sabato 23 maggio 2009

Brunetta e gli edifici dove lavorano i dipendenti pubblici

Il prof. Renato Brunetta ha l'ambizioso progetto di fare dei dipendenti pubblici dei modelli di efficienza. Vigilanza sulle assenze, parametri di produttività, forti iniezioni di rigore nella gestione dei lavoratori della cosa pubblica. E' un fatto. Lo è anche che questi lavoratori, come numerosi altri cittadini fruitori di servizi, soggiornano per molte ore ogni giorno in edifici pubblici molto poco sicuri. Torno a parlare del censimento fatto dalla Protezione Civilie nel 1999 e spesso citato dalle cronache successive al terremoto di L'Aquila.
Sfogliando quindi il “Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia”, si notano subito due cose: la prima è che gli edifici in cemento armato sono generalmente più vulnerabili di quelli in muratura, la seconda che quelli più vulnerabili sono la maggioranza.
A Pescara ad esempio risultano solo due edifici in muratura a vulnerabilità medio alta contro 31 in cemento armato. Quest’ultima tipologia, a differenza di quella tradizionale, mostra altri 225 edifici a rischio medio alto. A Potenza vi è solo un edificio in muratura a rischio medio alto contro ben 198 in calcestruzzo con vulnerabilità tra alta e medio alta.

Ben il 55% degli edifici pubblici in cemento armato indagati nel 1999, ha rivelato una classe di vulnerabilità sismica alta o medio alta. In questa tipologia costruttiva mostrano un rischio alto un edificio su cinque e medio alto uno su tre. Gli edifici interessati all’indagine sono le scuole, le strutture sanitarie, le caserme, gli edifici sportivi e gli uffici pubblici.
Da notare poi come dal confronto degli effetti dei terremoti successivi al 1999, ossia quello del Molise del 2002 e quello recentissimo di L’Aquila e dintorni, si capisca che i valori di vulnerabilità del Censimento possano molto facilmente evidenziare dei falsi positivi in termini di sicurezza. Infatti, la Scuola Elementare di San Giuliano di Puglia e molti edifici in muratura crollati nel capoluogo abruzzese sono classificati a vulnerabilità medio bassa.

Stando ai numeri, in queste regioni, ben 13.819 edifici pubblici in cemento armato sarebbero molto vulnerabili ai terremoti. Il 94% di quelli abruzzesi, il 59% di quelli lucani, il 56% di quelli calabresi, il 54% di quelli campani, il 51% di quelli molisani, il 49% di quelli pugliesi ed il 47% di quelli siciliani. In termini numerici il podio spetta invece alla Calabria con 4.176 edifici, seguita dalla Campania con 4.045 e dalla Sicilia con 2.286.

Infine possiamo vedere se sia più sicuro andare a scuola od essere ricoverati in ospedale durante un terremoto, mostrando la percentuale degli edifici in calcestruzzo a rischio almeno medio alto, per tipologia di uso. Pare che i malati debbano preoccuparsi anche di altro che non la loro malattia, ma anche gli studenti non possono stare un granché tranquilli. Quasi 6 scuole od ospedali su 10 sono particolarmente vulnerabili. Per i resto degli edifici pubblici la percentuale di quelli maggiormente pericolosi scende ad uno su due.

Questi sono dati di cui dovrebbe preoccuparsi direttamente la cosa pubblica. Per questo penso al ministro Renato Brunetta. Tra le sue preoccupazioni credo debbe esserci anche quella di far lavorare i suoi dipendenti in edifici maggiormente sicuri. Non dico che i cosiddetti impiegati fannulloni od assenteisti non esistano, ma di certo a leggere i dati sopra esposti viene il sospetto che alcuni cerchino solamente di stare il meno possibile in edifici per il 50% molto vulnerabili ai terremoti.
Analoga riflessione sarebbe da presentare al ministro Maria Stella Gelmini, per evidenziare come le scuole che cerca di migliorare sotto il profilo funzionale e didattico, sono delle piccole trappole per almeno il 60% dei casi. Chiaramente qui abbiamo parlato solo degli edifici pubblici in cemento armato delle principali regioni del sud Italia. Tuttavia 7.573 scuole ed altri 6.246 edifici pubblici troppo debolmente attrezzati contro i sismi, sono un problema da non trascurare. E’ anche possibile che dal 1999, anno di pubblicazione del Censimento, ad oggi, alcuni interventi strutturali abbiano migliorato in parte questa situazione. Tuttavia nei nove anni che ci separano dal 1999, di cui sei governati da Berlusconi e tre dal Centro sinistra, non mi ricordo di nessun piano speciale di sistemazione dell’edilizia pubblica o privata volto a prevenire l’alto rischio sismico che l’Italia deve sopportare. Che triste Italia, ricca di rischi e di piccole persone e povera di visione strategica e politiche veramente utili.

