martedì 17 giugno 2008

Robin Hood o principe Giovanni

Faccio fatica a capire quanto sta accadendo in queste ultime ore in parlamento. In mezzo al decreto sulla sicurezza, quello per intenderci che dovrebbe togliere la microcriminalità dalle nostre strade e rendere più sicure le nostre vite, viene inserito un emendamento che pare invece serva al Presidente del Consiglio per ritardare l'ultimo dei processi in cui gioca il ruolo di imputato.
Immediatamente il teatrino politico si accende di toni coloriti e tratti marcatamente decisi; di colpo ci si spantana da quella sorta di melassa che ha fino ad oggi avvolto le idi dell'attuale legislatura. Parrebbe che il principale leader della coalizione avversa al Presidente del Consiglio si sia improvvisamente accorto di essere all'opposizione ed abbia per un paio di giorni alzato la voce.

Ancora una volta non mi piace affatto l'incoerenza e la furberia spicciola di una classe dirigente che ci blandisce con spiegazioni che non convincerebbero un bimbo di tre anni. Nessuno ci venga a dire, per favore, che la norma del rinvio dei processi per reati meno gravi è una norma a garanzia dei cittadini italiani, né che essa è coerente in senso assoluto con il programma di governo sulla sicurezza. Essa è chiaramente una norma salva-Berlusconi e male fanno i servi del Presidente a smentirlo. Inoltre, posto che la percezione sulla sicurezza è legata proprio ai reati cosiddetti minori ma di grande impatto sociale, questa norma va nella direzione opposta a quella stabilita dalla logica complessiva del decreto.

Ancora una volta emerge una sapiente regia di Berlusconi che riesce anche a smentire di fatto i suoi fedeli servitori, attaccando con coraggio e nell'ambito dei suoi diritti di cittadino (questa volta si) il giudice del suo processo, mediante atto di ricusazione. Sinceramente nelle motivazioni del Presidente, se confermate, vi sono molti e gravi motivi di preoccupazione.

Infine direi che Berlusconi ha certamente la forza, datagli dai suoi numerosissimi elettori, di imporre una norma salva alte cariche dello stato, del tutto legittima se legata ad un giusto rinvio dei procedimenti e non ad un colpo di spugna. Tale norma potrebbe anche essere anticipata da un provvedimento di urgenza come un decreto legge, alla faccia di tutti i benpensanti del Palazzo che così si scandalizzano solo per quanto avviene nell'orto del vicino.

Gli italiani hanno scelto Berlusconi ben sapendo quali siano i suoi problemi con la Giustizia, perché hanno visto in lui la persona capace di dare risposta ai loro problemi. Il Presidente dovrebbe anche per questo dare maggior credito all'intelligenza del popolo italiano, dicendo onestamente i motivi per i quali prende le sue decisioni, senza cadere nella tentazione di abbindolare i suoi connazionali dicendo che fa questa o quella cosa proprio per loro.

A noi interessano il lavoro, la scuola, la semplificazione amministrativa, la giustizia, la sicurezza, il rispetto della dignità di tutti: non ci menate sempre per il naso, per favore !

sabato 14 giugno 2008

Rifiuti: bottiglie e fontanelle

Roma è stata definita molto spesso come la città della fontane. A dire il vero la tradizionale passione per le terme e l'acqua che animava gli antichi romani, ha contagiato nei secoli la popolazione locale fino ad oggi, quando in tutta l'Urbe compaiono ancora le tradizionali fontanelle da cui sgorga limpida e fresca l'acqua.
Stamattina, passando davanti una di queste fontanelle, ho visto una donna con una cassetta di plastica piena di bottiglie di vetro. China sullo zampillo d'acqua, riempiva una dopo l'altra le sue bottiglie. Forse la signora voleva solo annaffiare le aiuole a lato della strada ma mi ha dato lo spunto per pensare al mondo in cui viviamo. Mi sono tornate in mente le immagini dei film di Rossellini e di Anna Magnani. Fotografie di un tempo passato che forse tornerà: quello dell'attenzione allo spreco, della semplicità, dell'essenziale. Nostangia di quando si andava a prendere il latte con la propria bottiglia di vetro e persino le strade di Napoli non conoscevano ancora le tonnellate di bottiglie di plastica, di cartoni di tetrapack e di inutili involucri.

Certo sale alla gola un poco di commozione nel pensare, in questo ipotetico futuro, al destino dei profitti di tutti i fabbricanti di contenitori ed involucri, ed alla prospettiva di dover cambiare lavoro dei loro dipendenti.
Niente e nessuno ci aiutano oggi a capire quanto in realtà si paghino le comodità a cui ci siamo abituati: non una vera tassa ambientale, non un balzello sugli involucri, sulla CO2 prodotta, sulla distanza percorsa dalle merci, non una risonanza istituzionale ai valori della parsimonia. Solo consumo e spreco. Ma perché non diamo ascolto al Papa su queste cose, invece di tirarlo per le vesti continuamente al solo fine di guadagnare facili consensi ? Se non sbaglio è rimasta forse la più autorevole voce, nel mondo, contro il cosiddetto consumismo.

venerdì 13 giugno 2008

Chi intercetta gli italiani ?

