mercoledì 8 ottobre 2008

REMEMBER PINOCCHIO ed il crollo delle Borse


"- Vuoi raddoppiare le tue monete d'oro?
- Cioè?
- Vuoi tu, di cinque miserabili zecchini, farne cento, mille, duemila?
- Magari! E la maniera?
- La maniera è facilissima. Invece di tornartene a casa tua, dovresti venire con noi.
- E dove mi volete condurre?
- Nel paese dei Barbagianni.

- I tuoi cinque zecchini, dall'oggi al domani sarebbero diventati duemila.

- Bisogna sapere che nel paese dei Barbagianni c'è un campo benedetto, chiamato da tutti il Campo dei miracoli. Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro per esempio uno zecchino d'oro. Poi ricuopri la buca con un po' di terra: l'annaffi con due secchie d'acqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina dopo, di levata, ritornando nel campo, che cosa trovi? Trovi un bell'albero carico di tanti zecchini d'oro, quanti chicchi di grano può avere una bella spiga nel mese di giugno.”


Storie d’altri tempi, racconti per bambini? La verità, è che tutta la saggezza che ci serviva, per non cadere con il posteriore per terra, era già racchiusa nella favole che ci incantavano da piccoli. Crescendo, solo in dimensioni ed in anni, questa saggezza è svanita. Pur essendo quasi tutti costretti a lavorare, con fatica, per portare a casa uno stipendio, a volte crediamo veramente che i soldi possano nascere, come per incanto, senza sforzo.

Le banche ed i promotori finanziari, moderni Gatto e Volpe, ci riportano nel paese del Barbagianni, dove, comprando un pacchetto azionario od un fondo bilanciato, ci aspettiamo di rinfrescarci presto sotto l’albero degli zecchini.


Da anni, rimango sconcertato guardando le principali edizioni dei telegiornali, principalmente per due aspetti: l’immancabile squallida vetrina bi-partisan delle opinioni dei politici, e la pagina della Borsa. Allora penso che ci sia veramente poco da fare, per un popolo che prima bruca quietamente la biada dei suoi mandriani, poi si trastulla con sogni di guadagni, tanto facili, quanto improbabili.


Pinocchio, lo dico per i pochi, spero, che non hanno riconosciuto il brano iniziale, ha impiegato l’intero tempo di una favola per imparare la lezione dell’impegno, della responsabilità e della fatica. Mi piace pensare che il Pinocchio della pagina finale, del libro di Carlo Lorenzini (alias Carlo Collodi), non si sarebbe lasciato incantare, da rischiose operazioni con i derivati, o dai titoli della Lehman Brothers.


Ma che cosa è questa tanto decantata Borsa ? A cosa dovrebbe servire ? La risposta è semplice: è un mercato, dove le imprese e gli stati, vendono strumenti finanziari, in cambio di soldi liquidi.


In pratica, per fare affari in maniera più competitiva e redditizia, le imprese devono crescere, aumentare o migliorare la produzione e l’efficienza, occupare nuove fette di mercato. Così facendo, ottengono dapprima i loro ricavi, e contrastano meglio la concorrenza. Queste azioni richiedono liquidità, ossia soldi pronti, da investire. La maggior parte dei settori produttivi, produce ricavi sufficienti a non andare troppo spesso in rosso per pagare i costi, come ad esempio gli stipendi, l’energia o le materie prime, per far fronte ad improvvisi aumenti od a ritardi dei pagamenti dei clienti.


A volte la liquidità è sufficiente per modesti interventi, ma impieghi di denaro più consistenti, potrebbero non essere possibili, facendo affidamento solo sulle proprie forze. Allora queste aziende vanno sul mercato, ossia in Borsa, e chiedono soldi liquidi a chi ne ha in abbondanza: gli investitori. Le famiglie, autentiche piccole fabbriche di risparmio, sono le vere fonti, alle quali le aziende chiedono la liquidità. In cambio, le aziende rilasceranno, dietro il controllo della Borsa, dei cosiddetti titoli.


I titoli sono di tanti tipi ma, sostanzialmente, possiamo parlare dei due principali: le azioni e le obbligazioni. Con le prime, gli investitori diventano proprietari di una piccola porzione dell’impresa che finanziano, con i secondi, fanno invece un prestito, definendo sostanzialmente già dall’inizio, la durata e l’interesse che guadagneranno. E’ evidente che l’investimento in aziende sane, che producono prodotti o servizi fortemente richiesti, potrà facilmente riflettersi in un aumento del loro valore. Questo significa un guadagno potenziale, per gli azionisti che volessero rivendere, e garantisce meglio il rimborso e maggiori interessi, agli obbligazionisti.


Fin qui tutto bene, se ci si limitasse a parlare di aziende che trasformano materie prime, in prodotti elaborati e richiesti. In questo caso infatti, l’ingegno e l’opera dell’impresa, sarebbero ben valutati dalla differenza tra il prezzo di vendita dei prodotti, ed i costi di produzione. Se il processo è innovativo ed efficiente, e la qualità del lavoro è alta, come pure la richiesta del prodotto, il guadagno misura bene, un processo di reale creazione del valore. L’opera e l’ingegno possono quindi, se ben indirizzati, creare praticamente sempre e solo ricchezza. La misura della moneta circolante, sarebbe quindi essa stessa, vera espressione di un valore reale.


In questo bel paradiso, sfido chiunque a non definirlo tale, si insinua però un avido e maligno serpente tentatore: la speculazione. Ci vuole poco a capire, che investendo prima da una parte, e poi da un’altra, si possono alterare i naturali equilibri di un mercato. Disponendo di abbondante liquidità, si possono far aumentare e diminuire i prezzi delle azioni, guadagnando da una compravendita avida, che nulla a più a che vedere, con lo scopo di finanziare le imprese, che il mercato, in origine, si era dato.


La Borsa, quindi, è diventata un mercato speculativo, per i più sprovveduti, un nuovo paese dei Barbagianni. La speculazione può certamente arricchire alcuni, ma non tutti. Per uno che guadagna speculando, ve ne deve essere almeno uno che perde. A volte la speculazione crea situazioni che si autoalimentano, come l’aumento delle giocate al Superenalotto, nei momenti in cui il jackpot è alle stelle. La corsa ad investire in modo affaristico, può andare avanti mesi od anni. In questo modo il valore delle azioni cresce ben oltre il valore reale che l’azienda interessata, rappresenta con i sui beni, la sua opera, ed il suo ingegno.


