sabato 24 novembre 2007

Telepass: ma perchè paghiamo di più ?


La scorsa estate l'amico Nicholas di Londra, mi chiedeva, con ironia tutta inglese, come mai in Italia chi utilizza il sistema Telepass, paga più di chi usa i contanti al casello. A dire il vero, ancora oggi non saprei cosa rispondergli !
Chiariamo subito che la questione è fondata: chi usa il Telepass, spende di più rispetto a chi paga in contanti.
Per capire meglio, partiamo dalla semplice considerazione che gli utenti pagano per poter utilizzare le autostrade. In prima analisi sembra logico a tutti che l'uso di un sistema automatico di pagamento costi meno dell'impiego di risorse umane. In tal caso sarebbe ottimo veder tradurre il minor costo in un minore prezzo di pedaggio.
Di questo tema non sembra esserci traccia in internet. Pare che la cosa non sorprenda nessuno e persino il sempre presente ministro Antonio Di Pietro se ne è occupato molto marginalmente in un post del 21/07/2006.
Nel frattempo il numero degli apparati Telepass in circolazione cresce moltissimo (Rif. pag. 48 Relazione al Bilancio), nel solo 2006 arriva ad un totale di 5.336.523. Rispetto al 2005:Questo fatto, dato che i contratti Telepass prevedono sempre costi una tantum o canoni periodici, genera continuamente maggiori ricavi oltre la normale quota legata al pedaggio. Telepass Family infatti prevede un canone trimestrale o mensile (a seconda dei Km percorsi) pari ad € 3,72, Telepass con Viacard su conto corrente ha un canone di € 1.24 mensile ma riscuote il canone annuale di Viacard di € 15,49. Telepass ricaricabile è priva di canone ma, a differenza degli altri tipi, prevede un costo fisso una tantum per l'apparato, pari ad € 49,90. (Tutti gli importi qui sopra riportati sono comprensivi di IVA).Mi chiedo allora se sia giusto che si sia potuta realizzare questa condizione: ossia che a fronte di evidenti minori costi per l'automazione di un servizio, i clienti siano addirittura costretti a pagare di più. Non stiamo parlando di grandi cifre ma questo, invece che tranquillizzarmi, forse mi preoccupa maggiormente: dove ci si permette il poco, ci si può permettere il molto. Vorrei ad esempio non sentirmi preso in giro dalle pubblicità che dicono che Telepass è conveniente e che fa risparmiare. Un'ultima parola su Telepass Premium, tanto pubblicizzata in questi ultimi tempi: si tratta di un pacchetto di sconti ed agevolazioni che comprende anche l'assistenza stradale, pagando un sovra canone tutto sommato modesto. Non è quindi questo che può far dire che Telepass conviene, dato che ancora una volta, e qui non ho nulla da dire, paghiamo un poco di più.

Forse tocca a LEXCIVILIS sollevare questo tema; lo faremo fornendo per prima cosa alcuni dati ufficiali, presi dalla Relazione e Bilancio 2006 di Autostrade S.p.A. per tentare di trarne delle conclusioni.
Il progressivo incremento dell'automazione dei pagamenti del pedaggio incrementa l'efficienza operativa, ossia il bilancio tra i benefici attesi e le risorse impiegate. Questo semplice fatto è ribadito dall'Amministratore Delegato di Autostrade, l'ing. Giovanni Castellucci, nella Lettera allegata al Bilancio 2006.
Nel 2006, l'esazione del pedaggio con Telepass ha raggiunto il 50% contro il 30% di quella mediante contanti in porta manuale (Rif. pagg. 30 e 80 Relazione al Bilancio). Se consideriamo che a fianco del Telepass, di cui da tempo esistono diverse tipologie, esistono altre modalità di esazione automatica vediamo che tutte concorrono a determinare nel 2006 il 69.31% contro il 30,00% del vecchio sistema manuale; il restante 0,69% è dovuto a scioperi, violazioni, altro. Rispetto al 2005 il sistema di riscossione manuale è sceso del 4,20%, mentre quelli automatici salgono del 6,22%. In termini assoluti i pagamenti con il sistema manuale diminuiscono di 12.686.095 unità, mentre sono ben 39.173.371 in più quelli realizzati con i sistemi automatici (di quelli Telepass sono 30.051.703).
Parlando poi di risorse umane (Rif. pag. 131 Relazione al Bilancio), non appare azzardato accostare il dato precedente alla diminuzione del 3,7% del corpo esattoriale medio, soprattuto se vediamo come ciò permetta di mantenere invariato il numero di riscossioni manuali al giorno per esattore (da 228 nel 2005 a 227 nel 2006). Se il numero medio degli esattori non fosse diminuito si sarebbe invece passati da 228 riscossioni giornaliere nel 2005 a sole 219 nel 2006. Sembrerebbe che la diminuzione di questa parte dell'organico sia funzionale a mantenere lo stesso livello di produttività nella specifica attività di esazione manuale; certo può anche trattarsi di una coincidenza data dai numeri.
Ricapitoliamo i dati fin qui visti: aumentano di molto le esazioni fatte con sistemi automatici e diminuiscono quindi quelle manuali ed in contanti, mentre nel contempo diminuiscono anche gli esattori, esattamente in modo tale da mantenere costante il numero di esazioni manuali giornaliere pro capite.

Nel frattempo il numero degli apparati Telepass in circolazione cresce moltissimo (Rif. pag. 48 Relazione al Bilancio), nel solo 2006 arriva ad un totale di 5.336.523. Rispetto al 2005:
* aumento Telepass Family = + 372.000
* aumento di Telepass Businnes = + 109.000
* aumento di Telepass Ricaricabile = + 9.000
Questo fatto, dato che i contratti Telepass prevedono sempre costi una tantum o canoni periodici, genera continuamente maggiori ricavi oltre la normale quota legata al pedaggio. Telepass Family infatti prevede un canone trimestrale o mensile (a seconda dei Km percorsi) pari ad € 3,72, Telepass con Viacard su conto corrente ha un canone di € 1.24 mensile ma riscuote il canone annuale di Viacard di € 15,49. Telepass ricaricabile è priva di canone ma, a differenza degli altri tipi, prevede un costo fisso una tantum per l'apparato, pari ad € 49,90. (Tutti gli importi qui sopra riportati sono comprensivi di IVA).