Sulla questione mi verrebbe da dire, con una punta di sarcasmo, che proprio non possiamo più lamentarci di questi politici così premurosi ed attenti ai reali bisogni degli italiani. In questi giorni è tutto un fiorire di dichiarazioni su quanto tutti siano preoccupati per il diritto alla privacy dei cittadini italiani, vessati dalle intercettazioni (news su intercettazioni).
Mi sono subito allarmato ed ho chiesto ai miei amici ed alle persone che mi circondano se si sentono minacciate da questa ondata di intercettazioni. Stranamente però nessuno sembra troppo preoccupato: forse è perché mediamente frequento persone che non hanno nulla da nascondere ed al telefono usano un linguaggio decisamente meno squallido di quanto sentito dai molti che hanno riletto le loro conversazioni sui quotidiani. Io stesso non riesco proprio a sentirmi così minacciato.
Il nuovo ministro della Giustizia, con una velocità degna di un centometrista medaglia d'oro olimpica, ha sfornato sul sito internet del ministero un dossier completo sulle intercettazioni (LINK al dossier). Un'occhiata ai dati mostra davvero che il fenomeno ha assunto dimensioni gigantesche, travalicando i limiti di una corretta azione di investigazione per assumere toni da grande fratello (non il format di Mediaset ma il libro di George Orwell).

Ma questo fatto è un male assoluto o deriva da alcune cause ben più gravi, alle quali invece si evita di dare una risposta ? Per capire meglio io stesso, faccio qui di seguito tre ipotesi, sperando che qualche lettore volenteroso possa consigliarne altre nei commenti.

La prima è la probabile scarsa preparazione dei nostri apparati investigativi. In un paese dove fioccano i complimenti per chi non fa troppo male il proprio dovere e dove le valutazioni con criteri di merito oggettivi sono assenti, la preparazione, la competenza e l'efficienza non devono essere date per scontate. Troppo spesso i pochi esempi di eccellenza prodotti sono presi a manifesto di una realtà ben più mediocre di quella che ci si vuol parare innanzi. Quindi servirebbero più intercettazioni del normale per supplire a tale carenza.

La seconda è insita nella paralisi delle strutture giudiziarie. Gli uomini ed i mezzi sono pochi e le regole sono evidentemente studiate per tenerli occupati oltre ogni logica in inutili e tortuosi adempimenti. L'evidente obiettivo è quello di creare quell'impunità di fatto denunciata pochi giorni fa dal capo della polizia (LINK alla news). Di conseguenza cosa può esserci di meglio del supporto tecnologico delle intercettazioni che come una sorta di "pesca a strascico" (similitudine del Min. La Russa) permette di ottenere qualche risultato ?

La terza è anche la più preoccupante e rappresenta un paese in cui il malaffare criminoso si è diffuso ad un livello inimmaginabile nel restante mondo civilizzato. Prendiamo alcuni esempi a suffragio di questa ipotesi. Possiamo raffrontarci con gli svedesi per gli abusi edilizi ? Con gli statunitensi per l'evasione fiscale ? Con gli inglesi per la corruzione ? Con gli svizzeri per le infrazioni gravi al codice della strada ? Con i tedeschi per la presenza di fannulloni ? Credo che di questo passo, possiamo vincere il confronto solo per la simpatia, non certo per le virtù etiche. Quindi, considerando che non ho appena elencato semplici birichinate ma chiari reati, ipotizziamo l'equazione che dice: malaffare endemicamente diffuso, uguale molte più intercettazioni.

Giusto evitare abusi sulle intercettazioni ma sarei più contento se lo si facesse con più coraggio, ad esempio non presentando la cosa come una misura a tutela dei cittadini italiani. Sarebbe maggiormente chiaro ed onesto. Infine il provvedimento atteso dal governo rischia di curare la febbre semplicemente buttando via il termometro. Si può fare ma solo dopo aver avviato una cura efficace. Il governo è quindi atteso alla prova dei fatti della sua buona fede e del suo onore con provvedimenti che aiutino la Giustizia italiana a funzionare bene.

giovedì 12 giugno 2008

I nostri interessi registrati dal web

Le ricerche su internet sono un formidabile strumento per comprendere i gusti e gli interessi del popolo dei navigatori. Guadagnare una posizione di preminenza nella gestione dei dati relativi alle ricerche è molto importante. Google in tal senso è il leader indiscusso ed i suoi gestori sono in grado di conoscere in modo accuratissimo le tendenze del popolo di internet. Propongo quindi due ricerche fatte sull'ormai noto Google Trends sull'Italia che spero troviate interessanti. I risultati sono relativi ai soli termini da me proposti al programma e non rappresentano in termini assoluti gli interessi degli italiani. Il confronto tra le parole ha quindi un valore relativo all'interno dell'insieme proposto.

Dove andare in vacanza:

Si vede molto bene come l'interesse per le località di vacanza sia nettamente stagionale. Nella selezione proposta, la Sardegna sbaraglia la concorrenza estiva ma il Trentino si assicura la palma della località più cercata durante tutto l'anno. In ogni caso, cari mariti, non c'è niente da fare, è il mare a vincere su tutto !

Dove il dente duole:
Cosa ci preoccupa o interessa maggiormente tra lavoro, tasse (magari l'ICI), la Legge, la Scuola o la famigerata Sicurezza ? Il grafico seguente lo chiarisce.

Personalmente mi ha subito sorpreso trovare più ricerche sul termine legge che su ICI o su sicurezza. Poi però ho pensato che il fatto che internet diventi sempre più strumento di lavoro, possa spiegare la cosa. Lavoro, Legge e Scuola sono al primo posto.