mercoledì 20 maggio 2009

La suprema razza Italiana

"Non esistono società multietniche": è l’affermazione di Ida Magli, che oggi firma un pezzo su il Giornale. Raccomando veramente a tutti di leggerlo: è illuminante (LINK). Lo è, a mio avviso, in senso estremamente negativo. La professoressa Magli parte con il mostrare il confronto tra le diverse culture esclusivamente in termini di conflitto, di sopravvivenza di alcune a dispetto di altre. Prosegue quindi con l’esigenza di sostituirsi alla debole Chiesa cattolica nella difesa del vangelo per poi inorridire nel verificare che le posizioni della CEI sono sorprendentemente vicine a quelle della sinistra. Il pensiero, a questo punto delirante, scivola poi nel porre la farneticante considerazione che i figli degli immigranti non potranno mai comporre le opere di un Puccini o dipingere i quadri di un Mantenga. Infine parla del “senso di condanna a morte che si respira nell’aria” e del “sentirsi assediata” della popolazione italiana, aggredita dalla orde degli immigrati. Alla fine l’esortazione a che gli interessi della nazione possano essere “concentrati sui bisogni della procreazione, delle madri, delle famiglie - … - Quel poco che ha fatto il governo Berlusconi, è soltanto un segno di buona volontà, non ciò che sarebbe necessario: una nuova organizzazione impegnata psicologicamente ed economicamente a far nascere molti italiani. E soprattutto, al di là delle cose concrete: cominciare a far sentire agli italiani che qualcuno li ama e vuole che essi vivano.”.
Il Cavaliere ama il Popolo Italiano! Italiani fate molti figli! Viva la pura razza Italiana! La Chiesa è troppo debole nel difendere l’identità dei cristiani, ci debbono pensare gli Italiani migliori! Sono solo alcuni terrificanti slogan che mi sembra possano ben dirsi adeguati a tali assurde farneticazioni.
Lo dica ad Obama che le culture non possono integrarsi, lo spieghi a Schwarzenegger, l’austriaco governatore della California o lo insegni a Rudolph Giuliani, discendente newyorkese degli immigrati italiani. Ci faccia capire la professoressa come abbia potuto vincere le elezioni in India l’italiana Sonia Ghandi, o come il figlio di un Ungherese abbia potuto diventare “le President de la Republique”in Francia. Mi spiace aver interrotto lo stile solitamente pacato e non polemico di LEXCIVILIS, ma vedo nelle parole della Magli e leggo nei commenti entusiastici di decine di lettori della versione online del quotidiano della famiglia di Berlusconi, un segnale che mi inquieta. Il sottile ed infido strisciare del razzismo, basato sull’ignoranza e sulla paura dell’altro e del diverso.
L’Italia ha una grande tradizione ed una grande cultura che sarebbero molto meglio tutelate non già dalle barricate contro qualche migliaio di poveracci che bussano alle nostre porte ma dal restituire dignità alle nostre più alte tradizioni. La migliore Italia è certamente offesa più dalla spazzatura che quotidianamente intasa le nostre televisioni pubbliche e private, dallo spettacolo da circo di molti rappresentati delle istituzioni, dalle piccolezze di alcuni dei suoi più autorevoli rappresentanti. Un paese in cui la massima aspirazione di una diciottenne è avere un seno rifatto e quella di un suo coetaneo maschio, quella di spaccare la faccia a chi guarda troppo a lungo la sua ragazza, ha di certo bisogno di multietnicità. Ripartiamo quindi dalla semplice cortesia ed educazione che almeno fino a qualche decennio fa ci ha sempre contraddistinto. Sentimenti e comportamenti da offrire agli altri e da pretendere da tutti. Quindi dico alla professoressa Magli: “Credo che si sbagli e che la sua sia una posizione del tutto pretestuosa, dettata solo dalla palese piaggeria nei confronti del capo del Governo. Lei usa argomentazioni incomplete in modo inesatto e confonde valori e fatti, altrimenti molto chiari. Credo che così lei offenda le migliori tradizioni di intelligenza e di solidarietà del Popolo Italiano. Sono però contento che possa esprimere liberamente il suo parere. Chissà se avrebbe potuto farlo se nel 1942 gli americani e gli inglesi non avessero imposto un po di multietnicità alla nostra povera Italia. Distinti saluti."
Edoardo Capulli

sabato 9 maggio 2009

Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo,Basilicata,Calabria,Campania,Molise,Puglia e Sicilia

Dopo tanto cercare ho finalmente trovato, presso la Biblioteca Alessandrina di Roma, una copia del "Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia". L'opera è reperibile presso le biblioteche del Servizio Bibliotecario Nazionale, usando il codice IT\ICCU\CFI\0478458. Citato più volte da Franco Barberi nelle giornate successive al tragico terremoto di L'Aquila, il documento di 1.450 pagine in tre volumi elenca gli edifici pubblici delle zone indicate, dando una classificazione di vulnerabilità sismica. La scala di pericolo è di facile interpretazione ed è la seguente:
B Bassa
MB Medio Bassa
M Media
MA Medio Alta
A Alta.
Gli edifici censiti in 1.510 comuni di sette regioni del centro-sud Italia, sono stati circa 41.000, il 24% dei quali definiti "complessi di culto". Per la rilevazione ci si è avvalsi di ingegneri, architetti e geometri assunti tra i Lavoratori Socialmente Utili. Il progetto avviato nel 1995 e terminato nel 1999, è stato finanziato con circa €450.000, impiegando ben 1.066 lavoratori, di cui 918 tecnici e 148 tra informatici ed amministrativi. Tutti i lavoratori hanno prima partecipato ad un corso di 40 ore divise equamente tra teoria e pratica allo scopo di acquisire le necessarie competenze sulla vulnerabilità sismica degli edifici. Nell'insieme sono state coinvolte 15 Prefetture per il monitoraggio e la raccolta delle schede di rilevazione, sotto la guida del GNDT-CNR. Grande cura è stata posta nel controllo sugli errori fatti definendo limiti di qualità molto rigorosi. Altri €246.000 sono stati spesi per i rimborsi spese di viaggio ed €119.000 per docenze. Le spese per gli spostamenti sono state comunque tenute sotto controllo evitando tragitti superiori ai 50 Km, mentre le azioni di tutoraggio sono state svolte direttamente dal GNDT (Gruppo Nazionale per la Difesa dai terremoti).
Nel terzo volume gli edifici sono elencati per regione e comune, con le caratteristiche strutturali, e l'indice di vulnerabilità. Si scopre subito che all'Aquila vi erano ben 10 edifici in muratura a rischio alto o medio alto. Manco a dirlo i primi dell'elenco sono il Conservatorio di via Gaglioffi e la Prefettura. Sfogliando il volume non mancano le sorprese, come il fatto che l'unica scuola elementare di San Giuliano di Puglia, crollata nel terremoto di novembre 2002, è stata classificata a rischio medio basso.
Scopriamo ancora ad una prima veloce lettura che a Chieti vi sono esattamente 100 edifici in cemento armato classificati a rischio alto ed 88 medio alto. A Pescara compaiono 258 edifici a rischio alto o medio alto, mentre a Teramo ve ne sarebbe solo 1. Questo per far riferimento solo all'Abruzzo. Nei prossimi giorni avrò modo di pubblicare alcuni di questi dati riguardanti altre regioni. Nel frattempo, se abitate in una delle regioni interessate e volete sapere la classificazione della scuola dei vostri figli o dell'edificio pubblico dove lavorate, potete scrivermi alla casella lexcivilis@gmail.com. Sarà ben lieto di rispondere, informandovi su quale sia la classificazione riportata nel censimento.
Edoardo Capulli

martedì 21 aprile 2009

Terremoto Abruzzo: dati SUBITO online!