Questi proventi da canoni nel 2006 sono pari ad € 61.100.000 (Rif. pagg. 48 Relazione al Bilancio). Combinando i dati di aumento del numero degli apparati dei diversi sistemi di Telepass, con le condizioni di canone o di costo iniziale, possiamo stimare in oltre € 11.000.000 l'incremento che questa voce ha portato nel 2006. Questo dato emerge comunque in modo chiaro verificando che nel 2005 i ricavi da canone Telepass erano € 54.800.000: un incremento nel 2006 del 21%.
Ricapitoliamo: il meccanismo alternativo dei canoni, delle quote associative e della quota iniziale, combinato per i diversi tipi di Telepass e rapportato per il numero medio di nuovi apparati nel 2006, fa si che Autostrade realizzano un profitto non legato ai pedaggi, di €61.100.000. Stiamo parlando di un maggior ricavo che pesa per 12,6 €cent su ogni singola operazione Telepass (484.078.720 operazioni Telepass nel 2006 - Rif. pagina 81 Relazione al Bilancio).

Mi chiedo allora se sia giusto che si sia potuta realizzare questa condizione: ossia che a fronte di evidenti minori costi per l'automazione di un servizio, i clienti siano addirittura costretti a pagare di più. Non stiamo parlando di grandi cifre ma questo, invece che tranquillizzarmi, forse mi preoccupa maggiormente: dove ci si permette il poco, ci si può permettere il molto. Vorrei ad esempio non sentirmi preso in giro dalle pubblicità che dicono che Telepass è conveniente e che fa risparmiare. Un'ultima parola su Telepass Premium, tanto pubblicizzata in questi ultimi tempi: si tratta di un pacchetto di sconti ed agevolazioni che comprende anche l'assistenza stradale, pagando un sovracanone tutto sommato modesto. Non è quindi questo che può far dire che Telepass conviene, dato che ancora una volta, e qui non ho nulla da dire, paghiamo un poco di più.

Edoardo Capulli

LINK: il Bilancio 2006 del Gruppo Autostrade

domenica 4 novembre 2007

Costituzione, libertà di stampa e Blog

Si è parlato tanto del famoso disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri del 3 agosto sulla riforma dell'editoria che metterebbe a rischio la libertà dei blogger. Si tratta del DDL Prodi, Levi contro il quale si sono alzati gli scudi dei blogger e si è abbattuta la critica del ministro Antonio Di Pietro. Personalmente ho fatto fatica a farmi un'opinione almeno fino ad oggi, quando dopo una lunga ricerca internet, ho finalmente trovato il testo.

Per logica, mi sarei aspettato di trovare il testo del DDL allegato al resoconto della seduta del consiglio dei ministri o quantomeno nell'elenco dei PDL (progetti di legge) o DDL (disegni di legge) alla Camera od al Senato. Invece niente !

Neppure negli allegati ai resoconti della VII commissione permanente della Camera (Cultura), presso la quale mercoledì 24 ottobre, dalle 15:10 alle 16:15, si è svolta l'audizione del sottosegretario Ricardo Franco Levi, vi è traccia del testo del disegno di legge.

Alla fine, tuttavia il testo è saltato fuori dal sito del ministro Antonio Di Pietro, al quale va tutta la mia gratitudine ed ammirazione, per il mirabile lavoro di trasparenza ed informazione che sta facendo. In questo caso almeno, il ministro è stato come la parete di vetro della casa dei segreti: bravo !

LINK al testo del disegno di legge sul riordino dell'editoria

Il riferimento all'Art. 21 della Costituzione è nell'Art. 1, Finalità generali del disegno di legge. I punti incriminati, sembra proprio a ragione, sono in particolare quelli definiti dagli articoli 5, 6 e 7. Il sottosegretario ha più volte smentito a mezzo stampa l'applicabilità di tale futura legge ai blog od ai vari siti di informazione a titolo gratuito e personale, pubblicati su internet: dice che sarà necessario comunque regolamentare ad esempio i contenuti web di giornali od emittenti presenti come operatori economici nel mercato dell'informazione. Sembra evidente che tale indirizzo si possa attuare solo ed unicamente cambiando i contenuti del DDL e non altrimenti.

Una piccola sorpresa la abbiamo se leggiamo il testo di un'altra audizione tenuta del sottosegretario Levi, giovedì 26 ottobre dalle 11:10 alle 13:00 sempre presso la Commissione VII (Cultura, Scienza e Istruzione) della Camera. Si parla degli interventi a favore dell'editoria previsti nella nuova manovra finanziaria ma, ad un certo punto (Rif. pagina 6, metà inferiore della seconda colonna, del testo pdf), il sottosegretario parla anche del famoso DDL. Leggendo attentamente scopriamo che:
  • la bozza del DDL è stata elaborata da "una commissione di esperti di diritto e di economia esperti di diritto amministrativo, di diritto penale, di diritto civile ed esperti di economia delle imprese editoriali";
  • la commissione è guidata dal Professor Cheli;
  • è stato chiesto alla commissione di "predisporre da subito un calendario di audizioni con gli attori del mondo dell’editoria e con le associazioni e le organizzazioni che lo rappresentano – dalla Federazione degli editori alla Federazione dei giornalisti, alle varie associazioni che raccolgono le imprese dell’editoria – e con le Commissioni parlamentari".
La sorpresa nasce da due domande che mi faccio:
  1. si sono scomodati (e temo anche, pagati) fior di esperti e di professori per partorire un Disegno di Legge definito da un ministro come "liberticida" ed attaccato dalla quasi totalità dei cittadini che popolano internet ?
  2. perché le rassicurazioni del sottosegretario alla stampa non sono state seguite dall'inserimento nel calendario delle audizioni della famigerata commissione di parte della popolazione di internet o da una fase di studio del problema dell'informazione spontanea e libera ?
Nei programmi del governo, il DDL sarà pronto e maturo a primavera, vegliate gente a che le pur buone e chiare intenzioni dell'esecutivo, si traducano in qualcosa di meglio ...
Edoardo Capulli