Interessante anche fare un confronto in questo secondo caso tra le ricerche sul web e quelle nelle news (parte bassa dei grafici). L'interesse verso le news che parlino di ICI è sempre molto maggiore di quello per trovare pagine siti che parlino di questa imposta.

lunedì 9 giugno 2008

Alti e bassi: i fannulloni ed il ministro

Dobbiamo capire se nella pubblica amministrazione trovano rifugio, meglio che nelle imprese private, i cosiddetti fannulloni. Parlo di quei dipendenti che invece di lavorare si imboscano o che comunque ci "danno di piatto". Voglio fare qualche esempio di casi reali e concreti dei quali mi è giunta voce direttamente:
1) la signora che si ammala sempre, immancabilmente e con straordinaria ripetitività i soli sabati;
2) la signora che per un capriccio del destino si trova a prendersi un giorno di malattia guarda caso sempre nei giorni in cui ha il rientro pomeridiano;
3) la signora del punto 1) o quella del punto 2) che non riuscendo ad evadere tutto il lavoro riescono a farsi autorizzare sempre le ore di straordinario;
4) la signora che entra al lavoro alle 8:20 e segna 8:00, tutti i giorni, anche quando la flessibilità di orario dice dalle di entrare dalle 8:00 alle 8:15;
5) il dirigente che non controlla mai, ma proprio mai, quando effettivamente entrano al lavoro i dipendenti, magari facendosi una stampa delle timbrate o ritirando il registro delle firme tutti i giorni alle 8:15 in punto;
6) la signora che dopo aver timbrato, esce a prendersi un caffè e dato che il fruttivendolo è li vicino fa la spesa; siccome poi i pacchi pesano, prende la macchina; dato che non è a piedi, fa un salto al supermercato e tornando a casa non scorda il pane e la carne: il tutto senza timbrare l'uscita;
7) il dipendente che per non sciuparsi tutte le ferie si prende un po di giorni di malattia per fare i lavori a casa od in campagna;
8) il dirigente che non controlla che le persone che deve gestire lavorino tutte e bene;
9) la signora che siccome ha i figli lontani all'università va tranquillamente a fargli da cameriera prendendosi serenamente qualche giorno di malattia verso il fine settimana.

In tutti questi casi trovo sinceramente che il termine fannulloni sia addirittura troppo blando. Sarebbe in molti casi più corretto dire birbaccioni. Se uno infatti decide di fingersi in malattia, è chiaro il suo disegno di rubare lo stipendio, di dichiarare il falso, di danneggiare la sua amministrazione, il tutto per i suoi comodi. Nel pubblico impiego questi soggetti sono percentualmente tra il doppio ed il triplo che nel settore privato. Ma se in quest'ultimo il problema è del loro datore di lavoro che ha pure qualche strumento a mio avviso inefficiente per rimediare, nel pubblico il problema è di tutti noi.

Il Prof. Renato Brunetta, appena nominato neo ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione, ha esordito con un entusiasmo quasi incontenibile, suonando la carica contro i fannulloni. La stampa e la televisione, perlomeno, hanno voluto dare l'accento proprio su questo punto. L'immagine arrivata dai media non è quella classica di un ministro che in modo molto istituzionale attacca con le consuete lodi alla grande professionalità ed allo spirito di abnegazione dei dipendenti, bla bla bla ... per poi accennare con cipiglio che certo bisogna instaurare meccanismi premianti per i buoni ma anche porsi l'obiettivo di migliorare la produttività, bla bla bla. L'immagine è sembrata piuttosto quella di un medico che ti parla subito della malattia senza doverti prima elencare necessariamente tutti gli organi che ancora funzionano.

Mi sembra che a parte i fannulloni chiamati in causa e qualche sindacato, questo esordio non abbia veramente preoccupato né indignato nessuno. Tuttavia il 5 giugno il deputato Furio Colombo, noto per i notevoli trascorsi giornalistici e politici, insieme ad alcuni parlamentari dell'opposizione, presentando il nuovo blog "Piazza del dissenso" (dal 9 giugno 2008 su www.micromega.net), ha dato mostra di pensarla diversamente. Scartato forse troppo sgarbatamente dalle primarie per il Partito Democratico e forse in cerca di un suo spazio sul palcoscenico politico, Furio Colombo ha rinfacciato a Brunetta proprio il fatto di non essersi comportato come un tranquillizzante ministro dei bei tempi andati. Nella foga oratoria, il deputato giornalista si è lasciato andare fino a definire l'economista del Popolo delle Libertà, mini-ministro:

"L'idea che arriva un ministro, che per prima cosa minaccia di espellere i medici di trovare i fannulloni, di licenziare e che lancia fulmini saette e maledizioni sul settore che gli è stato affidato, perché di solito ministro del ..., vuol di re prendersi cura di ... . Non si è mai visto un ministro della Forza armate, un ministro della Difesa che per prima cosa dice - adesso facciamo piazza pulita del generali, oppure dei soldati -. Di solito dice - ho fiducia nelle Forze armate, perché sono una garanzia della democrazia - e così via. Tipicamente, per quanti progetti di riforme abbia, un ministro è un "taking care of", è un qualcuno che viene per prendersi cura di. Qui abbiamo questa comica finale del mini-ministro, il quale si scatena nei confronti del fannullone. Ed è chiaro che il fannullone, siccome è vittima designata, è chiaro che sarà trovato". (trascritto dal filmato originale LINK).

Penso che Furio Colombo ci sia rimasto male per primo per la squallida battuta, e che le scuse che poi ha presentato siano lo specchio di un sincero dispiacere. Stessa cosa per il ministro Brunetta che probabilmente si è dimostrato nell'impulsività, della stessa pasta del suo critico, lanciandosi in considerazioni di dubbio gusto. Speriamo che la smettano di farsi battute reciprocamente, anche perché entrambi presentano materia per un lunghissimo scambio di simili piacevolezze.