Basta un niente, che questa “bolla speculativa” può scoppiare, e riportare d’improvviso tutti, alla realtà dei fatti. Ed allora, cari investitori, sappiate che nei campi ci si può sempre andare, a seminare. Solo, rammentate Pinocchio, e se proprio avete il pollice verde, seminate patate, grano, zucchine o cavoli, non i zecchini che avete guadagnato con tanta fatica.


Una parola ora sui cosiddetti “mercati”, ossia le Borse. Dovrebbero essere moderati, ossia governati da regole e relativi controlli. E’ difficile distinguere la speculazione dall’investimento ma di certo è possibile, se si vuole, creare strumenti che favoriscano quest’ultimo a discapito della prima. Provate ad andare sul sito della Borsa Italiana, a cercare informazioni sui piani industriali, delle aziende quotate. Provate allora, a cercare un qualsiasi intermediario, che vi aiuti a scegliere un investimento, che finanzi concretamente un’attività produttiva. Ovunque troverete strumenti poco chiari, con rischi e nomi incomprensibili e possibili vantaggi molto ben evidenziati.


La speculazione, si è impadronita del mercato. Quel che è peggio, è che non si sente la voce di nessun governante, dire di voler riportare chiarezza e regole sul mercato: sono tutti troppo impegnati ad assistere i poveri banchieri, e chi si è scottato, solo perché si è lasciato irretire da prospettive da favola. Come al solito, la serietà non paga subito, in questo mondo, almeno.

domenica 28 settembre 2008

Finita l'estate, la sicurezza stradale non è più di moda

La sicurezza stradale mi sta molto a cuore anche perché, guidando per circa 50.000 chilometri l’anno, ne vedo di tutti i colori. Già in passato sono tornato sull’argomento con quattro post (LINK ai post sul tema).
Questo nuovo post serve ad illuminare lo scenario della reale attenzione che il mondo politico riserva al tema. Successivamente avrò modo di pubblicare dati di tipo quantitativo e qualitativo sugli incidenti, con l’obiettivo di dare elementi utili a farsi un’opinione sulla concretezza delle proposte che molti avanzano.

Mi sembra che vi siano alcuni punti fermi da chiarire, prima di dare un corretto giudizio da cittadini ed elettori, su chi parla di modifiche severe al Codice della Strada, solo in particolari momenti, ossia quanto l’attenzione mediatica è massima.

Ad agosto i telegiornali ci hanno mostrato un susseguirsi di ministri e di sottosegretari, tutti in prima linea con proposte a dir loro utili, per aumentare la sicurezza sulle strade. Il momento era quanto mai adatto, perché agosto è forse l’unico mese dell’anno in cui la quasi totalità degli italiani prende l’auto e fa lunghi spostamenti. La scelta di tempo è stata precisa ed è caduta nel momento di massima ricettività dei guidatori.

Sul fronte politico, si è espresso il commissario europeo ai trasporti Antonio Tajani, che ci ha ricordato come diminuire gli incidenti sia un obiettivo della UE, parlando della prevenzione contro gli abusi d’alcool e droga, come di una mossa fondamentale per il successo.

Mario Valducci, presidente della Commissione trasporti della Camera, avrebbe voluto introdurre un sistema per verificare l’uso di sostanze stupefacenti e rendere più cogenti le pene per chi infrange codice e leggi. Ad esempio – ha dichiarato - per l’autotrasporto, il problema è chiaramente individuabile in chi costringe i conducenti, spesso irregolari, a turni massacranti, con evidenti rischi per la sicurezza stradale. Infine, lo stesso, ha affermato che il sorpasso fra Tir, debba essere consentito soltanto nelle autostrade a tre corsie.
Allargando il discorso, si è aggiunto il presidente della Commissione trasporti, avvisandoci che - l’intero impianto del Codice della strada va rivisto perché datato ed appesantito dalla parte descrittiva sulle infrastrutture stradali, mentre dovrebbe concentrarsi sulle regole di comportamento per chi guida -.

Infine, il Ministro per le Infrastrutture ed i Trasporti, è riuscito ad ingaggiare un balletto di dichiarazioni e smentite, con il suo sottosegretario Bartolomeo Giachino. Dal battibecco, tutto mediatico, emergeva chiaramente, che a settembre il ministro avrebbe coordinato un tavolo, per discutere tutta una serie di problematiche per la definizione di un nuovo codice della strada. L’obiettivo, era migliorare il risultato già raggiunto nei primi tempi della patente a punti, anche tenendo conto delle nuove tipologie di contravvenzione e delle regole emerse negli ultimi anni.

Fin qui le dichiarazioni dei politici che, riassumendo, si affollavano proprio in coincidenza con il periodo di massima attenzione alle tematiche del traffico, e seguivano spesso la scia di tragici incidenti.

Dopo di che il silenzio.

Proprio oggi, a fine settembre, ho provato a cercare qualche notizia sul sito del Ministero dei Trasporti (LINK al sito). Il sito è costruito attorno ad una parte centrale, che ci informa di tutte le iniziative del ministro, ma tra queste, non vi è traccia del famoso tavolo. Ci sono tante dichiarazioni del ministro, presentazioni di pubblicazioni, informazioni preziosissime, come il numero di motocarri circolanti (344.827), o la spesa per lubrificanti delle autovetture private (1,079 mld d’Euro), nel 2005.

Ai lati, più in piccolo, ci sono anche dei collegamenti che potrebbero farci pensare ad una certa sensibilità nei confronti della sicurezza stradale: se si clicca però su quello che appare più promettente, ossia il “Portale dell’automobilista”, si ottiene solo una pagina d’errore. Funziona benissimo, invece, il link del concorso “Gratta e Vivi”, che da luglio 2008 promette ambitissimi premi : 180 corsi di guida sicura, 250 caschi integrali e 250 caschi jet. Il concorso, che sembra sconosciuto ai più, permette a chi andasse a ritirare uno degli 800.000 depliant multilingue, negli uffici di uno dei ben 19 Compartimenti della Polizia Stradale, di compilare ed inviare una cartolina rispondendo a domande sulla sicurezza stradale: ai più bravi l’ambito premio.

Unico altro punto di riflessione sullo stato della sicurezza stradale è nell’ultima news in basso, in cui il 4 aprile 2008, un quasi ex ministro Bianchi ci informava dello splendido risultato dei controlli sull’autotrasporto in Italia.

Forse il nuovo ministro è stato troppo impegnato nel cercare di non essere messo da parte nell’affaire Alitalia, dove, lo dico senza malizia, realisticamente, ben altri protagonisti, come il ministro Sacconi od il dott. Letta, si sono fatti notare.