venerdì 2 novembre 2007

La Legge di Dio, la Legge dei Santi, la Legge dell'Uomo

La festività cattolica di oggi offre lo spunto per parlare di una legge di ordine diverso, la Legge di Dio.
Per correttezza verso gli improbabili lettori di queste pagine, dico che questo scritto sarà lungo; a mia discolpa tuttavia vi sia il fatto che la maggior parte è costituita da brani della Bibbia e di altri testi sacri, mentre il mio commento rimane sostanzialmente contenuto. La Legge di cui parlerò di seguito è quella del Dio di Abramo, di Mosè e di Gesù Cristo.
Come si trasmette la Legge, da Dio agli uomini ?
Una lettura semplice ci fa subito scorgere un primo livello in cui Dio stesso recita (Esodo e Deuteronomio) e scrive su pietra (Deuteronomio) alcuni comandamenti, illustrati al popolo dalla voce di Mosè. E' il livello della comunicazione diretta, verbale e scritta, da Dio agli uomini. Su questo piano si pone anche gran parte del messaggio orale di Gesù, riportato nei vangeli.
Un secondo livello ci viene suggerito dalla considerazione molto attuale che il messaggio di Dio agli uomini non passa solo attraverso le parole dette o le frasi scritte. La comunicazione comporta molti diversi vettori che possiamo intuire essere negli atteggiamenti, nel fare, nel non fare, nella scelta degli amici ed in molto altro ancora.
Infine il terzo livello possiamo trovarlo nell'interpretazione e nella costruzione filosofica e teologica fatte dalla Religione.

Primo livello
Dio parla agli uomini


La Bibbia (Esodo 20-2:17) narra che Dio pronunciò queste parole al popolo d'Israele, in fuga dall'Egitto:
2 "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: 3 non avrai altri dèi di fronte a me. 4 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 5 Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, 6 ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi.
7 Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.
8 Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: 9 sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; 10 ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. 11 Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.
12 Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.
13 Non uccidere.
14 Non commettere adulterio.
15 Non rubare.
16 Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
17 Non desiderare la casa del tuo prossimo.
Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo".

Le stesse Leggi sono riportate dal libro del Deuteronomio (Deuteronomio 5-6:20):
6 Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile. 7 Non avere altri dèi di fronte a me. 8 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 9 Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perché io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano, 10 ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti.
11 Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano.
12 Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore Dio tuo ti ha comandato. 13 Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, 14 ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. 15 Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato.
16 Onora tuo padre e tua madre, come il Signore Dio tuo ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sii felice nel paese che il Signore tuo Dio ti dà.
17 Non uccidere.
18 Non commettere adulterio.
19 Non rubare.
20 Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
21 Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo.

Nel primo dei due testi (Esodo 21-1) Dio stesso aggiunge: "Queste sono le norme che tu esporrai loro". Si riferisce a quanto appena detto, ossia ai comandamenti, oppure a quanto segue ? Il dubbio credo sia fondato, se appena si legge la parte successiva, della quale riporto solamente alcuni brani:
2 Quando tu avrai acquistato uno schiavo ebreo, egli ti servirà per sei anni e nel settimo potrà andarsene libero, senza riscatto ...... 12 Colui che colpisce un uomo causandone la morte, sarà messo a morte ...... 16 Colui che rapisce un uomo e lo vende, se lo si trova ancora in mano a lui, sarà messo a morte ...... 22 Quando alcuni uomini rissano e urtano una donna incinta, così da farla abortire, se non vi è altra disgrazia, si esigerà un'ammenda, secondo quanto imporrà il marito della donna, e il colpevole pagherà attraverso un arbitrato. 23 Ma se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita: 24 occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, 25 bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido.

Una differenza di sostanza si avverte tra i comandamenti e le prescrizioni che li seguono: mentre i primi illustrano cosa non fare senza parlare di punizione, i secondi definiscono i tratti di un vero sistema giudiziario. "Non rubare", intima all'uomo di non fare un atto contrario al volere di Dio; "Chi uccide sarà ucciso" prescrive una pena: la pena di morte. Dato che norma vuol dire modello, regola, ordine, misura di riferimento o modo, ci sembra di poter intendere che Dio si riferisca sia ai comandamenti che alle leggi che li seguono. Si dice infatti "a norma di legge" come a dire secondo il metro, la regola o l'ordine definito dalla legge. I comandamenti sembrano tracciare le regole e le misure che le leggi devono avere come riferimento. Curioso come ai nostri occhi di cittadini del terzo millennio, queste leggi sembrino così simili ai rudimentali codici che regolavano la vita dei feudi, in un medioevo che aveva visto l'oblio del potente diritto romano. Curioso ancora scoprire un Dio apparentemente a favore della pena di morte: mi inquieta pensare ad un Massimo D'Alema più buono di Dio.
Sul fronte della Legge e della Norma dette da Dio al suo popolo, i comandamenti di Gesù Cristo. Quando gli si pone la domanda: “Qual è il più grande comandamento della Legge?” ( Matteo 22,36 ), Gesù risponde: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti” ( Matteo 22,37-40 ) [Deuteronomio 6,5; Levitico 19,18 ]. Il Decalogo deve essere interpretato alla luce di questo duplice ed unico comandamento della carità, pienezza della Legge. Il precetto "non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare" e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: "amerai il prossimo tuo come te stesso".
Ecco cosa dice Dio in sostanza: l'amore non fa nessun male al prossimo; pieno compimento della Legge è l'amore. In quella parte del vangelo letta oggi nelle chiese, o meglio in quella che la segue si trova una splendida summa dell'interpretazione che Gesù dà direttamente ad una moltitudine di gente, della Legge di Dio: si tratta del discorso delle beatitudini (Matteo 5-1:48) che non riporto ma che invito tutti a leggere.

LINK AL DISCORSO DELLE BEATITUDINI.