Da troppi giorni sentiamo solo annunci e spot. Siamo pieni di informazioni del tutto generiche ed assistiamo al solito balletto dei politici sulle macerie delle case distrutte. La comunità di Internet e tutta quella civile, devono mobilitarsi per avere dati certi. Chiediamo al Governo che i dati siano subito pubblicati sui siti istituzionali. Vogliamo sapere quali scuole e quali edifici pubblici sono lesionati o compromessi per sempre. Vogliamo sapere a chi competeva la manutenzione. Lo vogliamo sapere ora, avendo la garanzia di essere aggiornati nel tempo. Pubblicate i dati su Internet ed in edicola, magari con un'edizione speciale dei principali quotidiani. Sarebbe importante che nello stesso modo ci sia messo sotto gli occhi il tanto famoso "Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia" redatto nel 1999 dalla Protezione Civile di Barberi.

Edoardo Capulli da LEXCIVILIS

domenica 19 aprile 2009

Youtube, il terremoto e la realtà alternativa

LEXCIVILIS ha prodotto un piccolo, originalissimo video sul terremoto di L'Aquila. In meno di tre minuti si fa un piccolo esercizio di fantasia. Dapprima vengono mostrate le prime pagine di cinque quotidiani nazionali, poi ciascuna di esse sfuma, lasciando il posto ad una versione immaginaria. Questa è una ricostruzione di fantasia di come avrebbero potuto essere quelle prime pagine, se in Italia si fossero attuate per tempo le leggi antisismiche.



Il terremoto sarebbe rimasto una notizia tra le tante. Qualche titolo solo per darne notizia, informando di danni minimi alle cose e nessuna vittima. La realtà con cui facciamo i conti oggi è anche l'eredità di una classe politica del tutto inadeguata ad affrontare nei tempi giusti i problemi del paese. Nessuno risparmia giustamente un plauso per il tempestivo intervento di una Protezione Civile che forse, almeno nei suoi vertici, mentre diceva ai cittadini di stare tranquilli, si preparava al peggio. Dimostrazione che, se non scientificamente, i terremoti si possono forse prennunciare facendo uso del buon senso. Uomini e donne sono corsi in soccorso da tutt'Italia, per soccorrere le vittime degli speculatori e dei pessimi amministratori, locali e nazionali. Il terremoto è un fenomeno naturale che c'è sempre stato e che si ripresenterà per molti millenni ancora dopo che l'Umanità sarà sparita dalla faccia del pianeta.
La prossima volta saremo pronti?

mercoledì 8 aprile 2009

Trarre insegnamento

Cercando le parole "Casa dello studente" su Google, il primo link è quello del sito www.studenti.it (LINK). Aprendolo si accede alla guida degli alloggi degli Enti per il diritto allo studio. Al primo posto, grazie ad un comune errore sul nome della città(1), vi è la casa di L'Aquila.

Molti ragazzi sono morti nella tristemente famosa "Casa dello studente" di L'Aquila. Lo stabile, relativamente recente, non ha retto al sisma. E' invece rimasta intatta una seconda casa, ricavata da un'antico convento di frati. Si fa presto a dire che non è il momento di fare polemiche o lanciare accuse. In televisione i politici sono quanto mai costruttivi e proiettati nel risolvere i problemi dell'immediato. Si sorvola con una qualche leggerezza sulle responsabilità del prima. Si vede un sindaco che non ritiene di aver sottovalutato nulla ed una presidentessa della Provincia che gli fa eco, con sfondo di commozione per le pur dolorose perdite personali. Avallare queste affermazioni, rimandando la responsabilità ai soli tecnici che hanno effettuato in passato i controlli, vanifica qualsiasi sistema sociale gerarchico. I Sindaci, i Presidenti, di Provincia e Regione, il Prefetto, il capo del Genio Civile, il Rettore dell'Università, i Direttori dell'Azienda Sanitaria sono a capo del loro Ente per raccogliere su di se le responsabilità di tutta la struttura sottostante. Sembra invece che nessuno possa chiedere ragione a loro dell'inefficienza dei loro enti.
I ragazzi di L'Aquila però sono morti. Non dovevano morire questa settimana. E' certamente colpa di chi ha trascurato di fare il proprio dovere per inadeguatezza o per profitto. Il giorno otto aprile la studentessa Carmela Tomassetti denunciava ad Ilaria D'Amico nella trasmissione Exit di La7 di aver avvertito inutilmente l'amministrazione della Casa dello Studente aquilana. A seguito degli appelli fatti la settimana prima del terremoto, molti studenti avevano lasciato la città. Un'altro caso, dopo quello del mite Gianpaolo Giuliani, di clamorosa preveggenza di qualche cittadino? Direi che si potrebbe meglio parlare di colpevole cecità delle Istituzioni civili e scientifiche. Lo dicono prima di me voci estremamente autorevoli, come il Presidente delle Repubblica e lo ripete dal Vaticano padre Cantalamessa.
Il dolore attanaglia tutti gli italiani e spezza loro le gambe. Siamo tutti stretti attorno ai fratelli ed alle sorelle d'Abruzzo. I morti sotto le macerie meritano rispetto. Il dolore però non deve essere una scusa per non agire. Una prima, meditata reazione, potrebbe essere quella dei ragazzi che occupano le Case alloggio per gli studenti in Italia. Spesso gli universitari si sono mossi per questioni politiche che alla fine li hanno solo divisi tra destra e sinistra. Oggi potrebbero trovare una causa comune di lotta per un futuro migliore. Che bello sarebbe se i giovani di tutte le Case dello Studente d'Italia chiedessero subito agli enti gestori i piani costruttivi ed i parametri di sicurezza degli edifici. Non tutte le città italiane sono in zona sismica, ma sicurezza vuol anche dire prevenzione da incendi, crolli strutturali, perdite di gas. Gli studenti di Architettura e quelli di Ingegneria potrebbero fare i calcoli strutturali, quelli di giurisprudenza mettere alle strette gli Enti che non volessero collaborare. Forse solo così capiremo veramente quante e quali siano le Case sicure. L'alternativa è aspettare che le solite commissioni e sottocommissioni producano montagne di carte che ingialliscano in attesa che qualcuno agisca. Lo spirito civile della nostra futura classe dirigente ne sarebbe notevolmente rafforzato. Una volta tanto i giovani si unirebbero per realizzare un obiettivo comune, concreto, alto. Un coordinamento di studenti universitari nazionale, lontano da astratte ideologie e guidato dall'ideale di realizzare e garantire un bene comune: lancio qui l'idea, che molto facilmente è già nata in altri, offrendo le pagine di LEXCIVILIS per qualsiasi contributo utile a poterla realizzare.
Buona Pasqua

Note: (1) la città si chiama L'Aquila, ma molto la chiamano erroneamente Aquila, senza la "L " apostrofata.

lunedì 6 aprile 2009

3:33 terremoto in centro Italia

Avvertito in centro Italia un terremoto ondulatorio della durata di circa 15-20 sec. alle 3 e 33 minuti di mattino del 6 aprile 2009. La scossa è stata avvertita con chiarezza nell'appennino a Nord Est di Roma... mi ci sono svegliato. 

