia" ci fa capire benissimo il valore di quelle virtù, mancando le quali (come chi ha fame di pane e sete d'acqua, se ne viene privato è condannato a morire) non è possibile vivere la nostra vita spirituale.
Oggi si parla moltissimo di giustizia dai più diversi pulpiti, ma non so poi quanti la pratichino. Ci sono tante persone che parrebbero buone, giuste e pulite; invece prendono operai a nero, sottopagano chi lavora, abusano di certe circostanze per soddisfare le loro voglie malsane. È giustizia questa? Succede pure che qualcuno, proprio perché si sbaglia, froda lo stato nel pagare i tributi: è ancora giustizia questa? Non vorrei dirlo, perché è una vergogna, ma capita e non raramente, che delle persone che godono addirittura la stima della gente, con certe strane motivazioni, note soltanto a loro, abusino sessualmente di povere creature malcapitate, a cui tolgono dignità e serenità anche se ... le pagano. È ancora questa giustizia? Non commento, non mi pongo domande ma mi limito solo ad esporre alcuni fatti, come indicato qui sopra. Don Giuseppe Mancini [da dove ora è]"
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Ma siamo sicuri che le donne di oggi sono felici di questa ricorrenza?
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