La cosa che mi sorprende è il pessimismo di Colombo il quale pensa che la battaglia contro i veri fannulloni sia persa in partenza, tanto da paventare con argomenti a mio avviso privi di qualsiasi logica, una caccia alle streghe. Dice in sostanza che siccome qualcuno bisognerà pur licenziarlo, la norma sui fannulloni darà il pretesto ai dirigenti per liberarsi degli elementi a loro scomodi.

Allora una proposta forte: dato che anche la saggezza popolare ci ricorda che "la padella si prende dal manico", iniziamo la caccia ai fannulloni a partire proprio dai dirigenti. Se un ufficio non funziona la colpa principale è proprio di quest'ultimi che hanno come scopo principale del loro incarico proprio il far ben lavorare i sottoposti. Ma smettiamola, per piacere, di pensare che un ministro debba essere un papà buono e basta: come tale deve in primo luogo rispondere dell'efficienza della Pubblica amministrazione a tutti gli italiani, non tutelare corporativamente i suoi dipendenti. Basta con questi paternalismi ed avanti con un pizzico di sano pragmatismo.

venerdì 6 giugno 2008

Zona grigia: il Presidente, i rifiuti, i nordisti e la Campania

In queste ore il teatrino della politica sta rappresentando un pezzo di sicuro interesse: un piccolo scontro, subito rientrato, quasi un battibecco, tra il Presidente Napolitano e parte della Lega. Lo spunto viene dal discorso che Napolitano ha tenuto il quattro giugno alla cerimonia di titolazione a Giancarlo Siani di un'aula multimediale all'Università' Suor Orsola Benincasa. Passare da Siani, coraggioso giornalista, precursore in un certo senso di Saviano e ucciso dalla camorra, ai traffici illeciti di quest'ultima è stato naturale.
Il Presidente (LINK: discorso del Presidente) ha parlato di "una battaglia non solo per la sicurezza, ma per il lavoro, per una vita e un futuro migliore, ...... che si combatte fronteggiando il crimine organizzato, realtà grave e pesante in diverse regioni del Mezzogiorno, che conosce a Napoli e in Campania una delle sue più perverse e micidiali incarnazioni". Napolitano ha parlato del coraggio di quanti combattono la camorra, di mobilitazione civile, di senso civico e di moralità rendendo omaggio alla sagacia investigativa della magistratura. Ha detto quindi che "l'impegno a colpire la camorra sta giungendo al nodo del traffico dei rifiuti tossici, in gran parte provenienti dal Nord - ne sia consapevole l'opinione pubblica delle regioni settentrionali - del traffico illegale infame delle discariche abusive sul territorio campano, non denunciate e fronteggiate negli scorsi anni al livello locale come sarebbe stato sacrosanto fare".

Non so se Napolitano scherzasse lodando la magistratura ma è certo che alla fine del discorso ha pronunciato l'intenzione di spendersi personalmente presso il Consiglio superiore della stessa per ottenere risorse e mezzi, dicendosi certo che i magistrati daranno il loro responsabile contributo alla migliore definizione delle misure urgenti. Forse come a dire: "Fino ad ora avete dormito ma da oggi tutti in riga e pedalare".

Nel discorso colpisce come il Presidente non ascriva nessuna colpa o grave responsabilità alla classe politica se non a quella locale: non colpe ma semplici mancanze.

Sembra strano come alla fine di tutto, quello che risulta parzialmente stonato in un discorso sostanzialmente equilibrato, sia l'ammonimento all'opinione pubblica delle regioni settentrionali di rendersi consapevole che i rifiuti tossici che hanno appestato la Campania venivano dal nord. Di qui il risentimento della Lega, forse troppo permalosa quando si toccano certe corde. (LINK ad articolo stampa).

Sinceramente credo che il fatto che ha portato la regione del Presidente ad essere la discarica abusiva del nord, riguarda solamente la Campania. Quando alcuni industriali disonesti del nord hanno cercato di smaltire i loro rifiuti tossici, hanno probabilmente trovato occhi aperti e cittadini vigili altrove. La scelta campana deriva dalla natura del tessuto sociale e politico di quella regione e non dalla disattenzione dei cittadini "nordisti" (a me piace di più "nordici"). Perché non sono riusciti a smaltire le loro porcherie in Slovenia o in Piemonte od ancora in Sicilia ? Se poi si vedono anche con chiarezza i collegamenti tra la camorra e l'attuale crisi dei rifiuti, non c'è nulla che la gente del nord possa fare se non scuotere la testa o dare l'esempio di una migliore gestione locale degli enti e della giustizia.
Amo la Napoli vera, quella che parla di coraggio, di sentimento e quella che rimane l'ultima frontiera delle scuole di filosofia, rifugio di avanguardie culturali e simbolo di profonda umanità, soffocata da un morbo sociale che la umilia. La massa dei magistrati campani (alcuni dobbiamo non solo salvarli ma elogiarli) saranno certamente "sagaci investigatori" ma mi chiedo dove saremmo oggi se "Mani pulite" avesse dovuto sbocciare a Napoli.