Nel sito, non una riga sul bilancio del ministero, né su quanto sia costato pubblicare gli 800.000 depliant multilingue e predisporre il sito internet di “Gratta e Vivi”, o su quanto guadagnino i dirigenti ed i consulenti. In casa del ministro Matteoli, il suo collega Renato Brunetta, non porta consiglio.

La sicurezza stradale è solo la terza delle priorità del Ministro, dopo le prime due, le Infrastrutture e Grandi Opere, e l’efficienza dei trasporti, articolate in ben otto punti (si veda il LINK al documento ATTO DI INDIRIZZO CONCERNENTE L’INDIVIDUAZIONE DELLE PRIORITA’ POLITICHE DA RALIZZARSI NEL 2009). Il modo in cui il sito riflette quanto stiano a cuore al ministro, le tematiche della sicurezza stradale, se non apparisse da quanto ora detto, può emergere, con una vena di sottile umorismo, leggendo la “Missione dell’Ente”, dove campeggia davanti agli occhi il tema principale: “IL FUTURO DELLA MOBILITA’ NEI PROGRAMMI DEL GOVERNO PRODI”: niente male, per un ministro del governo di Berlusconi.

Forse dovremo attendere i ponti festivi di fine anno, per sentire parlare nuovamente i nostri politici, di sicurezza stradale.

lunedì 11 agosto 2008

Le Olimpiadi moderne e la nuova Cina

Le Olimpiadi moderne cercano sempre, con molto sforzo, di essere un simbolo di civiltà per i popoli del mondo. Lo hanno fatto ai tempi di Hitler, nel 1936, poi nei giorni della reazione al tragico attentato del 5 settembre 1972 a Monaco di Baviera, ancora nel 1980 a Mosca e nel 1984 a Los Angeles. Anche oggi il mondo si augura che lo spirito sportivo degli atleti di tutto il mondo possa contagiare il cuore di Pechino, portando i semi di civiltà e di rispetto dei diritti civili che la Cina attende forse da secoli.
In questi giorni il Governo cinese ha allentato un poco il controllo su internet, spinto dalla forte protesta dei giornalisti internazionali. Mi sono detto che se tutti gli autori di siti e di blog, volessero pubblicare materiali multimediali sulla libertà, la democrazia ed i diritti umani in cinese, forse potrebbero portare anche loro qualche seme di civiltà. E' quello che nel mio piccolo cerco di fare, con i link qui sotto raccolti, quasi tutti presi dal canale Youtube di Amnesty International .

In alto a sinistra: Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo (cinese)
In alto a destra: Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo (inglese)
In basso a sinistra: Games for a better tomorrow (inglese)
In basso a destra: 八九民運六四事件 June4 Massacre in Beijing (4-6-1989) (cinese)







giovedì 10 luglio 2008

Il prezzo della libertà … di movimento

Lo stato generale dell’economia è uno dei fattori che influenzano il livello di libertà. La tranquillità economica che viene dal benessere generalizzato, crea sicurezza. Quando una popolazione non avverte apprensione per il futuro e vive in maniera moderatamente agiata, non ci sono motivi per limitare le conquiste di libertà e di civiltà. Se osserviamo il comportamento degli elettori delle democrazie più mature, vediamo come la fiducia nella capacità di gestire l’economia, sia sempre un parametro centrale nella scelta del candidato da votare.
Questo è chiaro se si osservano situazioni estreme. In un paese eccessivamente povero, le libertà individuali purtroppo si piegano facilmente di fronte alle esigenze generali dello stato. Dove regna la povertà o la fame, non sorprende che dilaghino furti, ruberie, razzie e si sviluppino azioni di gruppi armati. La reazione delle autorità a volte giustificabile ma non giusta, inciderebbe profondamente sulle libertà delle persone. Anche nei paesi ricchi, negli ultimi anni, il timore del terrorismo ha reso possibile che molti ritenessero utile vedere limitata parzialmente la propria libertà per guadagnare una maggiore sicurezza. Il rischio di una recessione o di un rallentamento dell’economia ha portato paesi garantisti come l’Italia e la Francia ad alleggerire i cosidetti “diritti” dei lavoratori, introducendo forme di flessibilità, generalmente accettate.
Quindi, riassumendo, in condizioni di povertà diffusa e forte insicurezza, le libertà individuali sono spesso messe a dura prova, mentre anche nei paesi più ricchi, un aumento dell’insicurezza, legato ad esempio al terrorismo od alla recessione, porta ad accettare un minor livello di libertà. Ecco che sembra dimostrato come vi sia un’influenza misurabile dell’economia sul livello di libertà e forse di civiltà dei popoli.

Prendendo a pretesto questa considerazione possiamo fare un ragionamento simile, pensando più in piccolo a quali conseguenze immediate possa portare un forte aumento del prezzo del carburante sulla nostra libertà … di movimento. Negli ultimi anni, ad esempio, il prezzo dei carburanti è notevolmente salito (32% da settembre 2004) e la tendenza si mantiene al rialzo. Mediamente per percorrere 10 chilometri spendiamo quasi 1 Euro (circa 97 centesimi) solo per il carburante.
Il mondo attuale è caratterizzato, rispetto al passato, da una gran facilità di movimento. Se per spostare soldi e documenti basta un computer connesso ad internet, le persone e le merci, invece, viaggiano su mezzi di trasporto. Il traffico delle merci può giovarsi di più raffinati sistemi di gestione logistica o di vettori alternativi per recuperare la competitività persa con l’aumento del carburante. Gli unici soggetti a risentire completamente dell’aumento di prezzo sono le persone che comincerebbero a fare i conti con un prezzo di carburante ben oltre i 10 centesimi d’euro al chilometro. Le strategie correttive di maggiore efficacia sono tutte a medio o lungo periodo, come ad esempio un forte miglioramento del trasporto pubblico, il ricambio tecnologico dei motori, l’introduzione di carburanti a minor costo e non legati al prezzo del petrolio, come il metano o l’idrogeno. Un tale cambiamento dovrebbe realizzarsi in maniera graduale fino a che il prezzo industriale dei carburanti non cresca oltre un fattore 2 o 3 rispetto al valore attuale. A quel punto una famiglia che percorra 15.000 chilometri l’anno (media Eurotax e Quattroruote) si troverebbe a pagare tra gli € 1.425 e gli € 2.850 in più l’anno. Sopra questi livelli diventa conveniente affrontare la maggiore spesa di un mezzo a metano che attualmente si aggira attorno agli € 3.000.