Secondo livello
Le azioni di Dio parlano agli uomini

Nei testi sacri, la Bibbia ed i Vangeli, leggiamo di un Dio paziente: il suo popolo lo dimentica e Lui ritorna come un amico fedele ad aiutarlo. Se espone leggi dure come quelle che abbiamo ricordato poco prima, tuttavia ha un'infinita carica di pazienza, di perseveranza e di fiducia nell'Umanità tutta. Viene da dire che è proprio l'Umanità intera la sua vera creatura. Adamo è la creatura di Dio e da questi il Creatore crea la donna; i due generano poi tutta l'Umanità che solo nella sua interezza conserva l'unicità dell'essere creatura di Dio. Gesù poi viene sulla Terra per sacrificarsi per tutti gli uomini e per avvertirli nuovamente che bisogna seguire il volere di Dio. Si sacrifica per tutta l'umanità ma i suoi comportamenti denunciano una grande attenzione ai problemi ed alla sofferenza di ciascun uomo o donna che incontri nel suo cammino. Chiama per nome chi lo cerca e non gli è mai stato presentato, vede gli invisibili, va a cercare gli ultimi con la semplicità ed il coraggio che diremmo proprio dei "figli di Dio". Pieno di delicatezze, esorta, conforta, guarisce, dà una seconda possibilità, parla di pentimento e di vita nuova per ciascuno e per tutti. E' benevolo con le prostitute e con i pubblicani pentiti, magnanimo di grazia con gli indigenti così come si mostra infastidito dai farisei, dai moralisti falsamente per bene. E' addirittura violento, in un modo infinitamente meno duro di Dio padre, con chi non ha rispetto e reverenza per il volere di Dio, come i mercanti del tempio e minaccioso con chi abbia in animo di far male ai bambini. Non c'è traccia nei discorsi di
Dio padre prima e nelle parole di Gesù dopo, di alte e raffinate costruzioni teologiche o filosofiche.

Terzo livello
I filosofi ed i teologi della religione

I Vizi e le Virtù, la Legge naturale, il momento esatto in cui inizia la vita, sono tutti concetti che elevano il livello del discorso. Parole ben più dotte di quelle che ha voluto pronunciare Dio stesso, si sono riversate come fiumi, in mari di volumi preziosamente rilegati. Dotte disquisizioni hanno sovrastato, con alta retorica e splendida forma, le semplici norme che Dio ci ha dato. Quando ci si innalza per vedere meglio, bisogna però salire molto al di sopra del livello delle nuvole e non rimanervi intrappolati dentro. Se saliamo molto al di sopra di questi meravigliosi monumenti filosofici e morali troviamo che alla fine di tutto bastava dire proprio: "Ama il prossimo tuo come te stesso".
Se molti dei numerosissimi dotti e saggi avessero fatto ciò, sarebbero rimasti disoccupati o costretti a trovarsi attività faticose e meno comode: ad esempio lavorare o fare qualche cosa di utile per gli altri o peggio dare il buon esempio.
Non criticherò oltre i dotti ed userò prudenza. Confesso che sono combattuto da un dilemma interiore che si capisce da quanto segue: apprezzo moltissimo un'opera molto bella (e molto dotta) di un padre della Chiesa, San Tommaso D'Aquino, "I vizi capitali". E' bella, davvero illuminante ed eternamente attuale. Ma servono veramente oltre 600 pagine per capire il concetto ? Forse per capirlo bene, in tutte le sue mille forme e sfaccettature, si. Ma se costringessimo gli altri a leggere tutta questa splendida dottrina non rischieremmo di fargli leggere al contrario la parola di Dio ? Non rischieremmo di farli agire secondo la norma "Ama te stesso come io ti ho detto di amare gli altri ?".
Considerazioni finali
Se tutti gli uomini avessero davvero l'amore verso il prossimo come principale norma del loro comportamento, allora e solo allora la Legge sarebbe dentro i loro cuori e dentro le loro azioni. Ecco che non servirebbe più scriverla nei codici e praticarla nei tribunali. Ma allora non è necessario che la Legge scritta dall'Uomo abbia in gli strumenti per conquistare il cuore il cuore dell'Umanità ? Non è necessario in ultimo che la Legge scritta dall'Uomo debba sempre prevedere strumenti utili ad avvicinarci verso l'unico obiettivo che renda tutti giusti ?
La Legge e le norme di Dio hanno insegnato all'Uomo che bisogna scrivere cosa non fare, prescrivere i giusti comportamenti e le punizioni per i trasgressori: noi abbiamo capito ed abbiamo scritto le nostre leggi.
La pazienza di Dio e la fiducia nell'Uomo ci hanno insegnato che si può cadere e rialzarsi ed imparare dai propri errori: la storia degli uomini è piena di seconde possibilità.
La dolcezza e le azioni di Gesù ci dovrebbero avere insegnato che bisogna guardare con amore ad ogni singolo uomo e mostra la via della gioia nell'agire secondo le buone norme: qui siamo veramente indietro.
Nonostante siano molti i seguaci di Gesù, la loro principale azione sul fronte delle Leggi dell'uomo è ancora volta a porre divieti e fabbricare recinti. Se parlassimo la lingua di Cristo, non vieteremmo ma diremmo con animo schietto cosa è bene e cosa è male fare e guidati dall'amore, sapremmo entusiasmare gli uomini con esempi di beatitudini e dare a ciascuno una speciale attenzione ed una seconda possibilità.
Sapremmo dire ad esempio che tutte le nostre leggi dovrebbero contenere una parte di prescrizione dei comportamenti corretti ed una di chiarificazione di quelli sbagliati; sapremmo chiarire bene la pena prevista e prevedere una possibilità di espiazione volta alla riparazione del danno fatto ed al recupero della persona umana, ad una dimensione nuova. Sapremmo prevedere parti in cui premiare i buoni comportamenti, per poter dire: beati quelli che rispettano ed aiutano a far rispettare questa nostra legge. Sapremmo scrivere la Legge in modo tale che essa preveda come migliorare la società, in modo che quanto prescrive diventi sempre di più patrimonio comune dell'animo umano. Sapremmo e vorremmo misurarne l'efficacia nel tempo in termini di funzionalità verso l'unico vero obiettivo di giustizia: che ciascuno ami il prossimo suo come se stesso.