Da un sito americano ho visto subito i dati, i siti Italiani stanno dormendo ...

Magnitudine 6.3
Tempo esatto 6 Aprile 2009 3:32:42 ora locale
Luogo 42.423°N, 13.395°E (Parco del Gran Sasso, circa 6Km da L'Aquila)
Profondità 10Km

06/04/2009 3:45 am - EC

giovedì 2 aprile 2009

Presto, presto, torniamo indietro

"Presto, presto, torniamo indietro". Spero non sia più questo l'appello dei capi di stato del G20. Pensare che la crisi sia soprattutto psicologica e che la soluzione sia mantenere la coesione sociale e far ritornare i cittadini alle abitudini precedenti, sembra essere l'opinione di alcuni leader mondiali. Parla in questi termini laRepubblica.it, riferendosi a Berlusconi. Notizia sospetta, se confrontata con tutto quanto riportato dalle altre testate di stamattina, che mostrano invece un Presidente del Consiglio soprattuto preoccupato di preparare un'avvio trionfale al prossimo G8, in Italia. 
Le cose migliori del vertice di Londra sono invece due. La prima è l'incontro della decisione di Germania e Francia di  riscrivere le regole oramai deteriorate dei mercati finanziari, con la volontà dell'Italia di rendere centrale nei prossimi giorni la sua proposta di "legal standard act". Si tratta sostanzialmente di un problema molto sentito dai cittadini di tutta Europa, al quale si deve dare risposta. La seconda novità positiva è che i leader nazionali del vecchio continente, parlano e si comportano sempre di più come leader europei. Sembra l'inizio di un processo di maturazione di una leadership continentale. 
Banche e Borse sono utili servizi nati secoli fa. Nel corso della loro lunga storia si sono trasformate, ed oggi invece di guadagnare sul supporto che danno alle attività dell'Uomo, vi trafficano in modo poco pulito. La redditività del mercato puramente speculativo è resa maggiormente appetibile dal fatto che è controllabile a loro piacimento. Questo perchè sono loro ad avere in mano per la maggior parte del tempo i soldi di tutti. L'originario spirito di servizio è sepolto in maniera forse irrimediabile. La politica di oggi è però spaventata, più che ispirata, dal movimento di protesta di massa che è alle porte. I leader mondiali potrebbero davvero decidere di mettere le briglie alla speculazione e restituire chiarezza e scopi leciti al mercato della finanza. E' per questo che la società civile deve farsi sentire. Destra, sinistra, centro, sopra, sotto, chiese, movimenti, cittadini, tutti.

martedì 31 marzo 2009

i Maniaci della libera informazione

Le agenzia di stampa, la radio, la televisione ed i quotidiani on line hanno dato questa sera una curiosa notizia. Ecco quanto riportato dal Corriere.it: "Il direttore dell'emittente televisiva Telejato di Partinico (Palermo), Pino Maniaci, è stato rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione di giornalista. La citazione diretta è stata disposta dal pubblico ministero di Palermo Paoletta Caltabellotta". Maniaci, che non ha mai preso il tesserino da giornalista pubblicista, è accusato di condurre quotidianamente il Tg di Telejato senza la speciale abilitazione di Stato.
«L’esercizio abusivo della professione non è svolto da Maniaci ma da chi, tesserino o non tesserino omette, fa finta di non vedere, nasconde le notizie o magari trova perfino il modo di pubblicare le lettere dei mafiosi condannati e sottoposti al 41bis. Non entriamo neanche nel merito del provvedimento qualunque sia la motivazione addotta. L’unica certezza è che sia stato applicato alla persona sbagliata nei tempi sbagliati e con le modalità sbagliate. In ogni caso, per quel poco che vale, e per quanto ci riguarda, noi consegneremo nella giornata di oggi la tessera di Art.21 a lui e alla sua redazione» è il commento del portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti.

Ho voluto riportare la citazione di Articolo21 perchè questa è un'associazione nata per la difesa della libera informazione. L'articolo citato è il numero 21 della Costituzione Italiana. Senza giri di parole lo riporto integralmente, in modo che tutti possano leggerlo:

Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

A fronte di tutto ciò, oggi per poter esercitare la professione di giornalista, bisogna essere necessariamente iscritti all'Ordine dei giornalisti. Questo è definito dalla Legge n° 69 del 1963 (ordinamento della professione di giornalista) [LINK]. Appare chiaro come ci sia un evidente contrasto tra i diritti sanciti dalla Carta Costituzionale e le restrizioni definite dalla Legge. Forse Pino Maniaci si difenderà come ha già fatto con successo nel 2008, definendosi direttore di un Tg espressione di un movimento culturale al di fuori di una vera attività professionale. Forse con un tocco di fantasia mediterranea dovrà dire di non definirsi "giornalista" ma "informatore" o "commentatore libero". Sta di fatto che scrivere di fatti, riportare abitualmente sui mezzi di informazione opinioni, analisi, ricerche, non è permesso davvero a tutti in piena libertà. Se vediamo tuttavia la quantità di pubblicazioni pornografiche che dilagano nelle edicole o su internet, potremmo addirittura pensare che in Italia i diritti dell'Articolo 21 della Costituzione possono essere interpretati in modo straordinariamente liberale. Evidentemente con il porno si può fare, con l'antimafia, il dissenso, la critica al potere corrotto, il libero pensiero, no!
Mi sembra quindi lodevole l'iniziativa del deputato del PDL, Benedetto Della Vedova, riportata da Libero-news.it. Il deputato, secondo la testata web, avrebbe presentato un'interrogazione al Ministro della Giustizia Alfano, dicendo tra le altre cose: "Non so fino a che punto sia coerente con le disposizioni normative un'imputazione di esercizio abusivo della professione per una attivita' di militanza politica e civile, quale e' quella coraggiosamente condotta dal direttore di Telejato - Sono pero' sicuro che esiste un evidente contrasto fra le norme che disciplinano l'attivita' giornalistica e il diritto costituzionalmente garantito alla libera manifestazione del pensiero, ..., come recita l'articolo 21 della Costituzione, laddove questa sia subordinata ad un'abilitazione pubblica e all'iscrizione ad un ordine professionale. Il modo migliore per tutelare il diritto alla libera espressione di Pino Maniaci, come quello di qualunque altro cittadino, e' cambiare la normativa grottesca, burocratica e corporativa che disciplina l'esercizio dell'attivita' giornalistica".
Vista la qualità dell'informazione che ci circonda, penso che l'Ordine dei giornalisti non sia una garanzia di bontà e libertà dell'informazione. Penso anche, come sembra farlo Della Vedova, che limiti inutilmente i diritti sanciti dalla Costituzione. Sono veramente così liberi ed obiettivi tutti i giornalisti ed i pubblicisti? Lo sono più di un normale cittadino che abbia la capacità e la voglia di esprimersi in pubblico? La realtà è che l'unica cosa che effettivamente l'Ordine sembra garantire è un buon livello di preparazione professionale. Cosa lodevolissima ma che potrebbe affermarsi altrettanto bene in un regime di maggiore libertà e concorrenza. Spesso si ha l'impressione che i giornalisti si barrichino dietro la difesa di questo anacronistico Ordine professionale, solo per difendere il loro sacrosanto diritto a non essere sfruttati. Che si mobilitino invece sul fronte della giusta retribuzione e del corretto rapporto di lavoro nell'informazione. Che almeno loro lavorino per abbattere le barriere delle Corporazioni.
Infine noto con piacere che la solidarietà al GIORNALISTA Pino Maniaci è espressa da molte testate web. Ne riporto alcune a testimonianza del sostegno che tutti sembrano voler dare al simpatico e coraggioso conduttore antimafia:
la Stampa.it - Siamo tutti Maniaci;