Ho quindi deciso di fare un’analisi statistica che cerchi di prevedere un limite ragionevole per il prezzo industriale del carburante sulla base dell’andamento degli ultimi anni. Tale analisi è solo parzialmente viziata da una mancanza di parametri legati alle previsioni dei futuri scenari politici, dato che possiamo affermare che gli anni appena trascorsi sono stati tra i più movimentati degli ultimi decenni. Il passato quindi contiene in se quegli elementi d’instabilità necessari per fare estrapolazioni sensate anche sul futuro.
Sono partito dalla composizione del prezzo dei carburanti in Italia, per capire l’incidenza delle diverse voci di costo. Per questo ho utilizzato i dati raccolti dal 2004 dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero dello sviluppo economico. Fino allora la rilevazione sul prezzo delle benzine non era fatta. Purtroppo i prezzi dei carburanti cui si accede da un comodo link in alto nella Home page, sono presentati in maniera tabellare e segmentata per periodi e zone. Anche nella sezione storica delle “Rilevazioni settimanali” le informazioni sono esposte come singoli rapporti settimanali scaricabili in PDF. Senza interrogarmi sul perché dati così importanti non beneficino di un metodo espositivo più chiaro ed immediato, ho scaricato tutti i rapporti settimanali e li ho messi prima su di una tabella e poi su di un grafico che presento qui di seguito.
Premetto che il prezzo finale è dato dalla somma del prezzo industriale, ossia il ricavo delle società petrolifere, dell’accisa sui carburanti e dell’IVA.

Prezzo = prezzo industriale + accisa + IVA


Per chiarezza ecco un estratto della tabella ricostruita, sotto al quale si trova il collegamento per scaricarla interamente in formato compatibile excel (csv) :

Data

Prezzo Industriale

Accisa

IVA

Prezzo Finale

30/06/2008

0,707

0,564

0,254

1,525

26/06/2006

0,550

0,564

0,223

1,337

06/09/2004

0,404

0,559

0,192

1,155



E’ da notare che l’accisa è un’imposta che grava sulla quantità e non sul valore dei carburanti venduti e che non risente per questo delle variazioni del prezzo del petrolio. Addirittura, negli ultimi anni, l’accisa si è ridotta. L’IVA invece grava sia sul prezzo industriale che sull’accisa. E’ giusto anche considerare che le forti oscillazioni del prezzo industriale dichiarato dalla società produttrici, sono dovute principalmente al costo del petrolio legato alle politiche estrattive dei paesi produttori ed alle speculazioni di mercato. Forse si fa sentire anche una mai dimostrata e probabilmente per questo molto abile attività di cartello. L’Economia dice poi che l’efficienza operativa dell’industria deve riflettersi in una componente progressivamente decrescente del prezzo industriale, purtroppo molto inferiore alle voci che invece causano i continui rialzi. Molti inoltre hanno notato, salvo non aver dato vere dimostrazioni, che i prezzi dei carburanti salgono subito al crescere del prezzo del petrolio, per poi non scendere o farlo troppo lentamente, quando l’olio nero diventa meno caro.

Dal 2004 ad oggi il prezzo industriale si è spostato dalla fascia € 0,30-0,40 a quella € 0,70–0,80, con un aumento del 75%, mentre il prezzo alla pompa è passato dalla fascia € 1,10-1,20 a quella € 1,50-1,60 con un aumento del 32%. Essendo fortemente determinante per le oscillazioni di prezzo, proprio la sua componente industriale, sono andato ad analizzare quest’ultima, sulla base dell’indice ISTAT dei prezzi alla produzione dei carburanti venduti sul mercato interno. Questo dato è raccolto mensilmente dal 2003. Ho quindi normalizzato (moltiplicato per un fattore fisso) l’indice, per sovrapporlo graficamente alla rilevazione del Prezzo industriale data dall’Osservatorio Prezzi.
Su questi dati, che come si vede dal grafico seguente sono molto ben sovrapponibili, ho fatto delle interpolazioni mediante regressioni esponenziali. La regressione è uno strumento statistico che permette di definire una linea di tendenza per un insieme di dati che, prolungata, permette di prevederne l’andamento successivo. La forma esponenziale è quella utilizzata per dati in fase di crescita, per i quali non si preveda, nelle fasi successive, una stabilizzazione definitiva. Il parametro R al quadrato, citato nei grafici, indica la bontà della previsione, ottima se eguale ad 1 e progressivamente peggiore verso lo zero.
Ho definito le tendenze sia dei dati dell’ISTAT dal 2003 ad oggi (linea azzurra) che di quello dell’Osservatorio (2004 ad oggi, linea arancio), trovandole praticamente identiche. Infine ho azzardato una previsione pessimistica, supponendo che la tendenza della spinta al rialzo degli ultimi due anni sia più influente rispetto ai dati più vecchi (2007 ad oggi, linea blu).



La previsione va nel futuro per un periodo di due anni e sembra mostrare che a metà del 2010 il Prezzo industriale del carburante sarà nella fascia € 0,75-1,10, con un incremento relativo rispetto ad oggi, oscillante tra il 6% ed il 56%. Il prezzo alla pompa, rimanendo inalterate le politiche fiscali, potrebbe quindi anche raggiungere la soglia dei € 2,00. Il bello della previsione statistica è che tiene conto in qualche modo dei dati medi, compensando nel breve periodo fasi alternate di crescita e diminuzione.

martedì 8 luglio 2008

Oggi 8 luglio molti italiani scenderanno in piazza per far sentire la loro protesta contro alcune delle prime misure del governo di Berlusconi. Guidato da Antonio di Pietro, da Grillo e da altri oppositori all'attuale maggioranza, il popolo della piazza intende dare un segnale chiaro al Governo: "non approfittate con arroganza della vostra vittoria per prevaricare i diritti degli italiani".

Se è vero che il Governo si appiattisce nel definire le sue priorità sulle esigenze personali del suo capo, allora la protesta è certamente un elemento di riequilibrio democratico. In fondo Berlusconi governa con il 47,3% dei voti al Senato ed il 46,82% alla Camera che per effetto della Legge elettorale si sono trasformati in una maggioranza rispettivamente del 55,1% e del 55,81% nei due rami parlamentari. Percentuale di voti molto alta ed indiscussa forza politica, democratica e popolare.