Edoardo Capulli

giovedì 25 ottobre 2007

La Costituzione contro la pena di morte

Dopo tutto il vento della civiltà soffia sempre in una terra come l'Italia. L'impegno dell'Italia contro la pena di morte mette tutti in riga. EC
Gazzetta Ufficiale N. 236 del 10 Ottobre 2007
LEGGE COSTITUZIONALE 2 Ottobre 2007 , n. 1
Modifica all'articolo 27 della Costituzione, concernente l'abolizione della pena di morte.
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica, con lamaggioranza dei due terzi dei rispettivi componenti, hanno approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga
la seguente legge costituzionale:Art. 1.1. Al quarto comma dell'articolo 27 della Costituzione le parole:", se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra" sonosoppresse.La presente legge costituzionale, munita del sigillo dello Stato,sara' inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi dellaRepubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlae di farla osservare come legge dello Stato.Data a Roma, addi' 2 ottobre 2007

NAPOLITANO
Prodi, Presidente del Consiglio deiMinistri
Visto, il Guardasigilli: Mastella
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LAVORI PREPARATORI
(Prima deliberazione)
Camera dei deputati (atto n. 193):
Presentato dall'on.le Boato ed altri il 28 aprile 2006.Assegnato alla I commissione (Affari costituzionali),in sede referente, il 6 giugno 2006 con pareri dellecommissioni II e IV.Esaminato dalla I commissione il 20, 25, 26 luglio 2006ed il 1° agosto 2006.Esaminato in aula il 9 ottobre 2006 e approvato in unTesto unificato con atti n. 523 (on. D'Elia ed altri) n.1175 (on. Mascia ed altri) n. 1231 (on. Piscitello edaltri) il 10 ottobre 2006.
Senato della Repubblica (atto n. 1084):
Assegnato alla 1ª commissione (Affari costituzionali),in sede referente, il 12 ottobre 2006 con pareri dellecommissioni 2ª e 4ª.Esaminato dalla 1ª commissione il 30 gennaio 2007; 7 e14 febbraio 2007; 6 marzo 2007.Esaminato in aula il 20 febbraio 2007; 6 marzo 2007 eapprovato il 7 marzo 2007.
(Seconda deliberazione)
Camera dei deputati (atto n. C. 193-523-1175-1231 B):
Assegnato alla I commissione (Affari costituzionali),in sede referente, il 13 marzo 2007.Esaminato dalla I commissione il 27 e 28 marzo 2007.Esaminato in aula il 19 aprile 2007 e approvato il 2maggio 2007.
Senato della Repubblica (atto n. 1084 B):
Assegnato alla 1ª commissione (Affari costituzionali),in sede referente, il 10 maggio 2007.Esaminato dalla 1ª commissione il 6 giugno 2007.Esaminato in aula e approvato il 25 settembre 2007..noteatr; Avvertenza:
Il testo della nota qui pubblicato e' stato redattodall'amministrazione competente per materia, ai sensidell'art. 10, comma 2, del testo unico delle disposizionisulla prumulgazione delle leggi, sull'emanazione deidecreti del Presidente della Repubblica e sullepubblicazioni ufficiali della repubblica italiana,approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare lalettura della disposizione di legge modificata e dellaquale restano invariati il valore e l'efficacia.
Nota all'art. 1:- Il testo dell'art. 27 della Costituzione, comemodificato dalla presente legge, e' il seguente:"Art. 27. - La responsabilita' penale e' personale.L'imputato non e' considerato colpevole sino allacondanna definitiva.Le pene non possono consistere in trattamenti contrarial senso di umanita' e devono tendere alla rieducazione delcondannato.Non e' ammessa la pena di morte.".

martedì 23 ottobre 2007

La prima azienda italiana

E' di questi giorni la pubblicazione di un rapporto che può farci capire qualche cosa, se non molto, del perché spesso non avvertiamo quell'alto livello di civiltà nelle leggi espresse dal nostro parlamento.

Il nome del rapporto è "SOS Impresa" ed è stato commissionato da Confesercenti. Attraverso Google news ho trovato un link alla pagina di PANORAMA che parla di questo documento:


Si spiega come le mafie fatturino circa 90 miliardi di Euro l'anno, il doppio della Fiat.
Detto questo mi chiedo: ma è mai possibile che un'azienda che fattura così tanto, la prima in assoluto in Italia, non abbia una forte influenza nella vita politica della nazione ?
C'è qualcuno che pensa ad esempio che la Fiat non abbia mai influenzato anche profondamente la politica italiana ? Credo nessuno !
Allora che dire di un'azienda che guadagna il doppio ?

Occhi aperti, italiani.

Edoardo Capulli

mercoledì 17 ottobre 2007

La Finanziaria e l'arbitrato per le P.A.

P.A. per chi non ama le sigle, significa Pubbliche Amministrazioni. L'arbitrato invece è una forma di risoluzione delle controversie mediante un "arbitro" (persona singola o collegio arbitrale).
Stamattina Google news proponeva una nota di informazione giuridica (http://www.giurdanella.it/7871), in cui si spiega come il disegno di legge Finanziaria per il 2008 vieti il ricorso a clausole compromissorie (leggi arbitrati) nei contratti di lavoro, servizi e forniture delle P.A. . Tale pratica, comune fino ad ora, diverrebbe illecito disciplinare e comporterebbe la responsabilità erariale (vedi danno erariale) di chi la attuasse.
La ragioni di questo sono scritte nella Relazione di accompagnamento al disegno di legge. Ne elenco brevemente alcune:
  1. la pesante e costante criticità rilevata nell'ultima relazione annuale, dall'Autorità di vigilanza sui contratti di lavori, servizi e forniture;
  2. il costo del giudizio arbitrale è significativamente più elevato del giudizio ordinario, prevedendosi cospicui compensi agli arbitri;
  3. ove non sia intervenuta transazione - (quasi sempre svantaggiosa per le amministrazioni ) - queste sono risultate soccombenti nella quasi totalità dei giudizi arbitrali, secondo una percentuale che si aggira intorno ai due terzi del totale, con costi molto alti;
  4. i lodi arbitrali (le decisioni degli arbitri) impugnati sono, a loro volta, nella gran parte, dichiarati nulli da parte della Corte d'Appello;
  5. solo pochi arbitrati si concludono entro il termine ordinario previsto per la pronuncia del lodo ed, anzi, in alcuni casi, i procedimenti hanno avuto una durata di 700 giorni per poi concludersi con un accordo transattivo.

Mi chiedo ancora una volta che bisogno ci sia di approvare una norma del genere all'interno delle Finanziaria 2008. Che fine ha fatto il Codice degli Appalti ? Perché una norma ordinaria che rappresenta un comportamento atteso con continuità negli anni a venire, deve trovare ospitalità solo nella Finanziaria ?

Mi sembra che la Finanziaria sia una grande occasione, per una classe politica spesso inefficiente, di mettere tutti gli ingredienti in pentola a far su un bel minestrone di norme miste. Pazienza se così complichiamo la vita a chi non saprà più dove leggere le norme alle quali questo Stato non molto civile, chiede di attenersi.