Da un non giornalista, cittadino che molto più modestamente e meno coraggiosamente di Pino Maniaci, lotta per migliorare questo paese, appoggio Pino Maniaci e gli faccio i migliori auguri. Speriamo che presto la Procura della Repubblica di Palermo riesca ad occuparsi di cose più degne ed urgenti.
EC

domenica 29 marzo 2009

Libero arbitrio o Testamento biologico

Se potessimo vedere su di un grafico il numero di volte in cui il  termine "libertà" è stato pronunciato nella storia, vedremmo una lunga linea retta vicino allo zero, seguita da una costante salita a partire dal diciottesimo secolo. Chiaramente è difficile distinguere tra l'uso e l'abuso del termine. Spesso questo è stato usato come paravento ideologico od in modo contrario al significato condiviso dai più. E' sempre positivo però il fatto che se ne parli. Citata ben ventidue volte nella "Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo" e tredici nella Costituzione Italiana, la parola libertà è musica per le orecchie di chi ha a cuore il progresso civile dell'umanità.
Oggi in Italia questa parola è fortemente alla ribalta. La parte più rilevante dell'attuale maggioranza la mette in bella mostra nel nome del nuovo partito. La parte più progressista dell'opposizione si appella ad essa, proprio per contrastare il progetto di legge della maggioranza sul testamento biologico. Da libero pensatore razionale e laico ho mille argomenti per discutere queste posizioni. Tuttavia voglio portare argomenti più vicini alla cultura a cui maldestramente ed opportunisticamente si ispirano alcuni leader della maggioranza. Userò parole, non selezionate ad arte, di un Papa, perchè ritengo che spesso sia proprio da quel fronte che vengono alcuni contributi presi a pretesto per politiche non del tutto aperte alla libertà dei cittadini. Faccio quindi riemerge dal passato le parole di un uomo illuminato, grande amico di Aldo Moro e pontefice di Roma, con il nome di Paolo VI. Estraggo per questo alcune frasi dall'udienza generale di mercoledì 5 febbraio 1969, che potete trovare sul sito www.vatican.va.

Si fa oggi, come tutti sanno, molto parlare di libertà. È questo un nome che risuona dovunque si discuta dell’uomo, della sua natura, della sua storia, della sua attività, del suo diritto, del suo sviluppo. L’uomo è un essere in crescita, in movimento, in divenire; la libertà gli è necessaria. Guardando più addentro nell’essere umano, si vede che l’uomo, nell’uso delle sue facoltà spirituali, mentre è determinato dalla tendenza al bene in generale, non è determinato da alcun bene particolare; è lui stesso che si autodetermina; e chiamiamo libertà il potere che la volontà dell’uomo ha di agire senza essere costretta, né internamente, né esteriormente. E si è visto che questo libero arbitrio è così proprio dell’uomo da costituire la sua nota specificante, da fondare il titolo primo della sua dignità personale, e da conferirgli l’impronta caratteristica della sua somiglianza con Dio. 
... omissis ... 
Libertà e autorità sono tanto spesso apparsi termini antitetici. Anche ai nostri giorni la soluzione di questa antitesi pone problemi gravi, sia nel campo pedagogico, che domestico, o sociale e politico; ed anche in quello ecclesiastico. 
... omissis ... 
Non potremo progredire nella vita cristiana, né in quella ecclesiale, se non avremo progredito nell’autentico e legittimo uso della libertà. (Paolo VI 1969)

La Chiesa è fatta di uomini che in passato si sono sbagliati molte volte e su temi spesso importanti. I perdoni chiesti da Papa Giovanni Paolo II, sono l'atto di un uomo giusto che riconosceva tutto questo e cercava di porre rimedio. Oggi mi rattrista vedere le truppe del centro destra, posizionate a difesa della linea dei Valori. Non sono triste per i Valori ma per chi dovrebbe ergersi a loro difensore. In tutti questi importanti principi ci si dimentica del tutto di un dono di Dio all'Uomo: il libero arbitrio. 
L'Uomo è libero di scegliere. E' libero "di" e deve essere libero "da". La legge sul testamento biologico, come voluta da parte della maggioranza, permette all'uomo di godere di questo dono di Dio? Od ancora una volta l'oscurantismo di chi si erge a faro di Verità anche in tema di leggi civili, produrrà qualche guasto per il quale dovremo accettare altre scuse in futuro? Che la Chiesa insegni liberamente, che lo Stato educhi e tuteli le persone anche in parte da loro stesse, va bene. Che però alla fine sia lasciata all'Uomo la sua preziosa libertà di scelta. Spero che il popolo delle Libertà non voglia iniziare proprio dalla "libertà" di fare a pezzi la libertà di chi non la pensa come lui. 