Se invece la piazza è animata più che da una giustificata protesta contro i pretesi abusi di autorità del Presidente del Consiglio, da una sorta di spirito di rivincita, allora la manifestazione è forse minata alla base nel suo intento di essere veramente democratica. Vedere schierati come bandiere uomini di cultura come il filosofo Vattimo o lo scrittore Eco, non aggiunge forza alla democrazia, se la loro discesa in piazza è acriticamente e pregiudizialmente volta contro un singolo uomo che con i suoi pregi ed i suoi difetti, ha tuttavia il voto dell'Italia.

La presunzione di pensare che gli Italiani non capiscono niente e che hanno votato superficialmente o peggio ingannati dal grande affabulatore, è potenzialmente pericolosa per la democrazia almeno quanto potrebbero esserlo le leggi ad hoc di Berlusconi.

Il vero problema della sconfitta della sinistra sta tutto, ma proprio tutto, nell'assoluta inconsistenza delle forze politiche e degli esponenti culturali che la rappresentano: anni luce lontani dalla realtà quotidiana del popolo italiano.

Come autore del blog LEXCIVILIS, spero solo che la protesta di oggi e le risposte del Governo, siano, tutte insieme, assolutamente civili. Oggi si può far vedere al mondo che l'Italia è capace di un vero confronto democratico, anche di piazza, che si svolga in modo civile, rispettoso e chiaro. Mi impegno umilmente nella mia vita personale, professionale e nel mio lato "pubblico" a lavorare per aiutare il mio paese a recuperare quell'evidente deficit di civiltà che lo distanzia rispetto ad altre democrazie più mature. Per far questo cerco di evitare sempre la polemica, l'insulto e le critiche vuote, per misurarmi con uno spirito costruttivo e pratico che spero prima o poi di veder crescere attorno a me.

sabato 5 luglio 2008

Servizio civile: entro lunedì 7 luglio le domande

Il Servizio Civile Nazionale, è la possibilità per i giovani dai 18 ai 28 anni di dedicare un anno della propria vita a favore di un impegno solidaristico. E’ un servizio volontario che garantisce una forte valenza educativa e formativa, e rappresenta un’importante occasione di crescita personale ed un’opportunità d’educazione alla cittadinanza attiva. Le aree d’inserimento dei volontari sono quelle dell’assistenza, della protezione civile, dell’ambiente, del patrimonio artistico e culturale, dell’educazione e promozione culturale, di missioni all’estero.
Istituito con la legge n° 64 del 6/03/2001, dal 1/01/ 2005 si svolge su base esclusivamente volontaria. La legge prevede che ai giovani che abbiano svolto attività di Servizio civile nazionale possano essere riconosciuti crediti formativi da spendere negli studi e nella formazione professionale, mediante apposite convenzioni. Inoltre il servizio civile è valutato nei concorsi pubblici con le stesse modalità e lo stesso valore del servizio prestato presso gli Enti Pubblici.
Chi presta il suo servizio per almeno 12 mesi, beneficia della riserva del 10% dei posti per l’accesso alle carriere iniziali nelle attività istituzionali dei Vigili del Fuoco e del Corpo Forestale dello Stato, a decorrere dal 2006. Infine il periodo di servizio civile è riconosciuto valido, a tutti gli effetti, per l’inquadramento economico e l’anzianità lavorativa ai fini del trattamento previdenziale dei settori pubblico e privato.
Ai volontari spetta un compenso di € 14,46 netti giornalieri, per un totale € 433,80 netti mensili. A chi presta il suo servizio in un comune diverso da quello di residenza, spetta un rimborso delle spese di viaggio e se previsto nello specifico progetto, anche vitto ed alloggio. Per i volontari impegnati in progetti all'estero, è prevista un’indennità estero di €15 giornalieri ed un contributo per il vitto e l'alloggio di ammontare non superiore a €20. Interessa sicuramente sapere che l’attività svolta nell`ambito dei progetti di servizio civile non determina l`instaurazione di un rapporto di lavoro né la sospensione o la cancellazione dalle liste di collocamento e di mobilità.

Entro il 7 luglio 2008 è possibile presentare le domande relative ai Bandi 2008, all'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile ed alle Regioni e Province autonome. Saranno 34.104 i volontari da impiegare in progetti di servizio civile in Italia e all'estero.

Dal 30 giugno fino al 4 luglio è stata trasmessa sui canali RAI sia televisivi sia radiofonici, la campagna promossa dall'Ufficio Nazionale per sensibilizzare i giovani a svolgere il Servizio civile nazionale, partecipando ai bandi di selezione.

Sinceramente trovo lo spot poco adatto al tema. Mi sembra un messaggio ammantato di romanticismo e di una sorta d’idealismo molto superficiale. Nessuna indicazione concreta, nessun richiamo a siti od uffici dove reperire ulteriori informazioni tecniche. Soprattutto mancano del tutto le indicazioni pratiche che forse potrebbero accendere l’interesse dei giovani. Sembra funzionale molto di più a chi lo ha realizzato, come una sorta d’autocompiacimento che a stimolare l’interesse dei giovani d’oggi. Questi potrebbero anche non sapere più cosa sia il Servizio Civile. Sembra purtroppo molto piccolo anche l'interessamento del mondo della stampa e dell'informazione in generale, su questo tema di una notevole rilevanza civile.

Oggettivamente per un giovane senza esperienza e senza lavoro, il Servizio Civile può anche rappresentare una pratica via d’uscita dall’inerzia. Stimolato magari dal piccolo guadagno e dal poter vivere fuori casa, imparando nel frattempo qualche cosa d’utile, potrebbe trovare quello slancio utile a dargli nuova spinta nella vita.

Altra considerazione, è che il Servizio Civile potrebbe davvero rappresentare un punto di svolta per molti giovani senza prospettive e non solo un momento d’alta solidarietà. Forse questa scuola di vita dovrebbe essere presa in maggiore considerazione, magari anche retribuendo meglio i volontari e fornendogli nel frattempo una formazione utile anche per il futuro.

A ben vedere, il dubbio che il cancro della politica attanagli anche l’istituzione dell’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile potrebbe venire, pensando ad una certa coincidenza delle date d’insediamento dei direttori con quelle del cambio dei governi.
Come leggo sul Blog ESSERCI (LINK) autodefinentesi “Sito ufficiale del Tavolo Ecclesiale sul Servizio Civile”, in un post del primo luglio ecco la successione dei direttori: Guido Bertolaso (1998- ottobre 2002), Massimo Palombi (ottobre 2002- agosto 2006) e Diego Cipriani (agosto 2006-giugno 2008), Leonzio Borea (dal 30/06/2008).