Tirando le somme, sono sinceramente grato all'Italia per aver espresso questo Presidente pacato, colto ed esperto politico. Con il cuore dei miei passati vent'anni però mi immagino il Presidente della Repubblica come una sorta di super eroe dalle sembianze del grande Sandro Pertini. Lo immagino a Napoli dove avrebbe potuto dire: "E allora, cari Italiani, la situazione è grave, drammatica. Qui nessuno, da molti anni, ha avuto a cuore davvero il proprio dovere ed i pochi che nuotavano contro corrente, animati dal senso di giustizia, sono stati spesso sconfitti. La politica nazionale ha coperto con i lunghi ritardi delle leggi contro i reati ambientali, i traffici illegali della camorra. La politica locale si è scordata di tutelare il territorio ed i cittadini. Qui un'alleanza perversa di malaffare, camorra, uomini e partiti ha mortificato da sempre le aspirazioni della gente e sopratutto dei giovani, nevvero, di avere un futuro libero ed un lavoro. Cosa ci stanno a fare il Presidente della Regione ed i sindaci al loro posto oggi ? Cosa ci stanno a fare quei magistrati che cavillano sulle leggi senza coglierne il senso squisitamente di servizio per il popolo e per la libertà ? Perdinci, ho letto il libro Gomorra e penso dovrebbero distribuirlo nelle scuole italiane. Ho il cuore che sanguina per quei giovani che a Napoli amano la loro terra per quanto è bella mentre per altri versi devono odiarla per quanto è avvelenata. La battaglia per Napoli e per la Campania è la battaglia di tutta l'Italia contro le forze prepotenti della corruzione. Che nessuno si esoneri dal dare un suo utile contributo. Che da oggi tremino quelli che devono fare e che non fanno."

Ma questo è solo un sogno. Tutti i Presidenti italiani di oggi sono pacati ed attempati attori del sempre aperto teatrino della politica. Se non altro sono buoni a darci di tanto in tanto qualche polemichetta che ci faccia dividere in pro e contro per qualche sciocchezza, mai per fatti reali o scelte concrete.

mercoledì 4 giugno 2008

Paese civile e pornografia libera ?

Ho fatto una prova andando sul sito di uno dei maggiori provider italiani accessibile a tutti. Navigando tra i link, in soli quattro click e senza incontrare alcuna difficoltà, sono riuscito a visualizzare un filmino porno estremamente esplicito.
Altra prova molto facile: vado su Google e cerco i siti correlati a qualche parola molto sboccata e trovo milioni di pagine. Basta cliccare una di queste a caso e si trovano subito filmini e foto di contenuto pornografico. Intendo dire che con pochi clic e nessun filtro, chiunque navighi su internet può vedere o salvare sul suo PC filmini in cui corpi nudi si incastrano con combinazioni e possibilità che neppure l'ultima serie dei Lego permette. Ogni possibile incrocio e combinazioni di sessi, posizioni, generi, transgeneri, perversioni, è raggiungibile partendo da un provider seguendo i link che si presentano davanti agli occhi, o usando un comune motore di ricerca. L'unica barriera che a volte ci separa dalla pornografia è una pagina informativa che ci dice che dobbiamo dichiarare sinceramente di essere maggiorenni per proseguire.

E' evidente come internet sia sempre di più il nuovo mezzo di comunicazione utilizzato dai giovani. Uno dei segnali, da un lato dell'anzianità e dall'altro dell'ignoranza dei nostri politici è dato dal fatto che la pornografia è limitata solo sul mezzo televisivo. Tutta una lunga serie di norme, fino a giungere al Testo Unico della radiotelevisione, limitano la possibilità di trasmettere materiale pornografico, senza sistemi di "accesso condizionato che comunque impongano l'adozione di un sistema di controllo specifico e selettivo", solo in televisione. Pare che la nostra classe politica non si sia accorta di internet e di quanto questa rete influenzi a volte negativamente le nuove generazioni. Eppure il danno che alcuni contenuti possono provocare nei minori è chiarito prima ancora che dal buon senso, anche da numerose sentenze.

Il mio non è un intervento bigotto o moralista ma l'effetto di un moto di indignazione per l'indifferenza generale ai danni che possono derivare dalla pubblicazione senza regole di queste schifezze. Sono convinto che serva un intervento legislativo che limiti la pubblicazione e la visione in Italia di materiale pornografico a meno che non vi siano sistemi efficaci di controllo della maggiore età del navigatore.

domenica 1 giugno 2008

Festa Nazionale della Repubblica

L'Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica rende noto il testo del messaggio che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della Festa Nazionale della Repubblica ha rivolto dalle sale del Quirinale in cui è ospitata la mostra "L'Eredità di Luigi Einaudi":