sabato 28 marzo 2009

PDL e PD, fusione calda e fusione fredda

"Il Pd ha dato vita a una fusione fredda. Il Pdl darà vita ad una fusione più calda, basata sulla condivisione di valori". Sono le parole di Gianfranco Fini che hanno anticipato il congresso di fondazione del nuovo Popolo della Libertà. Pare che il Partito Democratico stia già al primo posto negli slogan, se non nei pensieri, del nuovo soggetto politico. L'aggregazione delle due maggiori forze politiche del centro destra forse non sarebbe mai nata se ciò non fosse stato fatto prima dall'opposto schieramento. Nell'autunno 2008 il leader assoluto della Casa delle Libertà era ormai ai ferri corti con lo scalpitante Fini. Poi l'accelerazione della nascita del PD, la conseguente rovinosa caduta del governo Prodi, la rinascita dell'unione di interessi nel centro destra.
La nascita di un nuovo partito dovrebbe rappresentare un momento ben più alto dell'ordinario scontro politico. Probabilmente in assenza di proposte fortemente innovative, di programmi, di vero confronto per la scelta del leader, ci si può più facilmente compattare additando un avversario comune. Ecco quindi che si parla del polo antagonista in modo negativo, defininendolo prodotto della "fusione fredda". Dalla propria parte invece si realizzerebbe una cosiddetta "fusione calda", lasciando intendere che è cosa migliore. Sarebbe meglio parlare del proprio programma, cosa certamente più interessante per gli elettori del centro destra. Questi, sentendo ancora una volta i propri leader sparlare degli avversari, quando non intenti a darsi pacche sulle spalle per dire che si è tutti d'accordo, potrebbero sospettare l'assenza di un vero progetto politico.

Mi diverte comunque la similitudine usata dal Presidente della Camera. Come fisico non posso ignorare che la fusione calda, associata da Fini alla propria parte, è ben lungi dall'essere dominata dalla scienza. Funziona da decenni solamente nelle bombe nucleari. L'uso civile è atteso, nelle stime più ottimistiche, tra almeno trent'anni. Spero che l'uso civile del PDL giunga prima di allora. Per contro la fusione fredda non può essere certo utilizzata per armi di nessun tipo. Tuttavia essa sembra misteriosamente produrre meno energia di quella che consuma. Curiosa somiglianza con l'evidente contrasto degli enormi sforzi del centro sinistra a fronte dei piccoli risultati.

Berlusconi avrà colto la sottile ironia di una battuta che in fondo sembra far più male in casa sua che in quella avversa. "Dagli amici mi guardi Iddio, ché dai nemici mi guardo io" forse potrebbe riassumere, meglio di mille pacche sulle spalle, la reale portata dell'amicizia di Fini e Berlusconi.

domenica 22 marzo 2009

Tutta colpa dell’Euro?

Mauro, cameriere del Lazio, con lo stesso stipendio del 2001, oggi non riesce più ad arrivare a fine mese. Da la colpa all’Euro. Giovanni, funzionario di un comune della stessa regione, la pensa come lui. Se con quarantamila lire riempiva due buste della spesa nel 2001, oggi con ventuno euro ne riempie a mala pena una. Tuttavia quando si cerca di analizzare nel dettaglio la cosa, non è facile dimostrare che abbiano effettivamente ragione. Certamente sono in moti a pensarla come loro. A cercare di convincerci del contrario ci ha pensato la Commissione Europea. Nel 2005 ha pubblicato un grazioso opuscolo dal titolo “Ma è davvero l’Euro il responsabile dell’aumento dei prezzi?”. All’interno si leggeva che i rincari anomali riguardavano pochi prodotti, e l’aumento complessivo era in linea con l’inflazione media del 2%. L’effetto Euro quindi sarebbe dovuto ad un’errata percezione dei consumatori, sviati dal fatto che i maggiori aumenti avrebbero interessato i prodotti di uso più frequente, rendendo maggiormente visibile il fenomeno. Dalla commissione, guidata allora da Romano Prodi, neppure un accenno alla mancanza di controlli sui prezzi al consumo dei governi nazionali, tra cui quello italiano di Berlusconi, in carica dal 2001 al 2006. Mauro, Giovanni, io stesso, e molti milioni di altri italiani, saremmo quindi dei visionari. Vorrei capire se sia vero, avvalendomi di qualche dato concreto.

Maastricht, l’inflazione ed i prezzi
Innanzitutto bisogna sapere che il trattato dell’Unione Europea all’origine dell’Euro, prevede che i paesi coinvolti abbiano a che fare con un’inflazione sempre al di sotto del 2% annuo. L’inflazione non è altro che la percentuale con cui aumentano i prezzi al consumo. Anche un valore basso, protratto negli anni, porta ad aumenti significativi.Ad esempio in un regime di inflazione costante al 2%, un oggetto che fosse costato l’equivalente di 1€ nel 1995, nel 1997 si sarebbe potuto comprare 1,04€. Nel 2001 lo avremmo trovato a 1,13€ e nel 2005 a 1,22€, per arrivare al 2008 quando per averlo avremmo dovuto sborsare ben 1,29€. Quasi il 30% di aumento complessivo in soli tredici anni, in un regime di inflazione sostanzialmente bassa.

L’ISTAT nella ricerca “Indici e variazioni percentuali per tipologia di prodotti (1996-2009)” ha analizzato la variazione dei prezzi di alcune tipologie di prodotti della nostra spesa . Sono gli alimentari lavorati (pane, pasta, conserve, sughi, succhi, surgelati), quelli non lavorati (carne, pesce, frutta e verdura), i beni non durevoli (prodotti per la pulizia e la cura personale, medicinali), quelli semidurevoli (abbigliamento, calzature e libri) ed infine quelli durevoli (autovetture, arredamento, elettrodomestici). I beni durevoli sono i soli ad aver subito aumenti minori dell’inflazione tendenziale annua del 2%. A crescere in modo superiore a tale riferimento, soprattutto gli alimentari non lavorati, i beni semidurevoli e, nell’ultimo anno, gli alimentari lavorati. Mangiare e vestirsi, due attività che è prudente esercitare con gran frequenza, sono aumentate ben al di quanto ci si potesse aspettare. Dal 1995 fino a fine 2008 gli alimentari freschi sono aumentati del 35% in più rispetto all’inflazione. Ma la vera accelerazione si è avuta dopo il 2001. Infatti da quell’anno al 2008 la crescita totale del loro prezzo ha superato l’inflazione di ben il 48%. Facendo i conti, è come se gli alimentari non lavorati abbiano subito dal 2001 un’inflazione del 2,83% rispetto al semplice 2% tendenziale annuo voluto dall’Europa.
La spesa delle famiglie è fatta anche di servizi come i tributi locali, i trasporti, i pedaggi, i canoni, la telefonia, le poste. E’ fatta inoltre di prodotti energetici come l’energia elettrica, il gas, il riscaldamento, i carburanti ed i lubrificanti. Unendo in delle grafiche queste tipologie di prodotti con quelle viste prima, emerge un quadro più chiaro.

fai clic con il mouse sul grafico per vederlo bene

La linea tratteggiata indica l’inflazione media annua del 2%. Si vede chiaramente che tutti i prodotti, con la sola eccezione dei beni durevoli, sono aumentati più dell’inflazione tendenziale del 2%. Dal 2001 al 2008, i servizi sono aumentati con un ritmo del 2,55% all’anno. Nello stesso periodo gli energetici hanno dimostrato una crescita annua del 4,39%.