L’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile fa parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Forse anche quest’incarico non riesce a sottrarsi al destino d’essere spesso destinato a dare un’occupazione ad amici politici? Si tratta davvero di un ufficio per il quale i governi che si succedono scelgono responsabilmente la persona maggiormente capace, per attuare un programma di sviluppo d’ampio respiro? Tentare una risposta a queste domande potrebbe attrarre qualche querela, quindi preferisco aggiungere poche informazioni sul background politico e culturale dei direttori che si sono succeduti.
Leonzio Borea è stato senatore UDC nella precedente legislatura per poi migrare politicamente insieme al gruppo degli amici dell’On. Carlo Giovanardi, nelle file dei Popolari Liberali all’interno del Popolo delle Libertà.
Diego Cipriani è giornalista, insegnante alle scuole superiori, è stato responsabile del settore Obiezione di Coscienza e Servizio Civile della Caritas. Dal 1991 al 2000 è stato Segretario e poi Presidente della Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile (CNESC). Ha scritto alcuni libri sul tema per l’editrice La Meridiana. Dal 1993 al 1997 è stato vice Presidente del BEOC, l’Ufficio Europeo dell’Obiezione di Coscienza ed ha collaborato alla stesura della legge italiana in materia.
Massimo Palombi proviene dalle fila della Democrazia Cristiana, è stato senatore dal 1994 al 1996 e successivamente assessore alla mobilità e trasporti della Provincia di Roma dal 1999 al 2001 nella giunta di Centro-destra presieduta da Silvano Moffa di AN. Ultimamente è stato candidato nelle liste UDC per il Senato come numero cinque della lista per il Lazio, non eletto.
Guido Bertolaso
è decisamente un personaggio noto e chi volesse approfondirne la biografia può farlo ad esempio su Wikipedia (LINK).

Bertolaso a parte, mi sembra che il meno politico e certamente il più esperto della materia sia Diego Cipriani, che è stato appena sostituito dopo meno di due anni, forse un tempo troppo breve per ottenere risultati. Senza dubbio un motivo ci sarà stato: ai lettori le considerazioni del caso.
Oggi ho riorganizzato l'indice per argomenti in maniera più logica. La ricerca dei post dovrebbe beneficiare di un sommario maggiormente sintetico ed ordinato. Inoltre lexcivilis adotta fino ad agosto i nuovi colori estivi ispirati al mare.

venerdì 4 luglio 2008

Doppio lavoro in nero

Oggi voglio scrivere di un tema dibattuto in modo molto superficiale, o usato da molti come una bandiera: quello degli stipendi bassi. Ci sono moltissime famiglie in Italia, magari con un paio di figli che vanno avanti nominalmente con un solo reddito intorno agli € 1.100,00 netti mensili. Faccio subito un esempio: F. lavora in una scuola come assistente tecnico ma il suo magro stipendio non basta per vivere decorosamente con sua moglie e i due figli. F. non si risparmia sul lavoro, si dimostra volenteroso e pieno d’iniziativa: "Mani d'oro" lo chiamano i colleghi. La sua buona volontà non può conquistargli riconoscimenti in un posto pubblico, dove i premi sono sempre a pioggia e non si incentivano i meritevoli, spesso additati come "poveri fessi". F. non se ne preoccupa e continua a lavorare con impegno.
Per guadagnare di più, finite le sue sei ore giornaliere, si dedica ad un doppio lavoro. Qui le sue mani d'oro gli rendono quanto merita. Il pomeriggio e la fine settimana fa lavori di muratura, di tinteggiatura, di piccola e media manutenzione. Tutto rigorosamente in nero, ossia senza fare ricevuta e senza denunciare gli ulteriori redditi.
E’ vero che così facendo evade le tasse, eppure non si può negare che è difficile per lui, se non impossibile, raggiungere in altro modo una retribuzione più adeguata alle giuste esigenze della sua famiglia. Per un dipendente pubblico, la possibilità di fare un secondo lavoro passa attraverso le forche caudine di regole molto restrittive e necessita infine dell'autorizzazione del dirigente. F. potrebbe fare un secondo lavoro solo se passasse ad un part-time al 50% nella scuola dove è impiegato, ottenendo anche il permesso dal segretario.
Non dobbiamo nasconderci però che se chiediamo a F. di rientrare nei canoni della Legge, dobbiamo avere anche il coraggio di dirgli di rinunciare a stare in campeggio d'estate con i suoi figli, di non portarli dall'odontotecnico per raddrizzare i denti, di evitare di fargli fare sport il pomeriggio. Dobbiamo fargli capire che non può più continuare a costruire la casa per loro nel terreno lasciatogli dai genitori. Non potrà più fare tante di quelle cose che può permettersi solo avendo una doppia retribuzione.
Con tutto questo non voglio e posso giustificare il fatto che F. evade le tasse per quanto guadagna con il secondo lavoro ed opera senza curarsi di tutti quegli accorgimenti di cui sarebbe tenuto a dotarsi, se agisse alla luce del sole. Trattandosi per l’appunto di un “secondo lavoro”, per di più svolto in forma individuale, F. non ha modo di sviluppare la sua attività ad un livello tale da renderla redditizia se svolta nel rispetto delle norme fiscali, previdenziali e di sicurezza.
Gli elementi della situazione sono alla fine questi:
  • F. guadagna con il suo primo lavoro troppo poco per fare campare la sua famiglia;
  • Il datore di lavoro pubblico non è capace di valorizzare economicamente F. come persona meritevole;
  • F. è costretto a fare un doppio lavoro non autorizzato e di nascosto, senza garanzie per la sua sicurezza ed evadendo le tasse;
  • F. così facendo danneggia le ditte ed i professionisti che operano in maniera corretta nel settore del suo doppio lavoro;
  • F. non concorre nella misura della sua reale capacità contributiva alla società nel suo complesso, sottraendo risorse al fisco ed alla previdenza;
Ne escono danneggiati sia F. che la società civile. Lui perde perché scommette il benessere guadagnato per i suoi cari sulla sua sicurezza e sulla sua salute. I suoi figli perdono perché imparano che le regole di convivenza civile si possono tranquillamente calpestare per ottenere un vantaggio personale. La società perde perché le sono sottratte risorse dovute. Lo Stato perde perché trascura di valorizzare un suo dipendente volenteroso e quindi preziosamente raro. I sindacati e la burocrazia pubblica perdono perché colpevolmente responsabili di negare a chi volesse lavorare di più, la possibilità di farlo.
Ora facciamo tutti mente locale e cerchiamo di ricordarci quanti signori F. abbiamo incontrato nella nostra vita. Quante volte ci siamo avvalsi di loro per fare dei lavori in casa, per sistemare una soffitta o per tinteggiare le nostre stanze?
Il ministro Brunetta vuole dare la possibilità ai dipendenti pubblici di prendersi un anno di aspettativa non retribuita per cercare di mettersi in proprio. Spero che da buon economista, quale egli è, affronti presto e bene anche il tema del rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici in termini di valorizzazione reale del merito. La soluzione al problema del lavoro nero di F. deve passare per una retribuzione più alta ed un sistema premiante che gli permetta di esprimere le sue capacità per la scuola dove lavora. Inoltre, se ancora necessitasse di fare un secondo lavoro, credo ci si debba sforzare di creare condizioni fiscali e previdenziali che salvaguardino le aziende che operano correttamente permettendo a persone come F. di ricavare legalmente un’ulteriore fetta di reddito.
La Legge torni al servizio di F. e dei cittadini. A quel punto, date a tutti le corrette opportunità, è giusto che lo Stato non esiti a far rispettare una legge veramente eguale per tutti.