"Per voi che ascoltate auguro innanzitutto che la festa del 2 giugno possa rappresentare un momento di serenità.
Ricordiamo in queste settimane – con la mostra che vedete – la figura di Luigi Einaudi, grande studioso, maestro di vita civile e uomo delle istituzioni, che nel 1948 fu eletto Presidente della Repubblica.
Ma questa giornata è l’occasione per ricordare anche come nacque, oltre sessant’anni fa, la Repubblica : tra grandi speranze e potendo contare sulla volontà allora diffusa tra gli italiani di ricostruire e far rinascere il paese, in un clima di libertà, attraverso uno sforzo straordinario di solidarietà e unità.
E’ qualcosa che vale la pena di ricordare perché l’Italia, divenuta un paese altamente sviluppato, avrebbe oggi bisogno di uno sforzo simile, per la complessità dei problemi che sono dinanzi alla società e allo Stato, in un mondo profondamente mutato.
Riuscimmo in quegli anni lontani a risalire dall’abisso della guerra voluta dal fascismo, e a guadagnare il nostro posto tra le democrazie occidentali. E abbiamo poi superato tante tensioni e prove. Non possiamo ora permetterci di fare un passo indietro ; sapremo – ne sono certo – uscire dalle difficoltà e farci valere ancora una volta, grazie a un forte impegno e slancio comune.
Su quali basi un rinnovato sforzo della nostra comunità nazionale debba poggiare, lo dicono i principi e gli indirizzi della Costituzione che la Repubblica si diede sessant’anni fa, in meno di due anni dal referendum e dalle elezioni del giugno 1946. Ma non posso tacere la mia preoccupazione, in questo momento, per il crescere di fenomeni che costituiscono invece la negazione dei principi e valori costituzionali : fenomeni di intolleranza e di violenza di qualsiasi specie, violenza contro la sicurezza dei cittadini, le loro vite e i loro beni, intolleranza e violenza contro lo straniero, intolleranza e violenza politica, insofferenza e ribellismo verso legittime decisioni dello Stato democratico.
Chiedo a quanti, cittadini e istituzioni, condividano questa preoccupazione, di fare la loro parte nell’interesse generale, per fermare ogni rischio di regressione civile in questa nostra Italia, che sente sempre vive le sue più profonde tradizioni storiche e radici umanistiche.
Costruiamo insieme un costume di rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità, mettiamo a frutto le grandi risorse di generosità e dinamismo che l’Italia mostra di possedere.
Buona festa della Repubblica a tutte le italiane e gli italiani."

domenica 18 maggio 2008

Lo strano male che portò Iacopo Ortis al secondo girone del settimo cerchio

"Uomini fummo, e or siam fatti sterpi: ben dovrebb' esser la tua man più pia, se state fossimo anime di serpi".

Questa invocazione ci viene da 700 anni nel passato e narra di coloro che, essendo nostri fratelli, presi dalla più feroce disperazione per le ingiurie della vita, decidono di farla finita. Verso i più deboli o semplicemente i più sfortunati, volgiamo la nostra attenzione quando è troppo tardi. In questi giorni, un mio coetaneo si dice schiacciato da una morsa chiamata disperazione, non lontano da dove scrivo non ha più retto al carico per lui troppo gravoso. Non ha trovato sul suo cammino un'anima amorevole che lo sollevasse dal suo fardello ed ora riposa in pace nel ricordo di chi lo conosceva, accompagnato dalla commozione di chi si interroga su come possano succedere queste cose.
Ma queste cose, i suicidi, accadono in Italia con una frequenza di circa 4.000 casi accertati all'anno. Stiamo parlando di un caso ogni 6.000 famiglie circa, ogni anno. Ho accostato questo fatto recente a quello ben più noto, anche a causa di qualche strumentalizzazione elettorale di cattivo gusto, dell'operaio a tempo determinato della Thyssen. Questo ragazzo, anche lui con moglie e due figli, non ha retto alla notizia di non essere riconfermato al suo posto di lavoro. Ed ancora ieri un giovane si è dato fuoco, seguendo le orme del padre, erede di una disperazione "genetica", di una predestinazione perversa.
Sul fronte dei suicidi non mi sembra ci sia una particolare attenzione istituzionale o sociale in tema di studio o di prevenzione. Sembra invece che la cosa venga liquidata come una sorta di problema medico o psicologico del suicida. Non mi sembra siano universalmente noti interventi seri e strutturali volti ad alleviare anche quelli che invece sono i problemi concreti che scatenano questa smisurata reazione. Tutti i comuni hanno i servizi sociali a cui le persone in difficoltà possono rivolgersi ma un vero intervento organizzato con lo scopo di salvare queste 4.000 vite all'anno, pare non esserci. E dire invece che alcuni studi si dimostrano ottimisti sulle possibilità di limitare questo flagello (LINK ad articolo di Tempo Medico), mentre altri analizzano il fenomeno in maniera molto approfondita (LINK a documento dell'OMS sulla Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio).
Da inesperto mi viene da semplificare pensando: "una persona veramente disperata, tanto da meditare il suicidio, a chi può rivolgersi per avere un aiuto concreto ?". Non è possibile istituire un soggetto che possa essere l'ultimo riferimento dei disperati oltre ogni limite ? Può esistere una sorta di Croce Rossa da far conoscere in modo che chiunque si senta veramente abbandonato abbia almeno un riferimento ? A fine marzo 2008, la Corte di conti citava , ripresa dalla stampa, oltre 110 enti inutili che gravano da anni sul bilancio dello Stato. Con la sola manovre Finanziaria 2008, il Governo si riprometteva di recuperare circa 400 milioni di Euro, semplicemente con un "giro di vite" sul loro ridimensionamento. Anche solo una parte di questo importo potrebbe costituire la base per avviare un intervento di un soggetto giuridico capace di affrontare in modo concreto questa piaga.
Un organismo di tale specie, avendo natura di diritto pubblico, potrebbe molto velocemente coordinare quelle forze che sul territorio sono già schierate, come i servizi sociali comunali, le ASL, le prefetture, le associazioni. Individuata una persona in difficoltà ci si attiverebbe per un immediato sostegno, mentre comunque si farebbero le adeguate verifiche. La persona veramente disperata dovrebbe essere seguita nel suo percorso di uscita da tale stato. Forse lo Stato dovrebbe occuparsi di rendere concreti sogni come questo. Forse dovremmo pensare a come rende noi stessi meno sordi alle sofferenze di chi conosciamo.

sabato 17 maggio 2008

Redditi on-line, casi di studio (3)