Edoardo Capulli

lunedì 15 ottobre 2007

Patto di stabilità per gli enti locali

Dire che molte leggi sono incomprensibili, significa affermare che sono scritte in termini non comprensibili a tutti quelli che le devono comprendere. Qui voglio parlare del Patto di Stabilità per gli Enti locali. Il primo è un insieme di vincoli che spinge nella direzione di ridurre la spesa ed aumentare le entrate (almeno dal 2007), i secondi sono principalmente i comuni, le province e le comunità montane. Il Patto di Stabilità viene stabilito dal Governo per tutte le pubbliche amministrazioni in modo che i conti dell'Italia tutta stiano dentro i parametri di Maastricht.
Se pare ragionevole stabilire regole diverse per differenti tipi di amministrazioni, tuttavia sembra poco pratico cambiare profondamente queste regole tutti gli anni. Entrando nel merito le regole sono spesso scritte in termini che ad essere gentili dovremmo definire illeggibili.
Scendiamo nel concreto, il Patto per il 2008 degli Enti locali. Ecco una piccola parte del testo del disegno di legge n°1818 in discussione al Senato (legge Finanziaria 2008) riguardo l'argomento:

"Art. 10.

(Modifiche al patto di stabilita` interno
degli enti locali)
1. Per gli anni 2008-2010 le disposizioni
che disciplinano il patto di stabilita` interno
degli enti locali di cui all’articolo 1 della
legge finanziaria 27 dicembre 2006, n. 296,
sono modificate e integrate come segue:
a) al comma 676 le parole: «per il triennio
2007-2009» sono sostituite dalle seguenti:
«per gli anni 2007-2010»;
b) al comma 677 le parole: «2007, 2008
e 2009» sono sostituite dalle seguenti:
«2007, 2008, 2009 e 2010»;
c) dopo il comma 678 e` aggiunto il seguente:
«678-bis. Per l’anno 2010 si applicano i
coefficienti stabiliti per l’anno 2009 ai sensi
del comma 678, fermi restando i dati triennali
originariamente assunti ai fini della
quantificazione della manovra.»;
d) dopo il comma 679 e` aggiunto il seguente:
«679-bis. Per gli anni 2008-2010 il concorso
alla manovra delle province e dei comuni,
determinato ai sensi dei commi 678
e 679, che presentano una media triennale
positiva per il periodo 2003-2005 del saldo
di cassa, calcolata ai sensi del comma 680,
e` pari a zero. Conseguentemente, gli obiettivi
programmatici di cui al comma 681 sono
pari al corrispondente saldo finanziario medio
del triennio 2003-2005 calcolato in termini
di competenza mista, costituito dalla
somma algebrica degli importi risultanti
dalla differenza tra accertamenti e impegni,
per la parte corrente, e dalla differenza tra
incassi e pagamenti per la parte in conto capitale,
al netto delle entrate derivanti dalla riscossione
di crediti e delle spese derivanti
dalla concessione di crediti.»;
e) il comma 681 e` sostituito dai seguenti:
«681. Per il rispetto degli obiettivi del
patto di stabilita` interno gli enti devono conseguire
un saldo finanziario in termini di
cassa e di competenza, per l’esercizio 2007,
e di sola competenza mista, per gli esercizi
2008, 2009 e 2010, pari al corrispondente
saldo medio del triennio 2003-2005 migliorato
della misura annualmente determinata
ai sensi del comma 678, lettera c), ovvero
dei commi 679 e 679-bis. Le maggiori entrate
derivanti dall’attuazione dei commi
142, 143 e 144 concorrono al conseguimento
degli obiettivi del patto di stabilita` interno.
681-bis. Per gli enti di cui al comma 679-
bis che presentano, nel triennio 2003-2005,
un valore medio delle entrate in conto capitale
derivanti dalla dismissione del patrimonio
immobiliare e mobiliare, non destinate
nel medesimo triennio all’estinzione anticipata
dei prestiti, superiore al 15 per cento
della media delle entrate finali, al netto delle
riscossioni di crediti, gli obiettivi programmatici
per gli anni 2008-2010 sono ridotti
di un importo pari alla differenza tra l’am-
montare dei proventi in eccesso al predetto
limite del 15 per cento e quello del contributo
annuo determinato ai sensi dei commi
678 e 679, a condizione che tale differenza
sia positiva. In caso di differenza pari a
zero o negativa gli obiettivi programmatici
restano determinati in misura pari al saldo finanziario
medio del triennio 2003-2005 calcolato
in termini di competenza mista.»;
f) al comma 683, al primo periodo, le
parole: «Ai fini del comma 686, il saldo finanziario
per ciascuno degli anni 2007,
2008 e 2009 e quello medio del triennio
2003-2005 sono calcolati, sia per la gestione
di competenza sia per quella di cassa,» sono
sostituite dalle seguenti: «Ai fini del comma
686, il saldo finanziario e quello medio del
triennio 2003-2005 sono calcolati, per l’anno
2007, sia per la gestione di competenza sia
per quella di cassa e, per gli anni 2008,
2009 e 2010, per la sola gestione di competenza
mista,»;
g) il comma 684 e` sostituito dal seguente:
«684. Il bilancio di previsione degli enti
locali ai quali si applicano le disposizioni
del patto di stabilita` interno deve essere approvato,
a decorrere dall’anno 2008, iscrivendo
le previsioni di entrata e di spesa di
parte corrente in misura tale che, unitamente
alle previsioni dei flussi di cassa di entrate e
spese di parte capitale, al netto delle riscossioni
e delle concessioni di crediti, sia garantito
il rispetto delle regole che disciplinano il
patto. A tal fine, gli enti locali sono tenuti ad
allegare al bilancio di previsione un apposito
prospetto contenente le previsioni di competenza
e di cassa degli aggregati rilevanti ai
fini del patto di stabilita` interno.»;
h) il comma 685 e` sostituito dal seguente:
«685. Per il monitoraggio degli adempimenti
relativi al patto di stabilita` interno e
per acquisire elementi informativi utili per
la finanza pubblica, le province e i comuni
con popolazione superiore a 5.000 abitanti

... omissis ..."