Un’altra indagine ISTAT, “I consumi delle famiglie Anno 2007”, mostra il peso delle diverse tipologie di prodotti nella spesa delle famiglie. Circa il 61% dei consumi ricadono tra le tipologie di prodotti che hanno avuto gli aumenti più alti. Il 19% è per i soli prodotti alimentari e le bevande. Il 39% degli acquisti ricade nell’ambito di quei beni durevoli che sono aumentati meno dell’inflazione attesa. Sulla base dei dati sui prezzi delle tipologie di prodotto e sulla composizione della spesa si può calcolare che l’inflazione media tra il 2001 ed il 2008,si è attestata attorno al 2,85%. Per chi volesse approfondire i risultati delle rilevazioni sulla dinamica dei prezzi ecco un link interessante:

http://www.istat.it/prezzi/precon/aproposito/archivio.html

In pratica oggi dobbiamo spendere 130 euro per fare la stessa spesa che nel 2001 facevamo con 100. Rispetto ai 100 euro spesi nel 2001 in servizi come tasse locali, trasporti, telefonia, poste, pedaggi, biglietti, oggi ne servono 122. Queste due sole componenti costituiscono circa il 50% della spesa delle famiglie.

E’ sparita mezza busta della spesa…
Riassumendo, dai dati ISTAT possiamo affermare che se nel 2001 con 40.000 lire riempivamo due buste di spesa, oggi con gli equivalenti 20,66 euro, dovremmo riempirne solo una e mezza. Rispetto alla percezione di Mauro e Giovanni, ispiratori di quest’analisi, c’è mezza busta di differenza. Sembra quindi che i dati ISTAT mostrino una situazione meno nera di quanto pensano molti italiani. Chi si sbaglia? “Vox populi, vox dei”, sembra puntare l’indice verso l’Istituto di statistica.
La percezione della gente è volubile e risente spesso di situazioni contingenti. Forse c’è del vero in un’idea persiste immutabile negli anni, come quella di un aumento dei prezzi troppo consistente. Dall’altro lato i metodi di rilevazione dell’ISTAT sono in concreto gli stessi da sempre. Varia solo la composizione del cosiddetto paniere, ossia l’elenco dei prodotti sui si fa il controllo dei prezzi, non senza polemiche. Un errore nel metodo, produrrebbe uno spostamento sistematico dei risultati in una specifica direzione. Vuol dire che in tal caso si avrebbero risultati che si discostano dalla realtà sempre in una direzione, in alto od in basso. Un vizio nell’applicazione della metodologia di rilevazione ISTAT, potrebbe mostrare aumenti dei prezzi sempre un poco minori del vero.

Dove sta l’intoppo
LA RILEVAZIONE ISTAT - Il paniere ISTAT è stato spesso accusato di non essere adeguato ai comportamenti d’acquisto degli italiani. A dire il vero si tratta di una raccolta di prodotti e servizi molto completa. E’ aggiornato tutti gli anni in modo da rappresentare la struttura dei consumi della popolazione. Ad esempio, nel 2003 è stato introdotto il canone abbonamento pay tv, il lettore DVD, il tavolo porta PC, nel 2004 la macchina fotografica digitale, nel 2006 è stato eliminato il tessuto per abiti e sono stati introdotti i jeans per bambini e gli apparecchi per i denti, nel 2008 sono comparsi la console per giochi ed il navigatore satellitare. La fonte principale è l’indagine ISTAT sui consumi che coinvolge ogni anno circa 28mila famiglie italiane. La rilevazione avviene oggi in 84 comuni (20 capoluoghi di regione e 64 di provincia). I prezzi sono rilevati in circa 41mila punti vendita (piccoli esercizi commerciali, grande distribuzione, mercati rionali), ai quali si aggiungono circa 8mila abitazioni per la parte che riguarda gli affitti. Nel complesso, sono circa 413mila le quotazioni di prezzo rilevate ogni mese. I dati sono raccolti attraverso la rilevazione territoriale effettuata dai comuni (80,3%) e quella centralizzata effettuata dall'ISTAT (19,7%).

LA RILEVAZIONE FATTA DAI COMUNI - Qui forse un primo problema è che i dati sono raccolti solo nel 79% dei capoluoghi di provincia. I comuni oggetto della rilevazione sono i maggiori centri abitati e coprono meno del 28% della popolazione. La dinamica dei prezzi nei restanti circa 8.000 comuni, in cui vive oltre il 72% degli italiani, non è osservata e potrebbe essere profondamente diversa.
Delle 533 rilevazioni sui prezzi del 2008, ben 481 sono fatte dai comuni e solo 52 direttamente dall’ISTAT in modo centralizzato. I comuni maggiori sono dotati d’uffici statistici. Tuttavia mai come in questi anni essi hanno presentato un’insieme di problemi sia di tipo economico che di selezione del personale. Da un lato i bilanci dei municipi sono sempre più stretti, al limite del blocco delle attività, dall’altro i vincoli alle nuove assunzioni e la possibilità di affidare incarichi ad personam, può influire sulla qualità dei servizi. Con le ristrettezze dei bilanci dei comuni italiani, si può anche pensare che l’ufficio statistica non sia certo quello su cui investire di più. A garantire sulla bontà del lavoro degli uffici statistici comunali una Commissione Comunale di Controllo, presieduta dal sindaco o da un suo delegato. Questi ha il compito di verificare i prezzi rilevati, le modalità d’elaborazione e l’adeguatezza del numero dei rilevatori impiegati. L'ISTAT, da parte sua, effettua verifiche e controlli di coerenza sulle informazioni che riceve.
Il dubbio è che i comuni non riescano sempre a svolgere questo ruolo in modo adeguato. Chi volesse può chiedere al comune capoluogo di provincia, copia delle verifiche della Commissione di controllo.