domenica 29 giugno 2008

Visti da lontano: Italy and Italian

Cosa pensano di noi i paesi anglosassoni ? Come vedono l'Italia e gli italiani ? Siamo stimati o derisi, seguiti con attenzione o dimenticati ? Per chi non abbia una finestra quotidiana su quel mondo allora il Blog Spicchinglish (LINK) è un buon posto dove vedere il Belpaese dal punto di vista di chi parla l'Inglese.
L'interesse nasce dal fatto che è per molti naturale riconoscere a quei paesi una delle più alte dosi di cultura democratica ed al tempo stesso di civiltà del mondo moderno. Spicchinglish raccoglie gli articoli della stampa anglofona presentati da Google-news e li traduce con Google-translate. Il risultato è comico nella forma ma del tutto serio nel presentare contenuti ricchi di spunti di riflessione. Posso assicurare che non opero nessuna selezione sui temi trattati negli articoli, se non limitare alquanto la preponderanza delle notizie di calcio. Ed ora una sequenza delle ultime news di Spicchinglish: l'Italia e gli Italiani visti da chi parla la lingua di Shakespeare, buona lettura:

martedì 24 giugno 2008

Lavoro, strada ed effetti collaterali

Il sei giugno ho ascoltato nella rubrica "Lettere a Radio24" una lettera di un ascoltatore che raccontava la tragedia del suocero toltosi la vita dopo il ritiro della patente.
Quest'uomo, ex professore in pensione da poco, si era comprato l'auto nuova per accompagnare la figlia al matrimonio. L'auto gli serviva anche per portare in ospedale ogni pochi giorni la madre anziana ed inferma. Al rientro da un raduno di alpini, a soli due chilometri da casa, un controllo del tasso alcolico lo precipitava in una situazione per lui insostenibile: seimila euro di multa, ritiro della patente per due anni, arresto e confisca dell'auto dopo la sentenza.
Una severa condanna che ha precipitato l'uomo nel baratro della disperazione, fino al suicidio. A colpire ancora di più l'ascoltatore era il fatto che nella zona, pochi mesi prima, un'altra persona era ricorsa a tale gesto dopo una condanna simile: questa volta a causa dell'inevitabile perdita del lavoro che ne era derivata. Che si possa trattare di una sorte di "danni collaterali" della nuova politica di sicurezza stradale ?

Bella la risposta del direttore di Radio24, Giancarlo Santalmassi che si dichiarava colpevole lui stesso della morte dei guidatori suicidi. La colpa in sostanza era quella di non aver dato con continuità la giusta informazione agli ascoltatori su quali rischi si corrano, anche sotto il profilo giudiziario, nel guidare in stato di ebbrezza. Santalmassi ha anche legato, con delicatezza, la lettera dell'ascoltatore a quella oramai famosa su internet chiamata "lettera di una ragazza morente" (LINK al testo - LINK all'audio mp3).

Troppo spesso siamo colpevolmente superficiali sotto questo aspetto. E' dimostrato con certezza che anche poco alcool provoca un ritardo nei tempi di risposta agli imprevisti ed acuisce oltre misura il nostro senso di sicurezza. Una miscela di effetti deleteria per affrontare senza la necessaria prudenza ed a riflessi rallentati, la guida di un mezzo stradale che può trasformarsi in una macchina di morte. Quando diciamo che un paio di bicchieri di vino non facciano molto, pensiamo a cosa proveremmo sapendo la nostra figlioletta, od un nostro consanguineo, morti sull'asfalto a causa di chi sostanzialmente è solamente superficiale come noi.

Il discorso ha chiari connotati di civiltà e credo che il nesso sia chiaro se pensiamo alla grande maggioranza dei concittadini europei, come ad esempio tedeschi ed inglesi che, quando escono in gruppo a mangiare e bere, lasciano completamente sobrio uno del gruppo, con la mansione di autista. A loro confronto siamo un branco di selvaggi, immaturi ed incivili barbari.

Chiunque faccia sport con continuità (cosa rara in un popolo di lordoni come il nostro) sa bene che anche un solo bicchiere di vino cambia sensibilmente i nostri riflessi. Provate a far bere anche poco un maestro di tennis per vedere subito dopo quante palle mancherà completamente: rimarrete impressionati !

Quindi chi si ostina a pensare di poter controllare il suo corpo e bolla come esagerate le norme sulla guida in stato di ebbrezza è decisamente un individuo immaturo e superficiale. Io ho scelto di non bere o mangiare qualsiasi cosa contenga alcool, prima di mettermi alla guida di un mezzo. Preferisco una autolimitazione assoluta ad una davvero poco gratificante concessione di un solo bicchierino di birra o di vino. Quindi addio alla bevanda di bacco nelle cene fuori casa, come pure al grappino od al limoncello solitamente offerto alla fine di queste. Mi consola il fatto che con mia moglie almeno potremo fare a turno, questo piccolo ma necessario sacrificio. Scelgo di fare tutta la mia parte per non diventare un potenziale pericolo e mi sento per questo più coerente ed un poco più civile.

Ecco quali sono le pene per la guida in stato di ebbrezza:

Tasso alcolemico
Sanzione
tra 0,5 g/l a 0,8 g/l ammenda da 500 a 2.000 euro. Sospensione della patente da 3 a 6 mesi.
tra 0,8 e 1,5g/l ammenda da 800 a 3.200 euro e arresto fino a 6 mesi. Sospensione della patente per un periodo di tempo compreso fra 6 mesi e 1 anno.
oltre 1,5 g/l ammenda tra 1.500 e 6.000 euro e arresto da tre mesi ad 1 anno. Sospensione della patente da 1 a 2 anni. Confisca del veicolo con la sentenza di condanna.