L'impianto vede quindi due assurdi:
1) un adempimento che ricorre tutti gli anni invece di essere inserito ad esempio in un titolo apposito all'interno del Testo Unico degli Enti locali, ed essere lì aggiornato, viene inserito in Finanziaria;
2) per trovare le regole del Patto di Stabilità del 2008, bisognerà andare a leggere la Finanziaria del 2007, così come modificata dalla Finanziaria 2008.

Infatti se ci avete fatto caso non si spiega e non si scrive di come funziona il Patto per il 2008, ma si appongono modifiche al Patto scritto per il 2007, nella Legge Finanziaria del 2007, facendo valere la cosa per il 2008: un delirio !
Fra anni un ignaro studente di diritto si chiederà come mai alcuni pezzi della legge Finanziaria 2007 siano stati modificati a fine anno. Come a dire facciamola lavorare ancora un po' la vecchia finanziaria. Per capire la nuova bisognerà leggera la vecchia.
Una preghiera a chi scrive la nostra Finanziaria, non parlo del Presidente del Consiglio o del Ministro dell'Economia ma di quei dirigenti e funzionari che gli prestano la penna: abbiate pietà dei Ragionieri dei circa 8100 comuni italiani, scrivete cose chiare ed usate in maniera appropriata lo strumento della norma per aggiungere chiarezza.

Edoardo CapulliEdoardo Capulli

sabato 13 ottobre 2007

Voto Enrico Letta

Da tanto penso a Veltroni come al leader che vorrei vedere alla guida dell'Italia: quindi domani voterò per il Partito Democratico e per Enrico Letta.
Non sono schizofrenico, la scelta è logica, chiara, europea: sono anni che voglio Veltroni a capo del governo, troppi anni. Come una ragazza che serissima ed a modo, pretende rispetto ma perde interesse per uno spasimante sempre e solo rispettosamente "a distanza", anche io avrei voluto più coraggio da Veltroni, non oggi ma un paio di anni or sono. Oggi per Veltroni è facile candidarsi, la strada è in discesa.
Meno facile lo è per Letta: se fossimo inglesi o francesi, questo quarantenne di grandi qualità e notevoli capacità, vincerebbe a mani basse. Lo merita certamente.
Quindi domani scendo in piazza per dare il mio voto ad Enrico Letta, giovane, preparato, capace, europeo come pochi altri, trasparente, coraggioso: da oggi è il suo momento.
La parola "voto" forse ha confuso da sempre gli italiani, ricordiamoci quindi che non si tratta del voto su cosa si sia fatto fino ad oggi di notevole (come il voto a scuola) ma di un mandato di fiducia a chi ci dia le migliori garanzie per il futuro.

Edoardo Capulli

venerdì 12 ottobre 2007

Welfare o della Previdenza sociale

Per dirla con le parole del comunicato della Fiom, Film e Uilm: "il Referendum approva la piattaforma". Secondo questa specifica fonte (una delle meno sospettabili) avrebbe votato oltre il 90% dei lavoratori, dichiarando un 88% di sì !
Bene, a posto così, il Governo e le parti sociali hanno l'appoggio di una grande maggioranza di cittadini sulla sostanza dell'accordo che hanno sottoscritto e che riguarda la nostra vita lavorativa e le tutele legate alla pensione.
Debbo dire che ho visto ben poca sostanza ed argomenti nella strategia dei fautori del no. Come a milioni di italiani mi sono stati messi in mano volantini od ho sentito dichiarazioni che criticavano l'accordo in termini sempre generici e poco concreti. Mai un esempio chiaro ed interessante, mai un dato dimostrabile ma sempre una sorta di suggestione ideologizzata del tipo "è contro i lavoratori, è contro i giovani". Insomma, la campagna del no ha fallito non già perché ha perso, lo avrebbe fatto comunque, nell'Italia di oggi ma perché non ha saputo raccogliere neppure quel poco che si prefiggeva di portare a casa. Il linguaggio della critica generalizzata e priva di contenuti, lo stesso che esce tutti i giorni dalla bocca dell'opposizione di turno sulla "nefasta" manovra del governo, sempre di turno, ha stufato.

Dall'altro lato vedo che anche i cosiddetti poteri forti, mai come in questi mesi incarnati con saggezza e capacità di visione del futuro, da Luca Cordero di Montezemolo, ubriacati da questa "vittoria" si lasciano andare ad esultanze fuori luogo. E' vero che l'accordo tra Governo e parti sociali ha l'appoggio della maggioranza dei cittadini ma è anche vero che sovrano è il popolo, attraverso il voto del Parlamento.

E' lecito fare lobby e ricordare ai parlamentari, anche a quelli di rifondazione che sarebbe poco "democratico" far prendere al Parlamento decisioni in palese contrasto con la maggioranza dei cittadini. Non è necessario e forse manca dello stile alto a cui Montezemolo di ha abituati, lasciarsi andare a dichiarazioni come: "Di modifiche non se ne parla proprio - e' già paradossale che se ne parli dopo quello che e' successo. E' un tema che non si pone: quando si firma un contratto il contratto e' firmato e il discorso e' finito".

Aiutiamo tutti il Parlamento a rispettare il volere degli Italiani ma ricordiamoci che il Governo propone ed il Parlamento può dire si, no o ni !

Edoardo Capulli

domenica 7 ottobre 2007

Aumenti per gli insegnati e gli amministrativi delle scuole

E' stato fatto l'accordo per gli aumenti degli stipendi degli insegnanti e gli amministrativi della scuola. Si parla rispettivamente di importi medi pari ad € 147 ed € 93.

Il ministro Fioroni sembra davvero occuparsi della scuola: qualche tempo fa una reprimenda sui professori fannulloni, poi un decreto su questo problema, a seguire il passaggio in ruolo di molti precari, la reintroduzione degli esami di riparazione ed ora gli aumenti. Verrebbe da dire il bastone e la carota, per di più nel giusto ordine dettato dal proverbio.

Certo l'aumento non va interpretato come potrebbe farlo un dipendente di una azienda privata, come un compenso per un lavoro migliore in termini qualitativi e di produttività. Qui i riferimenti sono di altro tipo, almeno a leggere quanto scritto a cadenza triennale dal Programme for International Student Assessment dell’Ocse. Questo istituto produce uno studio che mette a confronto la qualità dei sistemi scolastici di moltissimi paesi, misurando gli effetti che questi producono sui quindicenni. Devo dire che leggere i risultati non è facilissimo ma neppure impossibile: appare chiaro che la scuola italiana ne esce malconcia. Quindi l'aumento non è per dire: bravi, buon lavoro, continuate così ! Forse è per dire: da oggi si cambia registro, il primo passo lo fa il ministro ma le cose devono subito migliorare.