Questi famigerati elenchi dei contribuenti sono consultabili o no presso i comuni o gli uffici dell'Agenzia delle Entrate ? Risposta affermativa, stando a quanto dicono l'Agenzia delle Entrate e lo stesso Garante della Privacy: "gli elenchi sono formati annualmente e depositati per un anno, ai fini della consultazione da parte di chiunque, presso i comuni interessati e gli uffici dell'Agenzia competenti territorialmente" (LINK al provvedimento del Garante - LINK al comunicato AGE). Risposta negativa, stando almeno a quanto evidenziato da un'inchiesta giornalistica di Ilaria D'Amico nella sua trasmissione EXIT su La7 (LINK al video).
Personalmente ritengo attendibili i contenuti dell'inchiesta avendo più volte sperimentato come il concetto di Privacy sia molto confuso nella testa dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Se volete fare personalmente una prova, stampate il provvedimento del Garante ed il comunicato dell'Agenzia delle Entrate ed andate nel vostro comune per chiedere di consultare gli elenchi: scrivete quanto è accaduto come commento al post. In ogni caso oggi è la magostratura che sta occupandosi della circolazione dei file in rete (LINK Panorama).

Pubblico ora alcune nuove statistiche che ho fatto sui redditi dei residenti di Roma. Parto con una tabella dei redditi da lavoro dipendente per fasce di età:

redditi da lavoro dipendente a Roma

decade

reddito medio

n° contribuenti

0-10

1.409,41

120

10-20

2.734,66

787

20-306.938,22

69.889

30-4016.215,90

230.895

40-5024.260,34

259.077

50-6029.956,14

206.780

60-7028.886,88

197.183

70-8022.451,80

170.661

80-9018.316,95

114.760

90-10015.628,09

29.891

100-11012.536,01

1.829

110-1206.408,36

11


I lavoratori che percepiscono questo tipo di redditi possono nascondere molto poco se non nulla all'Erario. Rimango perplesso dall'esistenza di redditi di questo tipo per la prima fascia di età, cosa che fa pensare a tristi pratiche di lavoro minorile ma che forse si può spiegare come errore di data di nascita od altrimenti. Sorprendente inoltre il vedere generosi contribuenti che ben oltre gli 80 e fino a più di 110 anni, dichiarano redditi. La descrescita netta dei redditi attorno ai 60 anni dimostra invece il passaggio alla pensione; quella del numero attorno ai 50 la mortalità od il passaggio al lavoro autonomo obbligato per chi viene licenziato ? Sostanzialmente si vedono redditi sempre mediamente abbastanza bassi e che spiegano bene come sia difficile farsi una famiglia al di sotto dei 40 anni per un dipendente medio.

Stessa analisi per i redditi di lavoro autonomo:

redditi di lavoro autonomo

decade

reddito medio

n° contribuenti

10-2011.184,33

3

20-3014.990,92

554

30-4024.464,35

11.017

40-5039.699,56

16.942

50-6057.283,96

11.392

60-7086.930,30

5.180

70-80133.450,06

1.528

80-90127.615,89

311

90-100110.599,18

17


Evidentemente questi lavoratori sono meno longevi e la cosa non stona con il maggiore logorio che necessariamente questo tipo di attività comporta: si vede un calo nel numero circa dieci anni prima e scompaiono gli ultracentenari, rispetti ai concittadini dipendenti. Economicamente questo tipo di redditi è maggiormente gratificante e permette ai trentenni di raggiungere il loro livello di reddito un decennio prima dei dipendenti. Il livello di redditività si mantiene e si rafforza con l'età, invece di decrescere come nel precedente caso. Questo è facilmente spiegabile con il fatto che questi lavoratori continuano a lavorare anche quando i loro concittadini dipendenti sono andati in pensione. Impressionante invece la differenza di numero che fa vedere che ci sono meno di 4 lavoratori autonomi a Roma per ogni 100 dipendenti.

martedì 13 maggio 2008

Redditi on-line, casi di studio (2)

Torno a parlare dei redditi dei dentisti che operano e sono residenti a Roma. Questa volta ho voluto analizzare la differenza tra chi dichiara redditi di lavoro dipendente attraverso il CUD, il 730 o UNICO Persone fisiche e chi invece presenta redditi da lavoro autonomo o da partecipazione in società. Questo è possibile dato che i dati pubblicati dall'Agenzia delle Entrate indicano anche il modello di dichiarazione utilizzato, a cui corrisponde la categoria del reddito. Nel primo caso mi riferisco alle categorie C ed RC e nel secondo alle RE ed RH. Per chiarezza debbo dire che le quattro categorie di reddito individuate contano ben 1.654 dichiarazioni sul totale di 1.759, quindi ben il 94%. I casi restanti sono dati da redditi da fabbricati e diversi.
In particolare abbiamo solo 263 dichiarazioni su redditi da lavoro dipendente, 76 con il semplice CUD e 187 con UNICO-PF, contro 1.166 posizioni di lavoro autonomo e 225 partecipazioni in società. Ecco i rispettivi redditi medi:
  • C (CUD - lavoro dipendente) - 76 posizioni - reddito medio € 51.533,00
  • RC (UNICO-PF - lavoro dipendente) - 187 posizioni - reddito medio € 56.629,00
  • RE (UNICO-PF - lavoro autonomo) - 1.166 posizioni - reddito medio € 31.563,00
  • RH (UNICO-PF - partecipazione in società) - 225 posizioni - reddito medio € 40.238,00
Un giovane che sognasse di fare il dentista in Italia o perlomeno a Roma, leggendo questi dati capirebbe subito che conviene decisamente farlo come dipendente di uno studio o partecipando ad una società anziché come professionista autonomo. Scherzi a parte, la triste realtà potrebbe essere che i dipendenti e le società sono due soggetti fiscali per i quali evadere le imposte è oggettivamente molto più difficile (a volte impossibile) rispetto ai liberi professionisti. E' anche vero che i maggiori rischi a cui proprio questi ultimi sono soggetti e l'elevata pressione fiscale creano un clima in cui alcuni potrebbero sentirsi giustificati a evadere criminalmente le tasse.