Ecco il grafico della Polizia di stato per capire come si raggiunge un alto tasso alcolemico:



Visto che siamo comunque un paese di furbetti ecco cosa accade a chi pensasse di rifiutarsi di misurare il tasso alcolemico commettendo un illecito penale:
a) arresto da tre mesi ad un anno
b) ammenda da 1.500 a 6.000 euro
c) sospensione della patente pEcco la tabella della Polizia di Stato sul tasso alcolemico (LINK al sito)er un periodo da 6 mesi a 2 anni e la revoca nel caso in cui il conducente sia stato condannato per il medesimo reato nei due anni precedenti
d) fermo amministrativo del veicolo per 180 giorni se il veicolo appartiene alla stessa persona responsabile dell'illecito.Ce n'è per fare tutti un serio ragionamento. Quindi pensiamoci bene prima di metterci alla guida dell'auto e non troviamo argomenti come "allora che dire dell'uso del cellulare" od ancora "e quelle donne che si truccano in auto" od altre scuse per non fare il nostro dovere. Soprattutto non disperiamoci dopo che la polizia stradale ci ha giustamente puniti: lo sapevamo bene e ce lo saremmo meritati.

martedì 17 giugno 2008

Robin Hood o principe Giovanni

Faccio fatica a capire quanto sta accadendo in queste ultime ore in parlamento. In mezzo al decreto sulla sicurezza, quello per intenderci che dovrebbe togliere la microcriminalità dalle nostre strade e rendere più sicure le nostre vite, viene inserito un emendamento che pare invece serva al Presidente del Consiglio per ritardare l'ultimo dei processi in cui gioca il ruolo di imputato.
Immediatamente il teatrino politico si accende di toni coloriti e tratti marcatamente decisi; di colpo ci si spantana da quella sorta di melassa che ha fino ad oggi avvolto le idi dell'attuale legislatura. Parrebbe che il principale leader della coalizione avversa al Presidente del Consiglio si sia improvvisamente accorto di essere all'opposizione ed abbia per un paio di giorni alzato la voce.

Ancora una volta non mi piace affatto l'incoerenza e la furberia spicciola di una classe dirigente che ci blandisce con spiegazioni che non convincerebbero un bimbo di tre anni. Nessuno ci venga a dire, per favore, che la norma del rinvio dei processi per reati meno gravi è una norma a garanzia dei cittadini italiani, né che essa è coerente in senso assoluto con il programma di governo sulla sicurezza. Essa è chiaramente una norma salva-Berlusconi e male fanno i servi del Presidente a smentirlo. Inoltre, posto che la percezione sulla sicurezza è legata proprio ai reati cosiddetti minori ma di grande impatto sociale, questa norma va nella direzione opposta a quella stabilita dalla logica complessiva del decreto.

Ancora una volta emerge una sapiente regia di Berlusconi che riesce anche a smentire di fatto i suoi fedeli servitori, attaccando con coraggio e nell'ambito dei suoi diritti di cittadino (questa volta si) il giudice del suo processo, mediante atto di ricusazione. Sinceramente nelle motivazioni del Presidente, se confermate, vi sono molti e gravi motivi di preoccupazione.

Infine direi che Berlusconi ha certamente la forza, datagli dai suoi numerosissimi elettori, di imporre una norma salva alte cariche dello stato, del tutto legittima se legata ad un giusto rinvio dei procedimenti e non ad un colpo di spugna. Tale norma potrebbe anche essere anticipata da un provvedimento di urgenza come un decreto legge, alla faccia di tutti i benpensanti del Palazzo che così si scandalizzano solo per quanto avviene nell'orto del vicino.

Gli italiani hanno scelto Berlusconi ben sapendo quali siano i suoi problemi con la Giustizia, perché hanno visto in lui la persona capace di dare risposta ai loro problemi. Il Presidente dovrebbe anche per questo dare maggior credito all'intelligenza del popolo italiano, dicendo onestamente i motivi per i quali prende le sue decisioni, senza cadere nella tentazione di abbindolare i suoi connazionali dicendo che fa questa o quella cosa proprio per loro.

A noi interessano il lavoro, la scuola, la semplificazione amministrativa, la giustizia, la sicurezza, il rispetto della dignità di tutti: non ci menate sempre per il naso, per favore !

sabato 14 giugno 2008

Rifiuti: bottiglie e fontanelle

Roma è stata definita molto spesso come la città della fontane. A dire il vero la tradizionale passione per le terme e l'acqua che animava gli antichi romani, ha contagiato nei secoli la popolazione locale fino ad oggi, quando in tutta l'Urbe compaiono ancora le tradizionali fontanelle da cui sgorga limpida e fresca l'acqua.
Stamattina, passando davanti una di queste fontanelle, ho visto una donna con una cassetta di plastica piena di bottiglie di vetro. China sullo zampillo d'acqua, riempiva una dopo l'altra le sue bottiglie. Forse la signora voleva solo annaffiare le aiuole a lato della strada ma mi ha dato lo spunto per pensare al mondo in cui viviamo. Mi sono tornate in mente le immagini dei film di Rossellini e di Anna Magnani. Fotografie di un tempo passato che forse tornerà: quello dell'attenzione allo spreco, della semplicità, dell'essenziale. Nostangia di quando si andava a prendere il latte con la propria bottiglia di vetro e persino le strade di Napoli non conoscevano ancora le tonnellate di bottiglie di plastica, di cartoni di tetrapack e di inutili involucri.

Certo sale alla gola un poco di commozione nel pensare, in questo ipotetico futuro, al destino dei profitti di tutti i fabbricanti di contenitori ed involucri, ed alla prospettiva di dover cambiare lavoro dei loro dipendenti.
Niente e nessuno ci aiutano oggi a capire quanto in realtà si paghino le comodità a cui ci siamo abituati: non una vera tassa ambientale, non un balzello sugli involucri, sulla CO2 prodotta, sulla distanza percorsa dalle merci, non una risonanza istituzionale ai valori della parsimonia. Solo consumo e spreco. Ma perché non diamo ascolto al Papa su queste cose, invece di tirarlo per le vesti continuamente al solo fine di guadagnare facili consensi ? Se non sbaglio è rimasta forse la più autorevole voce, nel mondo, contro il cosiddetto consumismo.