LE CONTROMISURE DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE – C’è da chiedersi come escludere che la grande distribuzione ed i produttori, avendo capito molto bene la composizione del paniere, possano aver differenziato l’offerta in modo vantaggioso per loro. Ad esempio avrebbero potuto aumentare poco i prezzi dei prodotti controllati, e tanto quelli dei prodotti nuovi e più appetibili. Accanto a un pacco di CHEBUONO, il cui prezzo aumentava piano, avrebbero potuto offrire SuperCHEBUONO, con vitamine o fermenti lattici, più caro e con un prezzo sempre in salita. Se il paniere controlla i rigatoni, possono venir fuori nuovi formati di pasta, eccetera.
Dato che i grandi supermercati controllano la nostra spesa al centesimo, attraverso le cosiddette carte fedeltà, non potrebbe l’ISTAT avvalersi direttamente dei loro dati di dettaglio? Nel caso almeno dei generi di largo consumo è senza dubbio possibile passare da analisi statistiche a vere misurazioni sul campo.

LE DIVERSE TIPOLOGIE FAMILIARI – Nella sezione domande e risposte sugli indici dei prezzi al consumo del sito dell’ISTAT, compare la domanda: “Esiste un modo per calcolare quanto le variazioni di prezzo incidono sui bilanci di spesa di diverse tipologie familiari?”. La cosa è ragionevole viste ad esempio le diverse situazioni di famiglie che debbono pagare un affitto od un mutuo, rispetto a chi ha la casa. L’Istituto stesso spiega come il problema sia sentito a livello europeo ma le soluzioni siano non facili. Senza voler spaccare il capello in quattro, tuttavia credo che si possa chiedere uno sforzo per dare una chiave di lettura, almeno in poche tipologie di massima. Il dichiarare una spesa media abitativa per famiglia senza distinzioni, aiuta poco a capire i problemi di chi arriva con difficoltà a fine mese.

MISTER PREZZI – Dopo le dimissioni di febbraio 2009 del primo Garante della sorveglianza dei prezzi, Antonio Lirosi, nominato da Prodi, il nuovo responsabile è Luigi Mastrobuono. Il suo curriculum pubblicato sul sito di Confindustria, di cui è stato Vice Direttore Generale è questo:
Nato a Roma nel 1954 - Laurea in Giurisprudenza
Ha ricoperto gli incarichi di:
- Amministratore Delegato Bologna Fiere SpA
- Presidente di IPI Istituto per la Promozione Industriale
- Segretario generale di Unioncamere
- Sottosegretario all'Industria con competenza per commercio, artigianato, piccole imprese e fiere
- Segretario generale all'Ente vaticano per il Giubileo 2000
- Segretario generale Confcommercio
- Amministratore Delegato Fiera di Roma S.r.l.
Ha fatto parte dei Consigli di Amministrazione di varie Società, soprattutto di servizi rivolti alle imprese ed ai Sistemi Associativi

A lui il compito di dirigere il nuovo organismo voluto dalla Finanziaria del 2008, al quale il decreto “Brunetta” (D.L. 112/1998) ha tolto l’obbligo di verificare le segnalazioni delle associazioni dei consumatori riconosciute. Il garante è tenuto solamente ad analizzare le segnalazioni ritenute meritevoli d’approfondimento. I risultati delle indagini finalizzate che svolge sono messi a disposizione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, solo su richiesta.

Proposta per il futuro

VISIONE MULTIPLA – La statistica è una scienza. Tuttavia il pensiero corre alle cantonate prese dagli exit-poll alle elezioni degli ultimi anni. Con un facile gioco di parole può venire anche in mente la grande verità fissata dal genio poetico di Carlo Alberto Palustri, noto con il nome di Trilussa, nei versi su statistica e polli: « … da li conti che se fanno - seconno le statistiche d'adesso - risurta che te tocca un pollo all'anno: e, se nun entra nelle spese tue, t'entra ne la statistica lo stesso perch'è c'è un antro che ne magna due. ». Serve quindi avere un diverso punto di vista per confermare o confutare le statistiche ISTAT. Una prima linea di azione potrebbe essere l’obbligo di chi gestisce le carte fedeltà a consegnare entro un ragionevole periodo, i dati sugli acquisti all’ISTAT. L’Istituto in conformità a questi dati di effettiva misurazione, dovrebbe elaborare degli indicatori per meglio calibrare i propri metodi statistici.

MAGGIORI CONTROLLI – E’ palesemente inutile mantenere le Commissioni comunali di controllo se queste sono presiedute dal sindaco o suo delegato. Meglio invece abolire questi organismi, separando il controllato dal controllore. Anziché quindi limitare i poteri di verifica e di controllo del Garante della sorveglianza dei prezzi, si dovrebbe assegnargli il compito di fare indagini periodiche sulla qualità dell’azione degli uffici statistici comunali. Tale possibilità dovrebbe poter essere estesa anche alle associazioni di categoria dei consumatori. In tal modo potranno emergere eventuali inadeguatezze sia nel metodo che nelle risorse comunali preposte a registrare i prezzi.

MAGGIORE COORDINAMENTO – Il Garante per la concorrenza, quello per la sorveglianza dei prezzi, l’ISTAT, le associazioni dei consumatori, dovrebbero avere un migliore coordinamento. Una quota rilevante dell’attività di ciascun soggetto consiste nel riproporre in altra salsa il lavoro fatto dagli altri. Si dovrebbero definire ruoli distinti in modo da rendere maggiormente incisiva l’azione di ciascun soggetto, una volta definiti gli obiettivi. Nel caso dei prezzi l’obiettivo non deve essere solo quello di misura corretta dell’inflazione, importante per i parametri europei. A fianco ci deve essere anche la volontà di limitare gli abusi volti ad aumentare la spesa delle famiglie italiane per l’utilità di pochi speculatori.

RICERCHE E STUDI – Devono essere stimolati studi e ricerche volti a proporre metodologie alternative di misurazione dell’andamento dei prezzi, non basati sempre e in ogni caso sul lavoro ISTAT. Un’accorta politica di defiscalizzazione dei contributi per ricerche svolte in ambiente universitario o presso Istituti di ricerca, potrebbe attrarre fondi di aziende interessate ad affinare le politiche di marketing. Il vantaggio, in termini di chiarezza e di conoscenza sarebbe però di tutti.


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