E' forse utile vedere la rappresentazione grafica dei redditi della categoria che sembra più preoccupante, ossia quella dei redditi RE di lavoro autonomo. Ricorso che in orizzontale (ascisse) ci sta l'imponibile dichiarato ed in verticale (ordinate) l'età del dichiarante.
Invito chi legge a non pensare che questo piccolo esercizio di statistica possa essere assolutamente esente da errori, nessuna opera dell'ingegno umano può esserlo. Tuttavia i dati citati sono a disposizione di molti e chi vuole può rifarsi un giro di conti.

lunedì 12 maggio 2008

Redditi on-line, casi di studio

A fine aprile, il direttore dell'Agenzia delle Entrate ha ritenuto che si potesse applicare una norma che imponeva la trasparenza sui redditi degli italiani, pubblicandoli tutti, ma proprio tutti, su internet. Chiunque nel mondo possedesse una connessione ad internet, ha potuto scaricarsi così i file contenenti i dati principali delle dichiarazioni degli oltre 38 milioni di cittadini italiani che dichiarano imposte. L'iniziativa è stata giustamente bloccata dal garante della privacy dato che fatta salva la trasparenza dovuta per legge, il sistema applicato non permetteva di registrare il nome di chi consultava o scaricava i dati.
I dati comunque circolano su internet e una copia parziale di questi è arrivata fino al mio computer. Ho quindi pensato di fare una piccola analisi statistica, per capire se siamo un popolo di evasori o no. Ho pensato di confrontare i dati relativi ai contribuenti di Roma con alcune categorie di professionisti o lavoratori di cui fosse possibile scaricare gli elenchi nominativi, unica condizione per poter fare un incrocio informatico.
Ecco che oggi parto con i redditi dei dentisti anche se debbo specificare che la scelta è dettata dal fatto che i loro elenchi su internet sono i più completi e facili da scaricare. La macchietta del dentista che ti dice "senza fattura viene 3.000 ma se vuole la fattura ..." appartiene sempre di più ad un passato che sta sparendo e personalmente ho sempre incontrato professionisti seri che mi hanno rilasciato fattura senza doverla chiedere. Quindi la scelta è puramente tecnica, operata senza nessuna malizia. Dato che non posso pubblicare dati che permettano di rintracciare singoli contribuenti, mi limiterò ad alcuni dati e grafici di natura statistica.

Dai dati dell'Ordine, tra dentisti, odontotecnici, odontoiatri e via discorrendo, a Roma si contano 2.828 soggetti, il 29% dei quali femmine.

Incrociando i dati sopra citati con gli elenchi dei contribuenti di Roma, (incrocio con cognome, nome e data di nascita) troviamo che solo 1.759 di questi hanno residenza e dichiarano redditi a Roma, il 62% del totale di prima. La cosa è possibile dato che molti di questi potrebbero ben operare a Roma essendo residenti fuori della capitale.

Ecco la distribuzione di quelli residenti a Roma secondo le seguenti fasce di età:

0-30

19

1%

31-40

582

33%

41-50

658

37%

51-60

150

9%

61-70

152

9%

over 70

198

11%


1759

100%


Se andiamo a vedere i redditi troviamo un reddito medio pari ad € 36.095,00. Il reddito medio delle femmine è di € 28.142,00, quello dei maschi di 38.723,00.

Se andiamo a fare il reddito medio escludendo le due fasce estreme di età (la over 70 e la under 30) scopriamo che il reddito diminuisce fino ad € 34.523,00.

Ecco il reddito medio per fascia di età:
0-30 6.077,58
31-40 22.328,28
41-50 32.385,40
51-60 57.610,12
61-70 67.681,34
over 70 51.217,96

Infine ecco una informazione grafica che rappresenta i redditi dei dentisti operanti e residenti a Roma in relazione all'età:

Questi dati non sembrano a prima vista preoccupanti: mostrano una naturale crescita dei redditi con l'età e considerando che la media è solo un indicatore statistico, presentano nel loro dettaglio molti redditi decisamente alti. Certo è che se prendiamo la fascia più ricca (quella 61-70 anni) e pensiamo a sole prestazioni da € 100,00 l'una per un numero di giorni di studio che salvi un mese e mezzo di ferie ed una settimana di apertura di soli 4 giorni, troviamo che il reddito indicato si raggiunge con una media di 3,68 pazienti al giorno.

Guai comunque a dubitare di chiunque grazie alle statistiche. Come tutti ho certo sentito dire di dentisti e di molti altri generi di professionisti che non fanno fattura. Tuttavia non ne ho mai incontrati. Quindi la morale di questo esercizio di statistica è quello di dire che va bene guardare i dati per farsi un'idea ma solo se si è disposti a mantenere la propria testa aperta all'osservazione diretta della realtà. Insomma se vi capita che non vi fanno la fattura, protestate e pretendete che chi vi sta di fronte faccia il proprio dovere ma non mettete in croce una categoria solo perché una media vi dice qualche cosa.