Se questa è la strategia, credo sia apprezzabile. Conosco bene la scuola per averci insegnato per circa due anni e per quanto mi riporta mia moglie che lavora in una segreteria. Io da giovane professore ne sono fuggito, afflitto da una prospettiva di frustrazione per l'appiattimento dei valori e l'assenza di meritocrazia per gli insegnanti. Dal quadro che emerge dalle parole dei molti amici che lavorano nella scuola, ci sono i tratti di un sistema in cui prevale l'assenteismo, l'impreparazione, l'omertà, una pressoché comune disattenzione delle regole minime del lavoro: come a dire in quindici anni nulla è migliorato.

Non emerge dalla scuola italiana, la figura dello studente, come quella centrale attorno alla quale lavorare. Emerge un sistema di ripartizione di pubblici stipendi, fatto spesso di manager, insegnanti ed impiegati carenti sul fronte delle specifiche qualità che il loro ruolo imporrebbe.

Più che nelle parole, avverto però come nei toni e nelle azioni del ministro attuale ci sia una vena di decisione e di impegno verso una scuola migliore: caso unico in questi tempi tribolati, l'ex ministro, Letizia Moratti, ha avuto parole di apprezzamento. Buon lavoro ministro, auguri.

Edoardo Capulli

sabato 6 ottobre 2007

Guidate più sicuri ?


Il 2 ottobre 2007 è stato approvato il decreto legge di riforma del Codice della strada per incrementare i livelli di sicurezza nella circolazione. Una Legge di Otto (8) articoli che modifica alcuni aspetti del Codice della Strada (D.Lgs. n° 285/1992) secondo la strategia messa in campo dal Governo che "intende contrastare e ridurre, anche con il contributo degli Enti territoriali e locali, il numero degli incidenti sulle strade, agendo su due fronti:
- la prevenzione degli incidenti attraverso la conoscenza dei rischi, la promozione di buone pratiche e le informazioni per una guida più sicura;
- l’inasprimento delle sanzioni per le violazioni accertate al codice della strada.
"

Faccio mediamente oltre 45.000 chilometri l'anno, quindi apprezzo molto misure che vadano nella giusta direzione. Solo mi preoccupa un po il fatto che in nessun documento nel dossier del Governo dedicato alla sicurezza stradale di parli in termini concreti ed operativi dell'azione di contrasto e sorveglianza delle forze dell'ordine e degli obblighi dei gestori delle strade.

Insomma la sicurezza stradale sembrerebbe nei fatti una questione da affrontare solamente mediante inasprimenti delle pene. Temo quasi che il Codice della Strada sia invece sempre di più un Codice delle sanzioni per la Guida.

Mancherebbe a mio avviso quella prospettiva binoculare che permetta di dare una tridimensionalità alla visione complessiva della materia. Manca chi debba far rispettare queste norme, alla Legge manca il braccio.

Credo che sia necessario responsabilizzare maggiormente i gestori delle strade che percorriamo, guidando per così dire "a casa loro". Diamogli mezzi per farla pagare cara ai furbetti del volante, ma inchiodiamoli di fronte alla loro responsabilità. Se ci facciamo male a casa di Tizio, perché Caio ci colpisce, chiediamo conto ad entrambi (od almeno possiamo farlo).

Un particolare ulteriore merita attenzione: all'Art. 6 del decreto si istituisce un Fondo contro l'incidentalità notturna del quale si spiega dettagliatamente la modalità di finanziamento (a prezzo di un maggior onere sanzionatorio per alcune infrazioni tra le ore 20 e le 7). La chiarezza sparisce del tutto quando di seguito si legge che "le risorse del fondo ... devono essere usate per le attività di contrasto all'incidentalità notturna": quali attività, se è lecito chiederlo ?

Impegnare gli organi e gli enti gestori in azioni chiare e tracciabili, questo è parlare, investire nelle forze di sorveglianza e non proporre solamente generiche affermazioni di principio, condivisibili ma che nessuno si prende mai la briga di tradurre in azioni concrete.

Edoardo Capulli

mercoledì 26 settembre 2007

Amato e le multe ai puttanieri !

Scusate ma il problema non era lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù di esseri umani ? Oggi pare che queste poverette, trasparenti alle forze dell'ordine del ministro Amato, siano anche colpevoli di far trasgredire il codice della strada ai guidatori nostrani.
Forse non sono i comici a voler togliere il mestiere ai politici, ma questi ultimi a rubarlo ai primi.
Non sappiamo proprio come fare a sconfiggere questa ignobile piaga, marchio di inciviltà e manifesto all'impotenza delle istituzioni ?
C'è qualcuno che voglia affrontare il problema in termini civili o che abbia il coraggio di dire le cose come stanno ? Forse dobbiamo essere europei solo per le questioni economiche, dato che su quelle la CEI non ha nulla da criticare ? Questo sembra essere un argomento da trattare solo in trasmissioni giornalistiche che invece di denunciare o proporre soluzioni, solleticano i bollenti ardori dell'audience.
Giustissimo far pagare ai clienti le loro colpe, gravi, anzi gravissime. Ma da un ministro autorevole, saggio e di esperienza come Amato, voglio sentire che si ha il coraggio di partire e subito con il piede giusto. I clienti sono complici dello sfruttamento, vengono meno ad un loro preciso dovere civile ed umano di aiutare queste poverette ed anzi approfittano del loro stato di schiave per i loro più abbietti e meschini bisogni di bestie.
Non ho nulla da dire contro la prostituzione in se, se esercitata per libera scelta e non per bisogno, se non che è una pratica da sconsigliare e certo non edificante !
Altrimenti pugno duro, contro i papponi, contro i puttanieri (non ditemi che dobbiamo pure essere carini con le parole con questi maiali) contro le forze dell'ordine che non riescono proprio a vedere quello che è sotto gli occhi di tutti !
Se le leggi sono inadeguate, signor ministro, cambiamole !
Edoardo Capulli